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Siccità sempre più frequente: «Quale strategia?»

L'interrogazione di Giulia Petralli
Siccità sempre più frequente: «Quale strategia?»
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Fonte Interrogazione Giulia Petralli
Siccità sempre più frequente: «Quale strategia?»
L'interrogazione di Giulia Petralli

BELLINZONA - Periodi di siccità sempre più lunghi e intensi, alternati a precipitazioni violente e concentrate in poche ore. È il nuovo scenario con cui il Ticino deve fare i conti secondo Giulia Petralli (Verdi del Ticino), che in un’interrogazione al Consiglio di Stato chiede al Governo una strategia cantonale per affrontare quella che definisce una trasformazione ormai strutturale del ciclo dell’acqua.

«Non si tratta più di fenomeni eccezionali, bensì di una trasformazione del ciclo dell'acqua legata ai cambiamenti climatici», si legge nel documento. Piove meno frequentemente, ma con maggiore intensità, mentre aumentano i periodi asciutti. Una parte crescente delle precipitazioni «viene rapidamente convogliata verso valle senza riuscire ad alimentare adeguatamente suoli, falde acquifere ed ecosistemi».

Le conseguenze - sottolinea Petralli insieme ai cofirmatari Samantha Bourgoin, Matteo Buzzi, Marco Noi, Nara Valsangiacomo - sono già evidenti: corsi d’acqua in sofferenza, riduzione delle riserve idriche nelle falde e nelle sorgenti, difficoltà per l’agricoltura e stress idrico per i boschi. Ma la siccità è anche un problema per biodiversità, alpeggi, energia e protezione dai pericoli naturali.

«La gestione delle emergenze non basta più»
Per i firmatari, «la semplice gestione delle emergenze non è più sufficiente». Serve invece una strategia di adattamento in grado di aumentare la resilienza del territorio e garantire nel lungo periodo la sicurezza idrica del cantone.

Nell’interrogazione viene richiamata anche l’analisi dei rischi climatici dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), secondo cui la siccità estiva è uno dei rischi climatici in più rapida crescita per la Svizzera e potrebbe aggravarsi nei prossimi decenni. La combinazione tra lunghi periodi asciutti e precipitazioni sempre più intense rende inoltre più vulnerabili ecosistemi e infrastrutture.

Da qui l’idea di «ripensare le modalità con cui il territorio trattiene e gestisce la risorsa idrica». Tra le possibilità indicate figurano piccoli e medi bacini di accumulo, laghetti artificiali, il ripristino delle zone umide e sistemi di infiltrazione controllata. L’obiettivo è trattenere una parte dell’acqua durante i temporali, favorendo al contempo la ricarica delle falde.

Dalle «città spugna» ai boschi
Petralli guarda anche al modello delle «città spugna», attraverso superfici permeabili, infrastrutture verdi, tetti verdi, aree di infiltrazione e sistemi di drenaggio sostenibile. Misure che potrebbero rallentare il deflusso delle acque meteoriche, ridurre il rischio di allagamenti e aumentare la disponibilità d’acqua nei periodi di siccità.

L’interrogazione chiede inoltre al Governo se abbia valutato nuovi bacini di accumulo e altre opere multifunzionali per immagazzinare l’acqua nei periodi più piovosi. E ancora: se esista una pianificazione dei futuri fabbisogni idrici dell’agricoltura e se il Cantone intenda elaborare con le organizzazioni agricole un piano pluriennale di adattamento, che tenga conto anche delle esigenze degli alpeggi.

Tra le ipotesi figura pure il possibile utilizzo di acque depurate per l’irrigazione, già sperimentato in altre regioni europee.

Un capitolo riguarda infine i boschi. Petralli chiede di conoscere lo stato di salute delle foreste ticinesi rispetto allo stress idrico, l’esistenza di un monitoraggio delle aree maggiormente colpite e le eventuali misure per aumentarne la resilienza, anche attraverso specie più resistenti.

Sono 13 in totale le domande rivolte al Consiglio di Stato. La più ampia riguarda la possibilità di elaborare un vero e proprio piano cantonale di adattamento alla siccità, capace di coordinare gestione delle acque, pianificazione territoriale, agricoltura, foreste e biodiversità.

L’obiettivo è passare dalla gestione dell’emergenza a una pianificazione di lungo periodo: trattenere l’acqua quando arriva, per averla a disposizione quando serve.

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