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«La crisi climatica è qui e ora, anche in Ticino»

Verdi, PVL e PS, insieme ad alcune associazioni ambientaliste e a un medico, hanno lanciato un appello al Gran Consiglio in vista della discussione del Piano energetico e climatico cantonale.
«La crisi climatica è qui e ora, anche in Ticino»
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«La crisi climatica è qui e ora, anche in Ticino»
Verdi, PVL e PS, insieme ad alcune associazioni ambientaliste e a un medico, hanno lanciato un appello al Gran Consiglio in vista della discussione del Piano energetico e climatico cantonale.

BELLINZONA - In una conferenza stampa congiunta che ha avuto luogo questa mattina a Bellinzona, alcuni partiti (Verdi, PVL e PS), associazioni ambientaliste (WWF, Anziane per il clima) e un medico hanno lanciato un appello al Gran Consiglio ticinese in vista della discussione in Parlamento del Piano Energetico e Climatico Cantonale.

«Il piano è fondamentale per il futuro energetico e climatico ticinese. Si tratta di un'opportunità storica da non perdere. La crisi climatica causata dall’uomo è qui e ora, anche in Ticino», si legge nella nota stampa odierna. Il collettivo cita poi svariati dati e alcuni allarmanti avvenimenti passati:

- Le tragiche alluvioni della valle Maggia (7 vittime e 100 milioni di danni) e del Moesano (2 vittime e 85 milioni di danni) nel 2024 si inseriscono bene nel contesto di un’intensità in crescita delle precipitazioni forti, specie su breve durata, causate dal mutamento climatico.

- Le forti grandinate del Locarnese (chicchi fino a 7 cm) e del Mendrisiotto (chicchi fino a 6 cm) nell'arco di 3 anni hanno causato danni per 300 milioni e rispettivamente 100-150 milioni. L’aumento dei chicchi di grandi dimensioni è molto probabilmente anch’esso legato al mutamento climatico.

- In Ticino si possono stimare statisticamente 750-1'000 morti premature dal 2003 ad oggi (24 anni) dovute al caldo, 50-100 annue negli anni più caldi come nel 2026.

Estate 2026
- La più calda mai misurata in Ticino: 4 ondate canicolari, 35-57 giorni di canicola, record di giorni e notti tropicali.

- Una delle estati più secche fino al 20 agosto (la più secca in assoluto a nord delle Alpi)

- Molti incendi di piccole dimensioni causate dalla forte siccità combinata con fulmini

- Aumento dei ricoveri negli ospedali ticinesi dell’EOC (per la prima volta da quest’anno viene classificato il ricovero o il decesso dovuto al caldo): solo fino al 28 giugno, 964 ricoveri in pronto soccorso.

- Produzione in generale molto scarsa di fieno e diverse problematiche sugli alpeggi sia per la mancanza di erba che di acqua (scorte invernali anticipate). Anche nel campo agricolo, laddove non era possibile irrigare, grosse perdite produttive.

- 15 Comuni ticinesi interessati da restrizioni vere e proprie dell’uso dell’acqua potabile

- Ampie fasce del bosco ticinese, che svolgono anche la funzione di bosco di protezione, sono state sottoposte ad uno stress siccitoso preoccupante.

- Ecosistemi fluviali devastati dalla siccità e dalle elevate temperature dell’acqua.

- Riduzione del 60% della produzione idroelettrica estiva (fortunatamente compensata in parte dal successo del fotovoltaico)

«Per quanto riguarda la temperatura si tratta di un’estate che era estrema o quasi impossibile un tempo, ma che ormai si prevede possa ripresentarsi ogni 10-25 anni oggi. Mentre in un mondo a +3°C avere massime fino ai 45°C sarà la normalità, come indicato negli scenari climatici di MeteoSvizzera».

«Ticino impreparato. È necessaria un'azione rapida e decisa»
Per il collettivo di partiti e associazioni ambientaliste «è quindi necessaria un’azione decisa e rapida per ridurre le nostre emissioni di gas serra e fare tutto il possibile per limitare il riscaldamento globale ad al massimo +2°C. Perché ogni decimo di grado supplementare fa lievitare i danni, e perché un paese ricco e tecnologico come la Svizzera deve fare la sua parte nello sforzo globale». Tuttavia, «contemporaneamente dobbiamo anche adattarci al cambiamento climatico già osservato e quello che arriverà nei prossimi anni dotandoci di un piano di adattamento, perché il mutamento climatico già raggiunto e quello che arriverà è in parte irreversibile. Bisogna quindi imparare a conviverci e il Ticino fino ad ora si è dimostrato piuttosto impreparato, con una popolazione non sufficientemente protetta».

In questo contesto il Piano Energetico e Climatico Cantonale (PECC), che sarà discusso e votato nella seduta del Gran Consiglio del 14 settembre, è un’opportunità storica per il Ticino che non va sprecata. Oltre a dare un apporto alla limitazione del riscaldamento climatico globale, che impatta direttamente il benessere delle future generazioni, e a consentirci di adattarci a un clima che cambia, delinea la necessaria transizione energetica.

Ecco perché si chiede al Gran Consiglio di:
- non indebolire ulteriormente il rapporto di maggioranza sul PECC, in particolare in relazione al fotovoltaico (in caso di risanamento del tetto e nel caso di tetti di grandi dimensioni) e al passaggio a sistemi rinnovabili in caso di sostituzione del sistema riscaldamento basato su fonti fossili.

- approvare le varianti della Legge sull’energia (LEn) cantonale proposte dal Consiglio di Stato su fotovoltaico e sostituzione del fossile ma modificate dal rapporto di maggioranza commissionale (emendamenti al rapporto di maggioranza).

- migliorare la proposta del Consiglio di Stato e approvare gli emendamenti al decreto legislativo per accelerare l’adattamento al mutamento climatico e sviluppare tramite progetti pilota lo stoccaggio stagionale di energia rinnovabile.

«Le decisioni politiche di oggi avranno delle conseguenze importanti sul Cantone Ticino di domani», conclude la nota stampa. «L’assunzione di responsabilità politica verso le future generazioni deve essere un esempio di sensibilità trasversale e indipendente dal campo partitico di appartenenza».

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