Fallimenti a catena, il PLR chiede più controlli e sanzioni

Una mozione di Patrick Rusconi e Luca Renzetti invita a «verifiche sugli oneri sociali» e al «divieto temporaneo di ricoprire ruoli dirigenziali per chi accumula fallimenti abusivi».
BELLINZONA - Il fallimento è parte del rischio imprenditoriale, ma diventa un problema quando si trasforma in un metodo sistematico: accumulare debiti, non pagare salari e contributi, svuotare una società e ripartire con una nuova ragione sociale.
È quanto denunciano Patrick Rusconi e Luca Renzetti (PLR), parlando di concorrenza sleale con danni per lavoratori, imprese e Stato. Il fenomeno, sottolineano, è concreto anche in Ticino, con casi di fallimenti ripetuti in pochi anni.
A livello federale, dal 1° gennaio 2025 sono in vigore nuove misure contro gli abusi, tra cui il divieto di esercizio di attività e maggiori controlli tramite Zefix (la piattaforma pubblica gestita dall'Ufficio federale del registro di commercio UFRC). Tuttavia, ritardi tecnici nella banca dati centrale ne limitano l’efficacia, come evidenziato in un’interpellanza di Simone Gianini del dicembre del 2025. Nel solo primo scorcio del 2025, a seguito dell'entrata in vigore delle nuove norme sulla lotta all'abuso del fallimento, si è registrato un incremento dei fallimenti del 22%.
Per il PLR, il Ticino deve agire con maggiore decisione utilizzando gli strumenti già disponibili, come controlli fiscali, verifiche sugli oneri sociali e gestione delle commesse pubbliche, rafforzando al contempo il coordinamento tra uffici. Tra le proposte, anche un divieto temporaneo di ricoprire ruoli dirigenziali per chi accumula fallimenti abusivi, distinguendo tra chi fallisce in buona fede e chi sfrutta il sistema.
Il Consiglio di Stato è invitato a potenziare l’allerta precoce tra autorità, applicare con rigore le norme sulle commesse pubbliche, rafforzare la collaborazione con le autorità penali e promuovere modifiche legislative a livello federale, oltre a introdurre un monitoraggio periodico cantonale.
Secondo i promotori, il mercato funziona solo se le regole valgono per tutti: permettere a chi accumula debiti di ripartire facilmente significa penalizzare chi opera correttamente. «Non si tratta di colpire l’imprenditore onesto che cade. Si tratta piuttosto di fermare il recidivo che prospera proprio grazie ai buchi del sistema» si legge nell'atto.



