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Un'ora di educazione affettiva a scuola? Il Governo: «Mancano risorse». La critica: «È una contraddizione»

La decisione di non introdurre un'ora di educazione affettiva solleva polemiche tra chi chiede più impegno nella prevenzione. Più Donne critica la decisione del Consiglio di Stato
Un'ora di educazione affettiva a scuola? Il Governo: «Mancano risorse». La critica: «È una contraddizione»
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Un'ora di educazione affettiva a scuola? Il Governo: «Mancano risorse». La critica: «È una contraddizione»
La decisione di non introdurre un'ora di educazione affettiva solleva polemiche tra chi chiede più impegno nella prevenzione. Più Donne critica la decisione del Consiglio di Stato

BELLINZONA - «Vogliamo un'ora settimana a scuola di educazione affettiva, sessuale e di sensibilizzazione alla salute mentale». È una delle richieste fatte dal Consiglio cantonale dei giovani (CCG). Risposta del Governo: «Progetto non realizzabile. Mancano le risorse». Con questa risposta il Consiglio di Stato ticinese ha respinto la richiesta del Consiglio cantonale dei giovani di introdurre un'ora settimanale di educazione affettiva, sessuale e relazionale nelle scuole del cantone. La decisione ha attirato oggi le critiche del Movimento Più Donne, che parla di un'occasione mancata proprio su un tema di prevenzione richiesto dai diretti interessati: i giovani.

La proposta dei giovani
Lo scorso maggio, il Consiglio cantonale dei giovani aveva presentato al Governo una serie di richieste, tra cui l'introduzione di un percorso strutturato di educazione affettiva e sessuale nelle scuole, da affiancare a momenti di sensibilizzazione sulla salute mentale. L'idea, elaborata dall'Assemblea dei giovani, prevedeva almeno un'ora settimanale tenuta da docenti con formazione psicologica, affiancati da esperti esterni. Il percorso non si sarebbe dovuto limitare agli aspetti biologici della sessualità, ma avrebbe dovuto integrare le dimensioni psicologiche, emotive e sociali: pubertà, gestione delle emozioni, relazioni, consenso, identità di genere e superamento degli stereotipi tra i temi individuati. Obiettivo dichiarato: prevenire il disagio psicologico, ridurre i comportamenti violenti e favorire il dialogo su temi ancora spesso considerati tabù.

La risposta del Consiglio di Stato
Nella sua risposta pubblicata da agosto, il Governo ha riconosciuto "l'importanza di implementare l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole", richiamando la Strategia già definita dal Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS) attraverso la Commissione per l'educazione affettiva e sessuale (CEAS). Il Consiglio di Stato ha ricordato che dal 12 giugno 2026 è stato attivato un percorso di sensibilizzazione obbligatorio rivolto in una prima fase a direzioni, corpo docente e altri operatori scolastici, e che la CEAS collabora con enti esterni già attivi sul territorio per ampliare la portata dei progetti esistenti.

Sulla richiesta specifica di un'ora settimanale con esperti al fianco dei docenti, però, la risposta è stata negativa: il Governo l'ha giudicata "non attualmente realizzabile", indicando come motivazione l'impegno in termini di risorse che una simile misura comporterebbe. Il DECS si è comunque detto impegnato a "sviluppare progressivamente forme di sostegno e accompagnamento".

La critica: «Governo contradditorio»
Oggi è arrivata la presa di posizione del Movimento Più Donne, che ha definito il rapporto del Governo un esempio di come, «troppo spesso, a problemi concreti il Governo risponde spiegando ciò che già esiste, anziché domandarsi se ciò che esiste sia davvero sufficiente».

Il movimento collega direttamente il tema alla propria attività recente: un'interrogazione al Governo sulle segnalazioni di comportamenti inappropriati e molestie che, a loro dire, non sempre vengono ascoltate e prese sul serio, e che spesso emergono pubblicamente solo quando è ormai troppo tardi. «Educare alle relazioni, al rispetto dei confini e al consenso significa fare prevenzione», scrive Più Donne, sottolineando che questo significa «dare alle ragazze e ai ragazzi gli strumenti per riconoscere un comportamento inappropriato, sapere che possono dire no, comprendere quando un limite viene superato e sapere a chi rivolgersi» — ma anche «educare chi quel limite deve imparare a non superarlo».

Da qui la critica di fondo al Governo: pur riconoscendo l'importanza della questione, e pur trattandosi di una richiesta avanzata dagli stessi giovani, l'esecutivo non ha accolto la proposta di un'ora settimanale dedicata. «È proprio qui che vediamo una contraddizione", conclude la nota del movimento, ponendo la domanda che riassume la loro posizione: si vuole intervenire soltanto dopo che i problemi sono già emersi, o si vuole davvero puntare sulla prevenzione?

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