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Boschi essiccati, fiumi riarsi e bollenti: il bollettino di guerra di un'estate tragica

Quanto male hanno fatto questi due mesi di canicola a fauna e flora nostrani? Ne parliamo con Sonia Cereghetti di WWF Ticino: «Negazionismo e procrastinazione non sono più accettabili».
Boschi essiccati, fiumi riarsi e bollenti: il bollettino di guerra di un'estate tragica
Archivio Ti-Press/Foto lettore tio.ch
Il laghetto della Colombera in una foto d'archivio e in una scattata in questi giorni.
Boschi essiccati, fiumi riarsi e bollenti: il bollettino di guerra di un'estate tragica
Quanto male hanno fatto questi due mesi di canicola a fauna e flora nostrani? Ne parliamo con Sonia Cereghetti di WWF Ticino: «Negazionismo e procrastinazione non sono più accettabili».

MENDRISIO - Per chi fa quattro passi lungo il Laveggio e il suo Parco diffuso è una fermata quasi obbligata, fra i boschi sul confine fra Genestrerio e Stabio. Stiamo parlando del laghetto naturale, e biotopo protetto dal WWF, della Colombera.

Chi lo conosce lo sa, lo specchio d'acqua - nella sua natura incontaminata - riflette in maniera spontanea la situazione idrica e meteorologica della regione. In questi giorni, dopo sostanzialmente due mesi ininterrotti di canicola e precipitazioni quasi zero, è ridotto a minimi termini. Una vista che non può lasciare indifferenti, anche pensando alle specie che solitamente la popolano.

Ma l'estate rovente non ha vessato solamente i boschi momò in questione, ma tutto il territorio cantonale: «L'umore non è certo dei migliori», ci conferma Sofia Cereghetti, responsabile WWF Ticino, «le conseguenze della crisi climatica sugli ambienti d'acqua dolce sono importanti e ogni anno sono sempre peggiori rispetto all'anno precedente».

E non si parla solo di siccità: «È la temperatura dell'acqua ad aumentare, stagione dopo stagione, e alcune specie faticano a sopravvivere o entrano in conflitto con specie esotiche, spesso invasive». La carenza di precipitazioni, inoltre, peggiora ulteriormente le cose: meno massa acquosa si traduce nuovamente in temperature più elevate, e una minore ossigenazione dell'acqua.

In questo desertico 2026 il bollettino è praticamente di guerra: «Numerosi corsi d’acqua hanno poca acqua o sono addirittura in secca. Questo è causa di morie per numerose specie acquatiche e gli impatti di questa situazione si trascineranno sul lungo termine», spiega Cereghetti, «bisogna garantire ai fiumi la maggior quantità d’acqua possibile su tutto l’arco dell’anno per prevenire, per quanto possibile, i danni della siccità. Questa è una battaglia che noi portiamo avanti da tantissimi anni, cercando di minimizzare i prelievi d’acqua. Non è sempre facile, ma la legge è dalla nostra parte».

La rinaturazione e la rivitalizzazione dei corsi d'acqua ticinesi sono da anni per WWF un punto strategico chiave per il nostro territorio. Un piano che però finisce forzatamente per scontrarsi con la “sete” di agricoltura e popolazione.

«I conflitti per l'uso dell'acqua ci sono e sono quotidiani: le attività umane entrano in conflitto sia tra di loro sia con la natura», aggiunge, «qui si palesa l’importanza di una buona pianificazione a livello locale, regionale e cantonale, ma anche l’importanza del senso civico e della sensibilizzazione/educazione alla tutela e all’uso parsimonioso delle risorse idriche».

Proprio in questi momenti di crisi il lavoro svolto da WWF - quasi controintuitivamente - mostra i suoi frutti più preziosi: «Quanto è stato fatto in questi anni non è stato certamente fatto invano, anzi, è proprio in questi momenti che ne vediamo il valore. Gli interventi di rivitalizzazione di ambienti di acqua dolce, siano essi fiumi o biotopi (vedi la foto della Colombera), favoriscono un miglior ciclo dell’acqua e aiutano a creare ambienti naturali variati e più freschi, dove le specie possono rifugiarsi nei momenti in cui le condizioni sono estreme come in queste settimane. Fauna e flora soffrono anche nei biotopi, ma immaginatevi se non ci fossero!».

Come hanno reagito gli animali selvatici ticinesi al caldo estremo? «La fauna nostrana ha senz'altro sofferto il caldo e la mancanza d'acqua. Si notano dei cambiamenti nei comportamenti riproduttivi di alcune specie, migrazioni per perdita di habitat, talvolta maggiore avvicinamento alle zone antropizzate alla ricerca di fonti d’acqua accessibili. Si vede poi l’arrivo di nuove specie, anche invasive. Questi fenomeni toccano la sia la fauna ittica sia la fauna terrestre, sebbene quella ittica sia impattata più severamente».

Per quanto riguarda i boschi la situazione è invece apertamente «critica», gli effetti della siccità prolungata sono infatti «visibili a occhio nudo sul territorio». Sono varie le specie che mostrano disseccamento e sono entrate in “autunno anticipato”, per molte di loro la primavera potrebbe non arrivare più. «Non possiamo ancora tirare le somme dei danni: li scopriremo sul lungo termine», chiosa Cereghetti.

La reazione più semplice a una situazione come questa può essere l'apatia o anche la sensazione di impotenza. Ma davvero si può fare qualcosa? Secondo Cereghetti la risposta è sì: «Si può sempre fare qualcosa. Ci si può informare in merito alle pratiche più sostenibili da adottare in situazioni di crisi, si possono sensibilizzare le nuove generazioni, si possono sostenere progetti e iniziative per la tutela della natura».

«E poi si può andare alla radice del problema e contribuire a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici riducendo le proprie emissioni di gas a effetto serra e sostenendo politiche che vanno in questa direzione, a livello federale e cantonale, ma anche nei singoli comuni dove c’è tanto margine d’azione. Bisogna lavorare alla radice del problema, negazionismo e procrastinazione non sono più accettabili», commenta

Soprattutto, continua la responsabile di WWF Ticino, c'è da muoversi proprio a Palazzo delle Orsoline: «In generale, un domani così incerto si affronta con consapevolezza e pianificazione, che deve avvenire a tutti i livelli, dal locale al nazionale. È quindi fondamentale che comuni e cantoni lavorino sui propri piani energetici e climatici. In Ticino, il nuovo Piano Energetico e Climatico Cantonale (PECC) è in discussione ormai da anni. È un documento che mette solide basi per l’attuazione di una buona politica energetica e climatica cantonale e, di riflesso, anche nei comuni. È importante che il Gran Consiglio lo approvi al più presto».

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