«Hanno sbagliato tutti»

«I compagni di squadra sicuramente non hanno pianto per l'uscita di Ronaldo»
Arno Rossini: «Ronaldo è più grande della Federazione portoghese stessa. Nessuno si è voluto prendere la responsabilità della chiusura di un rapporto e il risultato è stato un disastro a livello mediatico».
«I compagni di squadra sicuramente non hanno pianto per l'uscita di Ronaldo»
Arno Rossini: «Ronaldo è più grande della Federazione portoghese stessa. Nessuno si è voluto prendere la responsabilità della chiusura di un rapporto e il risultato è stato un disastro a livello mediatico».
PORTO - Quattro partite e quattro vittorie, con i playoff conquistati in anticipo rispetto alle previsioni: la finestra dedicata alla Nations League è stata un successo totale per il Portogallo. O forse no. Perché, pur premiati dai numeri, i lusitani sono stati travolti dallo tsunami-Cristiano Ronaldo.
Dalla scenetta tragicomica che ha visto un campione assoluto, triste, arrabbiato, frustrato, lasciare forse definitivamente la nazionale che ha contribuito a rendere grande. Dai tentativi successivi di Jorge Jesus di gettare acqua sul fuoco. Dalle scuse, ma solo verso i compagni di squadra e non verso l'allenatore, proprio di CR7.
«Per Ronaldo, per tutto quello che ha fatto in carriera, ho un rispetto assoluto - è intervenuto Arno Rossini - In questo caso si è però superato il limite».
Ha dunque sbagliato Cristiano?
«Lui è così. È sportivamente egoista e anche grazie a ciò è diventato il campione che tutti conosciamo. Ha sbagliato a lasciare il ritiro? Certamente, come ha però sbagliato pure la Federazione. Io ci vedo un concorso di colpe: chi avrebbe dovuto parlare è stato zitto, chi avrebbe dovuto prendere delle decisioni non l’ha fatto, e così si è arrivati a una situazione francamente poco bella. Hanno gestito tutto da criminali».
Cristiano avrebbe dovuto voltar pagina?
«Avrebbe dovuto capire che è stato eccezionale ma ora non lo è più. E dopo il Mondiale avrebbe davvero dovuto salutare. Sono convinto che, avesse deciso lui di chiudere con la nazionale, gli avrebbero organizzato una grande festa, un po’ come l’Argentina con Messi. Invece è rimasto lì, convinto di meritare di giocare solo per il suo nome. In questo, se mi permettete, è stato patetico. Come tutta la scena con l’addio, con il volo privato…».
Solitamente è il selezionatore che fa le convocazioni.
«Jorge Jesus è un tecnico espertissimo, arrivato a quella panchina anche grazie a una spinta proprio di Ronaldo, suo giocatore in Arabia Saudita. Visto quel che rappresenta Cristiano a livello di sponsorizzazioni, non sono in ogni caso convinto che l’allenatore abbia potuto scegliere liberamente. Qualche pressione, la Federazione l’ha sicuramente fatta».
La Federazione nella persona del presidente Pedro Proença.
«Che avrebbe avuto il potere di mettere un veto alla chiamata di un 41enne, pur in passato fortissimo. Se non l’ha fatto è perché in certi casi Ronaldo è più grande della FPF stessa. Insomma, nessuno si è voluto prendere la responsabilità della chiusura di un rapporto e il risultato è stato un disastro a livello mediatico».
A livello sportivo, almeno, il Portogallo non ha tradito.
«Perché senza Cristiano ha giocato da squadra. E ha giocato bene, puntando su giocatori molto più liberi, che sicuramente non hanno pianto per l'uscita del compagno. Questo gruppo è estremamente interessante; ha tutto per disputare da protagonista i prossimi grandi appuntamenti. Con Ronaldo non sarebbe stato così».
La questione però potrebbe non essere chiusa: Jesus ha detto che spetta a Cristiano decidere, Ronaldo si è scusato con i compagni e si è detto pronto a tornare...
«Sinceramente, spero che, dopo quanto successo, non ci sia un ritorno. Se invece faranno tutti un passo indietro, spero che possano essere chiarissimi. Del tipo: “andiamo avanti insieme fino ai playoff di Nations League, poi però… addio”».









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