«Salvare la rivoluzione è la maggiore sfida della nostra generazione»

Il presidente cubano Diaz-Canel chiama alla mobilitazione internazionale contro le crescenti pressioni economiche e politiche sull'isola.
L'AVANA - "Salvare la Rivoluzione cubana da una delle minacce più gravi che abbia affrontato in 67 anni è la più grande sfida della nostra generazione".
Questo il principale appello fatto dal presidente di Cuba Diaz-Canel nel suo discorso di apertura alla Conferenza internazionale sulla "eredità e il futuro" dell'opera di Fidel Castro organizzata a L'Avana in occasione delle celebrazioni per il centenario del leader della rivoluzione.
Rivolto ai 1.500 delegati giunti da 63 Paesi Diaz-Canel ha ringraziato il loro "atto di coraggio e coerenza" affermando che "venire a Cuba oggi, nel mezzo dell'intensificarsi del blocco e dell'ostilità imperialista, è un gesto di solidarietà militante che onora l'eredità di Fidel".
Il presidente cubano ha quindi espresso una forte rivendicazione dei progressi apportati a Cuba dalla rivoluzione fin dai suoi primi anni parlando della "trasformazione più radicale del XX secolo in questa parte del mondo".
"Seicentomila cubani qualificati erano disoccupati, tre milioni di persone non avevano accesso all'elettricità, la metà della popolazione viveva in baracche, il 37,5% dei cubani era analfabeta", ha ricordato tra le altre cose.
Rispetto a quel punto di partenza Diaz-Canel ha rivendicato che oggi Cuba "ha sradicato l'analfabetismo" ed è "il Paese con la più alta aspettativa di vita nelle Americhe, pari a 77,7 anni".
Il successore di Fidel e Raul Castro alla presidenza cubana è quindi tornato a denunciare "la furia imperialista" Usa che si è abbattuta sull'isola con l'inasprimento dell'embargo economico ed energetico ordinato dal governo Usa di Donald Trump.
"Un genocidio calcolato millimetricamente", lo ha definito Diaz-Canel, che ha concluso il suo discorso affermando nonostante tutto che "la crisi sistemica del capitalismo ha raggiunto il suo punto più acuto".



