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«Un salario minimo davvero dignitoso sarà presto realtà». O forse no?

Nonostante l'accordo politico e l'assenza di referendum, una legge federale potrebbe escludere dal beneficio circa 4’000 dei 23’000 beneficiari previsti.
«Un salario minimo davvero dignitoso sarà presto realtà». O forse no?
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«Un salario minimo davvero dignitoso sarà presto realtà». O forse no?
Nonostante l'accordo politico e l'assenza di referendum, una legge federale potrebbe escludere dal beneficio circa 4’000 dei 23’000 beneficiari previsti.

BELLINZONA - «Il Ticino si prepara a introdurre un salario minimo considerato davvero dignitoso». Ieri, lunedì 7 settembre 2026, Fabrizio Sirica, copresidente del Partito Socialista e primo firmatario del "Salario minimo sociale", ha ufficialmente ritirato l’iniziativa popolare. Il ritiro era previsto dall’accordo politico raggiunto tra i partiti nell’ambito del compromesso sul controprogetto.

La decisione segue l’assenza di referendum e ricorsi contro le modifiche legislative approvate dal Parlamento il 20 aprile 2026. Di conseguenza, non sarà necessaria una votazione popolare e il nuovo salario minimo entrerà presto in vigore.

Questi, in Ticino, raggiungerà la fascia tra 21.75 e 22.25 franchi l’ora entro il 2029, con un aumento di 1.75 franchi rispetto all’attuale. Il cambiamento avrà un impatto diretto su circa 23’000 lavoratrici e lavoratori a basso reddito, che vedranno migliorare il proprio stipendio mensile di almeno 316 franchi. Il Partito Socialista ha espresso grande soddisfazione per il risultato ottenuto.

Tuttavia, fa sapere il PS, la piena applicazione della nuova legge rischia di essere compromessa da una decisione adottata dalle camere federali a giugno 2026. Il riferimento è al disegno di legge derivante dalla cosiddetta "mozione Ettlin", che prevede la priorità dei salari fissati nei contratti collettivi dichiarati di obbligatorietà generale rispetto a quelli stabiliti dai Cantoni.

Se la misura dovesse entrare in vigore, viene precisato, circa 4’000 dei 23’000 beneficiari previsti - in particolare lavoratrici e lavoratori del settore della ristorazione e dell’alberghiero, il 67% dei quali residenti in Ticino - rischierebbero di non ricevere l’aumento previsto. Secondo il Partito Socialista, ciò rappresenterebbe una violazione delle competenze cantonali in materia di politica sociale e un attacco al federalismo.

Per questo motivo, il PS Ticino annuncia che la sua battaglia non è conclusa e invita la popolazione a sostenere il referendum attualmente attivo sul tema.

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