La sicurezza non può aspettare

Davide Vosti, Municipale e Capo Dicastero Finanze e Sicurezza pubblica del Comune di Verzasca
Quando scoppia un incendio, soprattutto nelle nostre valli, i primi minuti possono fare la diƯerenza.
È per questo che ritengo importante dare attenzione al ricorso presentato dai Corpi pompieri di categoria C (Alta Verzasca, Lavizzara, Valle Onsernone, Rovana e Monteggio). Il ricorso riguarda la decisione concernente i mezzi e i dispositivi di protezione previsti per questi Corpi e, in particolare, gli apparecchi per la protezione della respirazione, necessari per poter operare in presenza di fumo.
Non spetta a me entrare nelle valutazioni tecniche, che competono agli specialisti. Come responsabile politico della sicurezza pubblica di uno dei Comuni interessati, sento però il dovere di porre una domanda molto semplice: cosa succede nei minuti tra l'arrivo del Corpo pompieri di supporto locale (categoria C) e quello del Corpo pompieri del Centro di soccorso cantonale?
Pensiamo a un incendio in un'abitazione dell'Alta Verzasca, della Lavizzara, dell'Onsernone, della Rovana o nel territorio di Tresa. Oppure a una scuola, una casa anziani, un albergo o un ristorante.
Sono territori diversi tra loro, ma in ognuno di essi il Corpo di supporto locale può avere un ruolo importante nei primi minuti di un intervento. Nelle zone più discoste, inoltre, le distanze possono essere importanti e l'arrivo del Corpo pompieri del Centro di soccorso cantonale può richiedere del tempo.
Il Corpo di supporto locale può quindi essere il primo, e per diversi minuti anche l'unico, a intervenire sul posto. Se trova un edificio pieno di fumo e una persona ancora all'interno, però, senza gli apparecchi necessari non può entrare per soccorrerla e deve attendere l'arrivo del Corpo pompieri del Centro di soccorso cantonale. È proprio su questi minuti di attesa che dobbiamo interrogarci.
È questo, secondo me, il punto centrale.
Non si tratta di trasformare ogni piccolo Corpo pompieri in un grande centro di soccorso. Si tratta di capire se i mezzi a disposizione sono adeguati alla realtà del territorio, alle distanze e ai tempi necessari per l'arrivo del Corpo pompieri del Centro di soccorso cantonale.
Il ricorso solleva proprio questa questione e credo meriti attenzione.
Le nostre realtà sono diverse, ma condividono un aspetto importante: quando succede qualcosa, la rapidità del primo intervento può essere decisiva.
Non possiamo inoltre valutare la necessità di uno strumento soltanto in base a quante volte è servito in passato. Può non servire per anni, ma diventare fondamentale proprio nel momento in cui ce n'è davvero bisogno.
E dobbiamo pensare anche ai nostri pompieri. Sono donne e uomini che, quando suona l'allarme, lasciano quello che stanno facendo e intervengono per aiutare la popolazione. Se chiediamo loro di proteggerci, abbiamo il dovere di mettere anche loro nelle condizioni di operare in sicurezza.
Lo scopo di questo articolo è dare il giusto risalto a un tema importante per la sicurezza pubblica e contribuire a un confronto aperto e costruttivo, aƯinché le preoccupazioni espresse dai Corpi interessati possano essere ascoltate e approfondite.
Mi auguro quindi che il ricorso possa diventare un'occasione di dialogo con la Federazione Pompieri Ticino e con le altre parti coinvolte, per trovare insieme una soluzione che tenga conto sia dell'organizzazione cantonale sia delle esigenze concrete delle nostre realtà.
È prima che accada qualcosa di grave che dobbiamo chiederci se abbiamo fatto tutto il possibile per garantire un primo intervento eƯicace e sicuro.
Perché, quando si parla di sicurezza, aspettare può essere troppo tardi.



