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MENDRISIO

Corteo anti-Vannacci, il Comune stralcia la fattura ma l'MPS... la rivuole

Per portare la questione davanti al Consiglio di Stato, in difesa della libertà di manifestazione: «I diritti democratici non possono diventare diritti “a pagamento”».
Corteo anti-Vannacci, il Comune stralcia la fattura ma l'MPS... la rivuole
Ti-press
Fonte MPS
Corteo anti-Vannacci, il Comune stralcia la fattura ma l'MPS... la rivuole
Per portare la questione davanti al Consiglio di Stato, in difesa della libertà di manifestazione: «I diritti democratici non possono diventare diritti “a pagamento”».

MENDRISIO - Il Movimento per il Socialismo (MPS) non accetta che la vertenza con il Municipio di Mendrisio venga chiusa senza un pronunciamento nel merito. Lo ha messo nero su bianco in ua raccomandata sottoposta al Consiglio di Stato, che fa seguito al ricorso depositato lo scorso giugno.

Tutto nasce, lo ricordiamo dalla manifestazione contro il generale Roberto Vannacci - ospite dell'hotel Coronado per un comizio - autorizzata dallo stesso Comune e svoltasi a Mendrisio il 28 gennaio scorso. Con qualche tafferuglio.

Dopo l'evento, il Comune aveva fatturato all'MPS oltre 600 franchi per il servizio di gestione del traffico allestito per l'occasione. Il movimento ha reclamato, ma il Municipio ha respinto il reclamo l'8 maggio, spingendo l'MPS al ricorso il 15 giugno.

A fine luglio il Municipio ha deciso di cambiare approccio: revocando parzialmente l'autorizzazione e stralciato la fattura, chiedendo che il ricorso venga dichiarato «privo di oggetto» e archiviato, «senza spese a suo carico».

Dietro questo gesto apparentemente conciliante si nasconderebbe, secondo l'MPS, un'ammissione: il servizio giuridico comunale avrebbe riconosciuto che la gestione del traffico è un compito ordinario di polizia, da garantire gratuitamente, e che la fattura costituiva una restrizione ingiustificata della libertà di riunione.

«Il Comune ha revocato la fattura, riconoscendo di fatto l'assenza di una base legale sufficiente», scrive l'MPS in una nota che accompagna la diffusione ai media della missiva al Governo. «Ma oggi chiede che la causa venga stralciata senza alcun pronunciamento sul merito. La revoca tardiva di un atto contestato non può diventare il modo attraverso il quale un'autorità evita che venga verificata la legittimità della propria prassi».

Da qui l'opposizione all'archiviazione: se il Consiglio di Stato chiudesse la pratica senza decidere, il Municipio momò potrebbe ripetere la prassi con altri organizzatori. L'MPS invoca anche il diritto a un ricorso effettivo «sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo».

«I diritti democratici non possono diventare diritti “a pagamento”», sottolinea il movimento: «la libertà di riunione non può essere considerata un diritto puramente formale». Lo Stato dovrebbe mettere gratuitamente a disposizione i servizi necessari, pena un effetto dissuasivo che colpisce soprattutto le realtà con meno risorse.

Il movimento chiede quindi al Consiglio di Stato di riattivare la procedura, pronunciarsi nel merito e porre le spese a carico del Comune di Mendrisio.

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