L'alba rivela la drammaticità della distruzione. Caracas devastata

Il caos e la paura aggravano la crisi umanitaria dopo i forti terremoti.
Il caos e la paura aggravano la crisi umanitaria dopo i forti terremoti.
CARACAS - Con le prime luci dell'alba l'entità del terribile terremoto che ha colpito il Caracas si mostra in tutta la sua drammaticità. Il sole è sorto sul Venezuela alle 6 del mattino (ora locale), illuminando le città devastate. Intanto iniziano a circolare su X le prime foto e i video della catastrofe. Lo Stato federale più colpito è stato La Guaira, sulla costa caraibica, dove si trovano anche l’aeroporto internazionale e il principale porto marittimo del Paese. Solo in questa regione, secondo le autorità, decine di edifici sono crollati mercoledì sera e numerose persone sono rimaste sepolte. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza.
Oltre 10.000 persone risultano disperse. Lo riferisce Sky News, che riporta quanto emerge da un sito web creato per rintracciare le persone scomparse condiviso online sui social dai leader dell'opposizione venezuelana.
I soccorritori lavorano a mani nude
L’aiuto internazionale è urgentemente necessario: il Paese, infatti, non sembra essere stato preparato a una tragedia di questa portata. «Molti soccorritori della protezione civile ci hanno detto che lavorano con le mani, persino con le unghie. Man mano arrivano attrezzature e strumenti, ma non sono sufficienti», ha riferito da Caracas la corrispondente dell’emittente spagnola RTVE, Carolina Alcalde. Le squadre di soccorso hanno operato per tutta la notte e sono ormai completamente esauste.
All’alba, tuttavia, le operazioni sono riprese senza sosta, nonostante la stanchezza. Le immagini televisive mostrano soccorritori privi di adeguati dispositivi di sicurezza, spesso costretti a spostare pietre e detriti a mani nude o con semplici pale, nel tentativo di raggiungere i sepolti. "Durante la notte ho sentito molte persone gridare aiuto tra le macerie", ha raccontato il giovane Luis Reyes a RTVE. Una donna sotto shock ha dichiarato davanti alle telecamere: «È stato come vivere un film dell’orrore».
Il sisma in un giorno festivo
I terremoti, di magnitudo 7,2 e 7,5 secondo l’osservatorio sismico statunitense USGS, si sono verificati intorno alle 18.00 ora locale, in un giorno festivo. Molte persone si trovavano quindi in casa o all’aperto. Il 24 giugno il Venezuela celebra la battaglia di Carabobo contro il dominio coloniale spagnolo nel 1821. "Sono in corso intense operazioni di soccorso per salvare le vite che Dio ci permette di salvare", ha dichiarato la presidente.
Rodríguez ha definito l’evento una tragedia e un terremoto "di portata mai vista prima" nel Paese. Scosse di simile intensità non si registravano dal 1900. Decine di scosse di assestamento hanno continuato a seminare il panico nelle strade. Le vibrazioni sono state avvertite anche nei Paesi vicini, Brasile e Colombia, senza che si segnalassero inizialmente danni rilevanti.
Si teme un aumento delle vittime
Un modello di calcolo dell’USGS indica che il numero delle vittime potrebbe aumentare. Non sono ancora disponibili dati ufficiali sui dispersi, ma su siti creati dopo il terremoto e sui social media circolano elenchi con i nomi delle persone cercate dai familiari. Secondo queste informazioni, il giorno successivo alla catastrofe risultavano circa 12.000 dispersi, un dato tuttavia non verificabile.
In molte aree, le forniture di elettricità e acqua sono state interrotte. Anche le reti di telefonia mobile e internet funzionano a intermittenza, secondo quanto riferito dai residenti. Il traffico ferroviario è stato sospeso, l’aeroporto internazionale chiuso per i danni subiti e la metropolitana di Caracas ha interrotto il servizio. Le scuole restano chiuse.
Il Paese, ricco di petrolio, attraversa una fase di forte instabilità politica. A gennaio, l’esercito statunitense ha catturato il leader Nicolás Maduro, trasferendolo negli Stati Uniti. Rodríguez ricopre attualmente il ruolo di presidente ad interim.
Due forti scosse in meno di un minuto
Secondo l’USGS, tra le due scosse principali sono trascorsi appena 39 secondi. Il primo terremoto si è verificato mercoledì alle 18.04 ora locale (00.04 ora svizzera di giovedì), a 24 chilometri a est di San Felipe, nel nord-ovest del Paese, a una profondità di 21,9 chilometri. Il secondo, più potente, ha avuto origine pochi chilometri più a nord e a una profondità di circa dieci chilometri. Proprio la minore profondità potrebbe averne amplificato gli effetti.
Nelle città relativamente vicine di Puerto Cabello e San Felipe vivono, secondo l’USGS, poco più di 400.000 persone. Anche qui si segnalano crolli e danni ingenti. Il modello automatico dell’USGS, basato sull’intensità del sisma e sulla densità abitativa, indica un’altissima probabilità di oltre 1.000 vittime.
Caracas, da cui sono arrivate le prime immagini e notizie, si trova a circa 200 chilometri a est dell’epicentro. Anche nella capitale e in diversi Stati del nord si registrano danni significativi, come ha confermato Rodríguez.
Promesse di aiuto internazionale
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha assicurato un rapido intervento. Sulla piattaforma Truth Social ha dichiarato di aver ordinato a tutte le autorità competenti di prepararsi a intervenire immediatamente. "Saremo lì per i nostri nuovi e straordinari amici", ha scritto, probabilmente riferendosi al governo di transizione a Caracas. Il ministro degli Esteri Marco Rubio ha aggiunto che sono già in partenza squadre di ricerca e soccorso, oltre ad aiuti umanitari e medici.
Testimonianze: "Non ho mai avuto così tanta paura"
Online circolano numerosi video che documentano edifici danneggiati e altri gravi effetti del sisma, compresi quelli all’aeroporto internazionale. Riprese verificate dall’agenzia tedesca dpa mostrano soffitti e parti di edifici che crollano mentre le persone fuggono dai terminal.
I residenti di Caracas raccontano scene di distruzione. "Non ho mai avuto così tanta paura in vita mia, è stato terribile", ha dichiarato una donna di 57 anni. "Vicino a noi sono crollati due grattacieli, nell’edificio accanto mancano intere pareti." Il suo palazzo è rimasto in gran parte intatto, ma nel suo appartamento mobili e quadri sono caduti.
Anche un abitante nei pressi di Maracay, a circa 100 chilometri dall’epicentro, ha descritto scosse violentissime: "Ero seduto in auto e la vettura oscillava avanti e indietro come un foglio di carta."
Da La Guaira, José Rolón ha raccontato a RTVE: "Molte case sono completamente crollate. Anche la mia è inabitabile." Nelle strade si vedono persone in lacrime, altre che tentano saccheggi e persino cadaveri. "Non ci sono informazioni di alcun tipo. Siamo abbandonati al nostro destino. È come se lo Stato non esistesse", ha denunciato.









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