«La terra continua a tremare, a Calì cadaveri in decomposizione nelle strade»

Questa mattina alle 5.00, erano le 12 in Svizzera, una forte scossa di assestamento ha svegliato gli abitanti di Calì, già duramente provata dal terremoto di lunedì. La testimonianza di Maria Hart, cittadina svizzera che ha abitato a lungo a Lugano e che si trova in vacanza proprio a Calì.
Questa mattina alle 5.00, erano le 12 in Svizzera, una forte scossa di assestamento ha svegliato gli abitanti di Calì, già duramente provata dal terremoto di lunedì. La testimonianza di Maria Hart, cittadina svizzera che ha abitato a lungo a Lugano e che si trova in vacanza proprio a Calì.
CALÌ - di Gemma D'Urso
Questa mattina alle 5.00, erano le 12 in Svizzera, una forte scossa di assestamento ha svegliato gli abitanti di Calì, la terza città colombiana, già duramente provata dal terremoto di lunedì. Abbiamo raccolto la testimonianza di Maria Hart, una cittadina svizzera che ha risieduto durante anni a Lugano e che si trova in vacanza proprio a Calì.
«L’hotel dove risiedo, proprietà di uno svizzero originario di Zurigo, si è messo a tremare questa mattina verso le cinque e ci siamo precipitati fuori» ci racconta la donna ancora provata dal sisma che lunedì ha raso quasi totalmente al suolo la città di Pereira (nord ovest del paese) e ha provocato anche danni ingenti e vittime a Calì. «Qua è un disastro, ci sono tanti morti e per le strade rimangono corpi che iniziano ad andare in decomposizione per il grande caldo che imperversa in questa regione».
Maria si trova in Colombia, suo paese d’origine, da circa un mese. Ci spiega che l’albergo dove alloggia, «un edificio solido» ha retto bene alle scosse contrariamente a tante altre costruzioni della città: «La gente di qua ha un urgente bisogno di aiuto», dice, «e l’hotel ha aperto le sue porte a alcuni sfollati e si stanno organizzando dei gruppi di volontari che vanno in giro a scavare tra le macerie in cerca di qualche superstite. Sono appena state trovate morte una nonna che ha fatto da scudo alla nipotina. Mancano soccorritori, pompieri, la situazione è davvero drammatica. A Calì è crollato anche un ospedale e potrebbero esserci altre vittime, di cui anche bambini, sotto le macerie».
«Le necessità sono tante in un paese dove vi è ancora tanta povertà»
Maria il cui volo di rientro è fissato per il 20 agosto lancia un appello: «Qua ci sono tante persone povere soprattutto bambini e le necessità sono tante. La direzione dell’albergo ha predisposto una raccolta fondi poiché ci vogliono soprattutto soldi per comperare cibo, medicinali, cose di prima necessità. Menomale che la solidarietà tra la gente è grande in questo paese dove vige ancora tanta povertà e dove i bimbi abbandonati sono molti».
Maria ci confessa di aspettare il giorno del ritorno con impazienza: «È così triste vivere un evento di questa dimensione. Il terremoto ha sorpassato in intensità quello successo due mesi fa in Venezuela, ci sono ancora tanti dispersi e il numero delle vittime è destinato a salire».
Il sisma del 10 agosto, di magnitudo 7,4, si è verificato alle 7.34 della mattina (14.34 alle nostre latitudini) ed è stato avvertito in gran parte del paese, in Venezuela e in Ecuador. Finora i morti accertati sono circa 240, ma continueranno a salire visto che i dispersi sono ancora tanti e in alcune regioni montuose i soccorsi sono difficoltosi. Il terremoto ha provocato gravi danni ad ospedali, aeroporti e strade nei dipartimenti di Chocò, Caldas, Risaralda e Valle del Cauca. La città più duramente colpita è quella di Pereira il cui sindaco ha evocato una distruzione ingente. La Confederazione svizzera ha stanziato un credito di un milione di franchi a favore della Colombia.








