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CASSE MALATI

In Ticino paghiamo più di tutti: «Tornare nella media nazionale sarà dura»

Nonostante l’aumento annunciato oggi sia inferiore alla media nazionale, il nostro Cantone mantiene il primato dei premi più alti. Il ricercatore della SUPSI: «Siamo troppo vecchi».
In Ticino paghiamo più di tutti: «Tornare nella media nazionale sarà dura»
20min/Taddeo Cerletti e Carole Alkabes
In Ticino paghiamo più di tutti: «Tornare nella media nazionale sarà dura»
Nonostante l’aumento annunciato oggi sia inferiore alla media nazionale, il nostro Cantone mantiene il primato dei premi più alti. Il ricercatore della SUPSI: «Siamo troppo vecchi».

LUGANO - Tra i molti dati snocciolati oggi dalla ministra Elisabeth Baume-Schneider sull’aumento dei premi di cassa malati per il prossimo anno, c’è un elemento da cui partire: in Ticino, la crescita sarà inferiore alla media nazionale.

Nel nostro cantone, infatti, i premi aumenteranno del 3,7%, a fronte di una crescita del 5% a livello nazionale.

Il premio più alto della Svizzera
Le "buone" notizie però finiscono qui. Malgrado l'incremento ridotto il premio medio ticinese rimane di gran lunga il più alto di tutto il paese con 519,9 franchi pro capite.

«È ancora presto per parlare di tendenza ma è certamente un segnale positivo», ci spiega Igor Francetic, ricercatore presso il Centro competenze cura, salute e società della SUPSI. Un'analisi che va nella stessa direzione di quanto comunicato dal Consiglio di Stato dopo l'annuncio dei nuovi premi.

I ritardi di fatturazione del sistema Tardoc
La prudenza però è ancora d'obbligo. I dati di quest'anno sono stati più difficili da elaborare per le previsioni del 2027. La ragione? I ritardi di fatturazione legati all'introduzione di Tardoc, il nuovo sistema tariffario svizzero per le cure mediche ambulatoriali.

Fatto sta che dai primi dati disponibili emerge che gli «ambiti nei quali il Governo è intervenuto sembrano essere maggiormente sotto controllo rispetto agli anni scorsi», continua Francetic. «Potrebbe essere che Tardoc abbia un effetto diverso in Ticino rispetto al resto della Svizzera, oppure che ci sia uno scostamento dovuto ai ritardi di fatturazione. L'Ufficio federale, valutando le proiezioni dei costi fatte dalle assicurazioni malattia, potrebbe aver corretto leggermente verso il basso le stime per il Ticino, mentre magari l'anno scorso le aveva corrette verso l'alto».

Gli interventi del Governo su moratorie e cure a domicilio
Nello specifico gli ambiti citati dal ricercatore della SUPSI riguardano le moratorie per i medici specialisti e gli interventi nel settore delle cure a domicilio (spitex e infermieri indipendenti). «Negli anni scorsi, per esempio, le cure a domicilio erano in fortissima crescita. I dati fino a metà anno sembrano indicare che quest'anno in Ticino siano invece piuttosto stabili».

Un altro elemento è legato a Tardoc. «Una parte della riforma consiste nell'introduzione dei forfait ambulatoriali, cioè pagamenti per un intero atto medico anziché per ogni singola prestazione».

Un primo effetto concreto
I forfait riguardano procedure mediche effettuate in ambito ambulatoriale prevalentemente in ospedale: per esempio piccoli interventi in artroscopia, operazioni alla cataratta e prestazioni di questo genere. «Per queste prestazioni l'ospedale, anziché ricevere un pagamento per ogni singola azione, riceve una somma forfettaria nella quale deve far rientrare tutto: operazione, personale, infrastruttura, medicamenti, bendaggi, studio degli atti e così via. E l'effetto sembra già vedersi nei dati, sia ticinesi sia nazionali».

«Siamo troppo vecchi e l'offerta è troppo vasta»
Uno dei punti più controversi, come anticipato, riguarda il triste primato ticinese tra i cantoni con i premi più cari. La domanda viene quindi da sé: è realistico pensare che in un futuro prossimo il Ticino possa rientrare anche nella media nazionale per quanto riguarda l'importo dei premi?

«Se il sistema non cambia in modo molto radicale, la vedo dura». Già perché sul livello della spesa pesa la struttura demografica. «Questa non spiega l'accelerazione dei costi che abbiamo avuto, soprattutto dopo gli anni della pandemia, ma contribuisce a spiegare il nostro livello di spesa. Non credo quindi che riusciremo mai a rientrare nella media svizzera, perché siamo più vecchi della media nazionale».

Ma c'è anche un altro aspetto nel quale, secondo Francetic, siamo diversi dal resto della Svizzera: il sistema dell'offerta. «Abbiamo più anziani, ma abbiamo anche un'offerta sanitaria molto diversa. In alcuni settori c'è molta abbondanza, anche se non in tutti: per alcune specialità mediche abbiamo in realtà una sottofferta, mentre in molti altri settori c'è una sovrafferta».

Le prospettive della riforma EFAS
A livello federale, oltre al già citato Tardoc, a partire dal 2028 entrerà in vigore la riforma svizzera del finanziamento sanitario EFAS, che uniforma i costi ambulatoriali e stazionari. «È la prima riforma strutturale dall'introduzione della LAMal. EFAS ha molti pregi, tra cui quello di dare maggiore trasparenza e più informazioni ai Cantoni per cercare di gestire il settore sanitario nel suo insieme. Finora il Cantone cofinanziava soltanto le cure stazionarie. Con EFAS cofinanzierà sia lo stazionario sia l'ambulatoriale».

In questo modo il Cantone disporrà di maggiori informazioni. «Oggi, nel settore ambulatoriale, queste informazioni sono nelle mani delle assicurazioni malattia. EFAS farà un po' di ordine e permetterà al Cantone di avere una panoramica molto più chiara».

C'è chi rinuncia alle cure
La media cantonale però non riflette i singoli casi. Per alcuni assicurati l'aumento può essere molto maggiore. Esiste quindi il rischio che i premi elevati spingano a rinunciare a delle cure necessarie. «Non sappiamo però quanto sia diffuso il fenomeno», continua il ricercatore. Non sappiamo però se stiamo parlando dell'1% della popolazione oppure del 5, 10 o 15%, e le implicazioni sarebbero molto diverse».

Negli ultimi dieci anni, inoltre, «l'aumento della spesa sanitaria è legato soprattutto al maggior costo delle cure per paziente, più che a un aumento delle persone che vi ricorrono. Un dato che suggerisce che, nel complesso, non stiamo rinunciando maggiormente alle cure, ma spendiamo di più quando le riceviamo».

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