Una telefonata dal Governo può fare la differenza? Il caso Zali riaccende il dibattito

Con un'interpellanza Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia chiedono maggiore trasparenza e regole chiare sulle raccomandazioni istituzionali.
Con un'interpellanza Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia chiedono maggiore trasparenza e regole chiare sulle raccomandazioni istituzionali.
BELLINZONA - Curriculum o conoscenze? La domanda, volutamente scomoda, torna sul tavolo dopo la vicenda delle e-mail inviate da Claudio Zali a sostegno della candidatura di una sua conoscente per un posto all’Ente ospedaliero cantonale (EOC). Quando a segnalare un candidato è un consigliere di Stato, la raccomandazione resta davvero soltanto una raccomandazione? O il ruolo istituzionale di chi la formula finisce inevitabilmente per darle un peso diverso? È questo il nodo al centro di un’interpellanza che chiede al Governo di fare chiarezza su una pratica delicata e, soprattutto, sulle regole che dovrebbero governarla.
Un caso che rischia così di aprire una questione ben più ampia della singola vicenda: quanto spazio hanno, nelle assunzioni pubbliche e parapubbliche, le segnalazioni personali e le conoscenze? E quali garanzie impediscono che una candidatura sostenuta dall’alto possa partire con un vantaggio rispetto alle altre? Perché, al di là dell’esito concreto della procedura, è in gioco anche la percezione di imparzialità del sistema e, con essa, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
L'interpellanza
A sollevare formalmente la questione è un’interpellanza firmata da Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia (PVL), dal titolo provocatorio: «Nel Cantone Ticino conta il curriculum o la rubrica telefonica?». Nel mirino ci sono le segnalazioni personali da parte dei membri del Governo nelle procedure di assunzione: quali sono le regole e quale, invece, la prassi?
L’atto parlamentare arriva a seguito della «timida reazione del Consiglio di Stato di fronte al comportamento del consigliere di Stato Zali». Da qui il dubbio che non si tratti necessariamente di un episodio isolato. Spontaneo è dunque «chiedersi se segnalazioni, sollecitazioni o interventi a favore di singoli candidati da parte di membri del Governo costituiscano un episodio isolato oppure rientrino in una prassi più ampia. Proprio per questo appare legittimo chiedere se il Governo disponga di indicazioni, regole o criteri condivisi che disciplinino tali interventi e garantiscano che le procedure di selezione avvengano nel rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza e parità di trattamento».
Da qui una domanda di fondo: nell’ambito delle assunzioni presso enti pubblici e parapubblici, quanto peso possono avere le segnalazioni provenienti da membri del Governo e quali meccanismi assicurano che esse non determinino un trattamento diverso tra i candidati?
«Il problema? Il ruolo istituzionale»
Il problema, sottolineano i firmatari, non riguarda necessariamente le intenzioni di chi interviene né implica automaticamente che una procedura venga alterata. Ma il ruolo istituzionale conferisce inevitabilmente un peso particolare alla segnalazione. Nel testo viene infatti evidenziato che «quando una segnalazione o una raccomandazione proviene da un membro del Governo, il suo ruolo istituzionale può conferire a tale intervento un peso particolare, anche indipendentemente dalle intenzioni di chi lo effettua e dall’esito concreto della procedura di selezione».
Per questo occorre chiarire se «tali interventi siano disciplinati da regole precise, se siano oggetto di una prassi consolidata e quali garanzie siano previste affinché tutti i candidati siano sottoposti ai medesimi criteri di valutazione. La trasparenza su questi aspetti è essenziale non soltanto per tutelare i candidati, ma anche per preservare la credibilità delle istituzioni e degli enti pubblici coinvolti».
Cinque domande
Le domande rivolte al Governo sono concrete. «È consuetudine che i consiglieri di Stato effettuino segnalazioni o raccomandazioni personali a favore di candidati nell’ambito di procedure di assunzione presso l’Amministrazione cantonale, l’EOC o altri enti pubblici e parapubblici? E il Consiglio di Stato dispone di dati sulla frequenza di tali interventi negli ultimi cinque anni?».
Si chiede inoltre quali regole disciplinino queste segnalazioni, come vengano gestite dagli organi responsabili delle assunzioni, se siano comunicate alle commissioni incaricate della selezione e se vengano registrate. Ma soprattutto quali garanzie esistano affinché una segnalazione proveniente da un membro del Governo non comporti, anche soltanto sul piano percettivo, un trattamento privilegiato rispetto agli altri candidati.
Una questione tutt’altro che secondaria, poiché anche senza pressioni esplicite, una raccomandazione proveniente da un consigliere di Stato non può essere considerata alla stregua di una segnalazione qualsiasi. Il punto, quindi, non è soltanto stabilire se vi sia stata un’ingerenza, ma capire quali regole esistano per evitarla e garantire che tutti i candidati siano valutati secondo criteri professionali, trasparenti e uniformi.
Segnalazioni che sono una consuetudine?
Al Governo vengono quindi chieste risposte «in tempi brevi» per fare chiarezza «su una questione che va oltre la singola vicenda e che concerne direttamente i principi di imparzialità, trasparenza, parità di trattamento e fiducia dei cittadini nelle procedure di assunzione del settore pubblico e parapubblico». Per i firmatari è opportuno «chiarire se e in quale misura sia consuetudine che membri del Governo segnalino o sostengano candidature di persone che conoscono personalmente».
I due deputati precisano comunque di non voler equiparare automaticamente ogni segnalazione a un’ingerenza: «Una segnalazione personale non implica necessariamente un intervento improprio né significa, di per sé, che una procedura di selezione sia stata condizionata. Tuttavia, considerato il ruolo istituzionale di un Consigliere di Stato, è legittimo chiedersi quali siano le regole applicabili e quali garanzie assicurino che tutte le candidature siano valutate secondo criteri trasparenti e uniformi».




