Conferenza dell’OSCE a Lugano, luce verde al credito

Stanziati oltre 4 milioni di franchi per il consiglio dei ministri dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa che si terrà a Lugano a dicembre. Polemiche in Parlamento sui costi
BELLINZONA - Via libera dal Parlamento. Con 47 voti favorevoli, il Gran Consiglio ha dato l’ok allo stanziamento di oltre 4 milioni di franchi (per la precisione: 4’133’500) per l’organizzazione a Lugano della Conferenza ministeriale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).
Il credito ha potuto contare sul voto favorevole di PS, PLR, Verdi, Centro e Verdi Liberali. L’evento si terrà il 3 e il 4 dicembre e riunirà sul Ceresio rappresentanti di alto livello dei 57 Stati membri dell’OSCE. Per il Ticino si tratta di un impegno rilevante sul fronte della sicurezza. A coordinare il dispositivo sarà la Polizia cantonale, con il sostegno delle polizie comunali ticinesi e di agenti provenienti da altri Cantoni.
Il Governo: «Non si escludono manifestazioni o azioni dimostrative»
Come indicato nel messaggio governativo, il dispositivo prevede la protezione delle delegazioni e delle personalità politiche, la gestione degli spostamenti e dei convogli ufficiali, la sicurezza delle sedi della conferenza e degli alberghi, oltre al mantenimento dell’ordine pubblico. Alla luce dell’attuale situazione geopolitica, il Governo «non esclude manifestazioni e azioni dimostrative legate alle tensioni internazionali».
Il livello di minaccia, precisa il messaggio, potrebbe comunque cambiare nei prossimi mesi. Di conseguenza, potrebbero essere modificati anche il dispositivo di sicurezza e il fabbisogno di personale.
Centinaia di agenti
Secondo la pianificazione attuale, saranno impiegati circa 320 agenti della Polizia cantonale per cinque giorni e altri 180 per quattro giorni. A questi si aggiungeranno 100 agenti provenienti da altri Cantoni per cinque giorni e altri 250 per quattro giorni, oltre a 100 agenti delle polizie comunali per cinque giorni e altri 200 per quattro giorni.
Sono inoltre previsti costi per vitto e alloggio, veicoli, materiale logistico e tecnico-informatico, compreso il noleggio di un sistema antidrone.
L’80% dalla Confederazione
Il costo totale della gestione della sicurezza dell’evento, «sulla scorta dell’attuale situazione geopolitica e di minaccia», ammonta a 6'134'500 franchi («a fronte di prestazioni interne» stimate per circa due milioni). La Confederazione dovrebbe rimborsare l’80% dei costi riconosciuti, per un totale stimato di 4’907’600 franchi. Sul fronte della viabilità sono previste limitazioni alla circolazione, tra cui la chiusura completa della strada davanti al Padiglione Conza dall’1 al 4 dicembre e chiusure intermittenti di alcune strade e tratti del lungolago.
Per il Governo, l’evento rappresenta infine un’opportunità per promuovere Lugano e il Ticino a livello internazionale, con possibili ricadute economiche legate alla presenza delle delegazioni e delle centinaia di agenti impiegati.
Il rapporto di maggioranza: «Dire no complicherebbe le operazioni»
La maggioranza della commissione gestione e finanze invita il Gran Consiglio ad approvare il credito. Il Parlamento cantonale, sottolinea il rapporto, non deve decidere se la Conferenza si terrà o meno, poiché la scelta è già stata fatta dalla Confederazione: il suo compito è mettere il Cantone nelle condizioni di adempiere ai propri obblighi in materia di sicurezza.
«La competenza di scegliere dove organizzarla spetta al Consiglio federale - spiega il relatore Fabrizio Sirica (PS) -. Se non votiamo il credito, mettiamo il nostro Cantone in una posizione davvero imbarazzante. Renderemmo il Ticino un Cantone inaffidabile».
La minoranza: «La Confederazione si assuma integralmente i costi»
La minoranza della commissione chiede invece di respingere il credito. A pesare sono i precedenti della Conferenza sull’Ucraina del 2022, i cui benefici economici e d’immagine vengono ritenuti non sufficientemente quantificati, e la copertura federale limitata all’80% dei costi. La minoranza richiama inoltre la situazione delle finanze cantonali e chiede che sia la Confederazione ad assumersi integralmente i costi.
«Non chiediamo di annullare la Conferenza - ha aggiunto il relatore Tiziano Galeazzi (UDC) -. Sono due anni che la stanno pianificando. Ma avremo un caos perfetto. Mi ricordo quattro anni fa i commercianti che si erano lamentati per le saracinesche che avevano dovuto abbassare. E nessuno li aveva risarciti. Sarà così anche questa volta. Questa passerella di moda se la paga tutta Berna. Conferenze di questo tipo non portano a niente. Sono solo un bla bla».
Gobbi: «Ricadute positive ci saranno»
Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato, di rimando, che non si tratta di «una conferenza sulla guerra. Non è una conferenza sugli armamenti, ma è una riunione annuale di buoni uffici, dalla quale la Svizzera non si è mai chiamata fuori».
Inoltre, «delle ricadute economiche ci saranno: pernottamenti in primis, tasse di soggiorno altrettanto. Ci sono comunque, o ci saranno, dei costi che già oggi abbiamo, come quello del personale della Polizia cantonale, che, indipendentemente dall’organizzazione della conferenza, è a libro paga del Ticino».
Esaudita la richiesta ticinese
Su richiesta del Governo cantonale ticinese, la Confederazione metterà a disposizione fino a 2000 militari a supporto della polizia cantonale ticinese. I compiti affidati all’esercito includeranno la protezione di obiettivi sensibili, la sorveglianza, la ricognizione aerea, il trasporto e la logistica. L’impiego militare sarà coordinato con le autorità cantonali e interesserà sia il territorio che lo spazio aereo.
Cieli del Luganese limitati già dal 30 novembre
Per garantire la sicurezza della conferenza, il Consiglio federale ha inoltre disposto una limitazione temporanea dell’uso dello spazio aereo nella regione di Lugano. La restrizione sarà in vigore da lunedì 30 novembre 2026 alle ore 7.00 fino a venerdì 4 dicembre 2026 alle ore 23.59 e riguarderà un’area con un raggio di 46 chilometri centrata su Lugano.
OSCE a Lugano: «La passerella è per Cassis, il conto per i ticinesi»
Con un comunicato, l’UDC ritiene «inaccettabile che il nostro Cantone debba assumersi costi e rischi finanziari per un evento voluto e organizzato dalla
Confederazione.
La posizione democentrista è chiara: «Se Berna vuole organizzare questa conferenza e offrire un palcoscenico internazionale al proprio ministro degli esteri, allora Berna deve pagare integralmente il conto. Tutti i costi – comprese eventuali spese supplementari e gli indennizzi per i commercianti danneggiati – devono essere assunti dalla Confederazione».



