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STEFANO DIAS

La paura è una trappola, la forza della Svizzera è sempre stata nei ponti, non nei muri

Stefano Dias - membro di comitato PVL Ticino
Foto TiPress
Fonte Stefano Dias
La paura è una trappola, la forza della Svizzera è sempre stata nei ponti, non nei muri
Stefano Dias - membro di comitato PVL Ticino

Il 14 giugno voterò NO. E voglio spiegarvi il perché. Sono svizzero per scelta e per percorso, nato qui nel 1984 da genitori immigrati. Sono cresciuto in questa terra, l'ho fatta mia, e proprio per questo capisco, profondamente, il sentimento di chi oggi si sente sopraffatto dai cambiamenti. La pressione sulle nostre infrastrutture, l'aumento del costo della vita, le sfide legate alla coesione sociale: non sono fantasie o speculazioni politiche, sono realtà concrete che molti di noi toccano con mano ogni giorno.

Ma comprendere una preoccupazione reale non significa accettare qualsiasi risposta. Dire di SÌ a questa iniziativa è la reazione più semplice, quella istintiva. Ma è anche quella sbagliata. Va esattamente nella direzione dell'oscurità che stiamo vedendo a livello globale in questi primi mesi del 2026: alimentare la diffidenza, costruire barriere, chiudersi in se stessi. Basta guardarsi intorno per capire dove sta portando questa strada nel resto del mondo. La paura è un sentimento umano e comprensibile, ma non può essere la nostra bussola. La paura è una trappola che blocca il futuro. Quello di cui abbiamo davvero bisogno non è un colpo di spugna, ma un intervento puntuale e strategico: dobbiamo potenziare le infrastrutture dove sono maggiormente sotto pressione, contrastare gli abusi sul mercato del lavoro in modo mirato e rafforzare i servizi essenziali per la popolazione.

Non ha alcun senso gettare al vento accordi solidi che gestiamo e da cui traiamo beneficio da un quarto di secolo, come i Bilaterali, per inseguire un'illusione. I dati parlano chiaro: una simile rottura rischierebbe paradossalmente di aumentare l'immigrazione irregolare, privandoci al contempo della fondamentale cooperazione in materia di sicurezza garantita dagli accordi di Schengen e Dublino. Isolarsi non significa proteggersi. Saper dialogare con i nostri vicini, far valere le nostre ragioni con fermezza, guardare al domani con intelligenza e apertura: questa è la Svizzera in cui credo e che voglio difendere. Quella Svizzera che ha sempre trovato la sua vera forza e la sua prosperità nell'essere un ponte, mai un muro.

Il 14 giugno non lasciamoci inghiottire dal timore del domani. Ragioniamo con la testa. Votiamo NO.

La luce in fondo al tunnel è a portata di mano, ma ci si arriva soltanto insieme, non da soli e con le porte sbarrate.


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