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LUGANO

Accusato di violenze sessuali sulla compagna: «I suoi "no" a volte erano giocosi»

A processo oggi alle Assise criminali un 28enne del Locarnese chiamato a rispondere di violenza carnale. L'imputato nega le accuse ma ammette una relazione segnata da gelosie e aggressioni.
Accusato di violenze sessuali sulla compagna: «I suoi "no" a volte erano giocosi»
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Accusato di violenze sessuali sulla compagna: «I suoi "no" a volte erano giocosi»
A processo oggi alle Assise criminali un 28enne del Locarnese chiamato a rispondere di violenza carnale. L'imputato nega le accuse ma ammette una relazione segnata da gelosie e aggressioni.

LUGANO - Una lunga serie di presunte violenze sessuali ai danni della donna che considerava la sua ragazza. Episodi che si sarebbero protratti fino a quando lei ha deciso infine di denunciare.

È il quadro che emerge dall'atto d'accusa nei confronti di un 28enne, domiciliato nel Locarnese e originario di St. John (Antigua e Barbuda), a processo oggi davanti alla Corte delle Assise criminali di Bellinzona, riunita a Lugano a porte chiuse e senza la partecipazione degli assessori giurati.

I capi di accusa
Tra le imputazioni figurano la violenza carnale ripetuta, in parte tentata, e gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere.

Il processo è presieduto dal giudice Amos Pagnamenta, affiancato da Emilie Mordasini e Claudio Colombi. A sostenere l'accusa è il procuratore pubblico Zaccaria Akbas, mentre l'uomo è difeso dall'avvocato Matteo Quadranti.

A completare il quadro accusatorio vi sono inoltre le accuse di ingiuria, danneggiamento, vie di fatto e diverse infrazioni alle leggi federali sugli stupefacenti e sulle armi.

Una relazione "tossica"
La vittima e l'imputato si conoscevano da sette anni, ma la loro relazione era iniziata solo da tre. Un rapporto aperto fin dall'inizio, che lo stesso 28enne ha descritto come complesso, segnato da alti e bassi. «Un rapporto tossico fatto di gelosie da entrambe le parti».

Incalzato dal presidente della Corte sugli episodi di violenza, il 28enne ha ammesso di aver messo le mani addosso alla ragazza durante la relazione. Ha però negato gli stupri. «Non l'ho mai stuprata. Non sono capace di un'azione simile. Volavano schiaffi ma non le ho mai dato un pugno».

Versioni discordanti e i "no" «giocosi»
Nel corso dell'inchiesta e dell'interrogatorio in aula, l'imputato ha fornito versioni diverse degli episodi contestati dall'accusa. Ma su un punto il giudice Pagnamenta è tornato più volte: il significato dei "no" pronunciati dalla ragazza durante i rapporti sessuali.

Secondo il 28enne, quei "no" potevano avere due significati: un rifiuto esplicito oppure un "no", da lui definito, «giocoso». «Quando diceva no secco non facevamo niente. Se era no era no. Altre volte lei diceva che non aveva voglia poi dopo un bacio o due avevamo un rapporto».

Da Losanna a Interlaken
Una distinzione che la ragazza non ha mai riconosciuto. Nel suo racconto ha infatti ammesso che a «volte mi sono svegliata e lui mi stava penetrando e poi l'ho lasciato fare».

Ed è proprio su questa divergenza tra le due versioni che si è concentrato l'esame del giudice sugli episodi contestati nell'atto d'accusa.

Il primo risale a giugno del 2024, a Losanna. L'imputato si era recato nel Canton Vaud per chiedere scusa alla ragazza dopo un litigio nato dalla gelosia. Le aveva portato delle rose in segno di perdono e, secondo il suo racconto, «siamo finiti a letto assieme, ma è sempre stato consensuale».

I messaggi a un'amica
Dai messaggi inviati a un'amica, però, emerge un'altra versione. In uno di questi si legge: «Quando l'ho scopata come una pu****a ci è rimasta male».

La ragazza, dal canto suo, ha raccontato di aver cercato di fermarlo dopo meno di un minuto, piangendo e implorandolo di smettere.

Un episodio simile sarebbe avvenuto a Interlaken, un anno più tardi. Durante un festival, la ragazza sostiene di aver subito un rapporto sessuale violento, che avrebbe cercato invano di interrompere.

Mani al collo
Ci sono poi gli episodi di violenza contestati al 28enne. Uno risale al novembre del 2024, ad Arbedo, quando l'imputato avrebbe afferrato la ragazza per il collo con entrambe le mani, sollevandola da terra e stringendo la presa fino a farle mancare l'aria e perdere i sensi per alcuni secondi.

Un episodio analogo si sarebbe verificato nel febbraio del 2025 a Orselina, dove la giovane avrebbe nuovamente perso i sensi dopo essere stata aggredita al collo. In aula, il 28enne ha contestato questa ricostruzione dei fatti, negando gli episodi così come descritti dall'accusa.

La denuncia a novembre del 2025
Questo fino alla fine della relazione e alla denuncia sporta nel novembre del 2025, dopo una notte trascorsa insieme. Secondo il procuratore pubblico, quella notte la ragazza, «che palesava il suo stato alterato dall'assunzione di alcol gridando e barcollando vistosamente», non sarebbe stata in grado di esprimere un consenso al rapporto sessuale e sarebbe stata costretta con l'uso della violenza.

In aula, il 28enne ha respinto le accuse di violenza carnale. Ha tuttavia riconosciuto il carattere tossico della relazione, segnata da insulti, schiaffi e momenti di forte tensione.

20mila franchi per torto morale
La perizia psichiatrica ha proposto un trattamento ambulatoriale per gestire la gelosia e la rabbia. Trattamento che l'imputato si è detto pronto a iniziare.

La parte civile ha invece chiesto 20mila franchi per torto morale per le conseguenze della relazione. Il processo riprenderà nel pomeriggio con la richiesta di pena del procuratore pubblico Zaccaria Akbas.



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