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Caso Maidan: «Sette mesi dopo, il ricorso resta senza risposta»

HelvEthica Ticino lamenta il silenzio delle istituzioni. «È una questione di libertà di espressione e di riunione»
Caso Maidan: «Sette mesi dopo, il ricorso resta senza risposta»
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Fonte HelvEthica Ticino
Caso Maidan: «Sette mesi dopo, il ricorso resta senza risposta»
HelvEthica Ticino lamenta il silenzio delle istituzioni. «È una questione di libertà di espressione e di riunione»

MURALTO - Sono passati otto mesi da quando il Municipio di Muralto ha vietato la proiezione del documentario "Maidan: la strada verso la guerra", promosso da HelvEthica Ticino e Amici della Costituzione e in programma il 29 gennaio al Palazzo dei Congressi. Il film porta con sé già dal 2025 uno strascico di polemiche e di accuse contro i realizzatori (RT, l'emittente di Stato russa) e contro le sue presunte posizioni filo-russe nel conflitto in corso in Ucraina.

Il Municipio, di fronte a pressioni crescenti da parte specialmente di rifugiati ucraini sul territorio ticinese, decise di revocare l'autorizzazione con la seguente motivazione: «La decisione è stata adottata al fine di prevenire possibili tensioni o turbative dell'ordine pubblico».

Oggi è HelvEthica Ticino a lamentare il silenzio delle autorità cantonali. «Non si tratta di una semplice controversia amministrativa. Sono direttamente coinvolti diritti garantiti dalla Costituzione federale e cantonale, in particolare la libertà di espressione e la libertà di riunione», si sottolinea nella nota inviata alle redazioni.

Il Comune di Muralto aveva ottenuto una proroga fino al 26 marzo per presentare le proprie osservazioni, ma «senza poi pronunciarsi nel merito né produrre alcun elemento a sostegno della decisione impugnata». Dal punto di vista giuridico, la giurisprudenza svizzera ed europea è chiara, osserva HelvEthica Ticino: «La mera possibilità di contestazioni o tensioni non è sufficiente a giustificare una limitazione preventiva di una libertà fondamentale. Occorre un pericolo concreto, attuale e verificabile per l’ordine pubblico». Nel caso di Muralto, invece, «il diniego delle misure provvisionali si è fondato esclusivamente sui rischi indicati dal Comune, senza che fossero dimostrati fatti concreti atti a giustificare una restrizione così incisiva».

Si ripropone così il problema del cosiddetto «veto dell’oppositore» (heckler’s veto): «Se fosse sufficiente minacciare contestazioni per impedire un evento pubblico, chiunque potrebbe ottenere, di fatto, la censura di iniziative che non condivide». Gli sviluppi successivi, afferma HelvEthica Ticino, rafforzano questa posizione : «Lo stesso documentario è stato infatti proiettato presso il Liceo di Bellinzona e in diverse città italiane, senza che si verificassero disordini». A Bellinzona, a onor del vero, le polemiche ci sono state, e abbastanza vivaci. «I timori avanzati non si sono dunque concretizzati».

Un ulteriore aspetto critico riguarda il fattore tempo. «Quando sono coinvolti diritti fondamentali, il tempo non è neutro. Ogni mese che passa rende sempre più difficile, se non impossibile, ripristinare integralmente l’esercizio del diritto leso: se la decisione arriva troppo tardi, il danno può ormai essere irreversibile». La Corte europea dei diritti dell’uomo sottolinea che «un rimedio giuridico è effettivo soltanto se consente di prevenire la violazione o di porvi rimedio in tempo utile, e non quando si limita a constatarla a posteriori».

Ad oggi, «il Consiglio di Stato non si è ancora pronunciato sul ricorso. È quindi legittimo attendersi una decisione al più presto». In uno Stato di diritto, «la garanzia delle libertà costituzionali non dipende soltanto dal contenuto delle decisioni, ma anche dalla loro tempestività. Perché, quando la giustizia arriva troppo tardi, nessuna decisione può restituire il diritto che nel frattempo non ha potuto essere esercitato».

Mancano sette mesi alle elezioni cantonali, conclude HelvEthica Ticino. «Sarebbe auspicabile che, prima di allora, il Consiglio di Stato trovasse finalmente il tempo di pronunciarsi su un ricorso che riguarda le libertà costituzionali e, quindi, tutti i cittadini».

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