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«Due milioni e mezzo di franchi all'anno potrebbero non bastare più»

Quante sfide per la Lega Cancro Ticino. Il presidente Carlo Marazza guarda al futuro. Con un velo di preoccupazione.
«Due milioni e mezzo di franchi all'anno potrebbero non bastare più»
Ti-Press/ Lega Cancro
«Due milioni e mezzo di franchi all'anno potrebbero non bastare più»
Quante sfide per la Lega Cancro Ticino. Il presidente Carlo Marazza guarda al futuro. Con un velo di preoccupazione.

BELLINZONA - E ora si viaggia verso il centenario. Non ha ancora terminato di celebrare il suo 90esimo anniversario che la Lega Cancro Ticino guarda già al futuro. In primis lo fa il suo presidente Carlo Marazza.

«Per il prossimo decennio – ammette – va fatta una riflessione su come dovremo comportarci e adeguarci in base all'evoluzione che la malattia e le terapie avranno».

Entriamo nel merito della questione. Quanto pesa l'evoluzione demografica?
«Diventiamo mediamente sempre più anziani. Più si va in là con gli anni, più in proporzione aumenta il rischio di ammalarsi. Ci chiediamo se avremo le risorse economiche e umane necessarie a disposizione. Noi viviamo prevalentemente di donazioni. Da Cantone e Confederazione riceviamo meno del 20% di quanto ci serve per coprire i nostri costi».

Dovete dunque trovare continuamente nuovi donatori. È così?
«Ci sono donatori di vario genere. Dal piccolo al grande. A volte arrivano grosse cifre grazie ad alcuni lasciti ereditari da parte di persone defunte che avevano a cuore la nostra causa. Bisognerà valutare se ci possono essere anche altre fonti di entrata».

Altra incognita: la cronicizzazione della malattia.
«Le cure odierne permettono di tenere sotto controllo la malattia. Ci sono sempre più situazioni in cui non si guarisce del tutto: il cancro convive col paziente e viceversa. È una cosa bella. Ma è chiaro che ci sono delle nuove esigenze da coprire. E poi servono vicinanza e tempo per queste persone».

Vicinanza che è un po' il vostro mantra.
«Sì. La Lega Cancro Ticino conta su una ventina di professionisti e su un centinaio di volontari che si danno da fare per accompagnare le persone malate. Offriamo servizi di consulenza e assistenza sociale, consulenza infermieristica, psico oncologia, oncologia pediatrica. Ci occupiamo anche dei fondi per la ricerca. Garantiamo inoltre aiuti economici a persone in difficoltà così come un supporto burocratico o pratico per chi ne ha bisogno. Vogliamo evitare che i problemi della quotidianità pesino ulteriormente sulla persona malata. Facciamo inoltre prevenzione, anche in azienda, e proponiamo attività ricreative».

Nel frattempo crescono i casi di cancro giovanile.
«È vero. Per alcuni tumori si registra un aumento reale e consistente dell’incidenza sulle persone sotto i 40 anni. C'è preoccupazione. Ed è difficile dare una spiegazione al fenomeno. Ci interroghiamo. Fino a che punto potremo essere presenti? Che margini avremo per potere garantire il nostro servizio con la stessa qualità a tutti se il numero di casi dovesse aumentare ulteriormente anche tra i giovani?»

Quanto vi serve oggi come oggi per "stare in piedi"?
«Circa due milioni e mezzo di franchi all'anno. Rischiano di non bastare più. Se guardiamo al futuro ne servirebbero probabilmente di più. Pensiamo solo ai pazienti in difficoltà economiche. Attualmente ci servono circa 300'000 franchi per aiutarli».

Intanto la povertà in Ticino sta aumentando.
«Appunto. Anche per questo motivo è normale porsi delle domande. D'altra parte occorre fare un'altra considerazione: se non ci fosse la Lega Cancro, associazione privata di utilità pubblica e no profit, toccherebbe probabilmente allo Stato coprire certi costi. Abbiamo dunque un ruolo importante. Va difeso».

In Ticino si registrano 2'600 nuove diagnosi all’anno (un migliaio riguarda persone over 70), in tutta la Svizzera ben 48'000. Come legge questi dati?
«La scienza oggi ci aiuta a individuare prima la malattia. Però poi bisogna gestirla».

L'aspetto positivo è che si guarisce di più rispetto al passato.
«È una conquista della medicina e dell'umanità. Potremmo però fare una riflessione sugli stili di vita e sui comportamenti delle persone. Non vogliamo demonizzare nulla. Ma sappiamo che il fumo, ad esempio, rappresenta un importante fattore di rischio».

Dunque?
«Servirebbe più consapevolezza e forse bisognerebbe rafforzare la sensibilizzazione, soprattutto tra i più giovani. Fermo restando che poi ogni persona è libera di fare le sue scelte».

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