Violentò più volte la compagna: condannato a tre anni e nove mesi

La decisione della Corte: «Responsabile di gravissime aggressioni, mosse dal desiderio di controllare la vita di un’altra persona».
LUGANO - È di tre anni e nove mesi la pena detentiva inflitta dal giudice Amos Pagnamenta al 28enne del Locarnese comparso davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano per aver ripetutamente violentato la compagna. L’uomo è stato riconosciuto colpevole anche di lesioni, sequestro di persona e ingiurie.
La Corte: «Testimonianza coerente della vittima»
«Si tratta di un processo indiziario - ha spiegato il presidente della Corte - il nucleo del racconto della vittima è stato costante e lineare, con dettagli verosimili che han trovato riscontro in tanti elementi oggettivi».
Discorso diverso per l’imputato: «Prima ha negato i comportamenti violenti, salvo poi ammettere parzialmente e, in seguito, provare a minimizzare». La Corte ha riscontrato «un grado di incoerenza estrema» nelle sue dichiarazioni: «Quanto affermato è stato smentito dai fatti oggettivi».
«Una relazione malata»
Si è trattato «di una relazione malata, di cui tutti hanno dato atto», nel corso della quale l’uomo, per quasi un anno e mezzo, si è reso responsabile, «a più riprese, di gravissime aggressioni», mosse anche dal «desiderio di controllare la vita di un’altra persona».
L’imputato: «Alcuni “no” erano “per gioco”»
Durante il dibattimento, l'imputato, originario di St. John (Antigua e Barbuda), ha ammesso alcuni episodi di violenza fisica, negando però gli stupri. Ha sostenuto che alcuni «no» della compagna fossero «giocosi», mentre lei aveva raccontato di aver cercato invano di interrompere i rapporti. La denuncia è stata presentata nel novembre 2025.
Il procuratore pubblico Zaccaria Akbas aveva chiesto una pena di quattro anni e dieci mesi di carcere per il 28enne, oltre a un trattamento ambulatoriale durante la detenzione.
L’accusa: «Violenze e momenti di apparente affetto»
Secondo l'accusa, l'imputato avrebbe esercitato violenza sulla ragazza anche quando era ubriaca e gli chiedeva di fermarsi. Akbas ha difeso la credibilità della vittima, sottolineando come la relazione fosse caratterizzata da un'alternanza di violenze e momenti di apparente affetto.
La difesa: «Rapporto malato, ma con due protagonisti»
La difesa, rappresentata dall’avvocato Matteo Quadranti, contestava invece le accuse di violenza carnale e lesioni gravi. Secondo il difensore, mancherebbero prove certe del dissenso e gli elementi raccolti presenterebbero contraddizioni.
Pur riconoscendo il carattere tossico della relazione e i problemi di gestione della rabbia del suo assistito, l’avvocato aveva parlato di un rapporto «malato, ma con due protagonisti», criticando un’inchiesta che avrebbe esaminato in modo selettivo testimonianze e messaggi.




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