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LOCARNESE

La tensione col vicino è così alta che teme di essere uccisa

Lo strano caso di una donna che recentemente ha scritto a Marina Carobbio, presidente del Consiglio di Stato. La sua vicenda è attualmente ferma alla Corte dei reclami penali.
La tensione col vicino è così alta che teme di essere uccisa
Depositphotos (foto simbolica)
La tensione col vicino è così alta che teme di essere uccisa
Lo strano caso di una donna che recentemente ha scritto a Marina Carobbio, presidente del Consiglio di Stato. La sua vicenda è attualmente ferma alla Corte dei reclami penali.

LOCARNESE - Lo indica un sondaggio dell'istituto Marketagent pubblicato nel 2024: in Svizzera quasi un terzo della popolazione ha vissuto una lite col vicino di casa. Si discute un po' per tutto: sui rumori, sui posteggi, sulla lavanderia. Il sondaggio prende in considerazione in particolare le zone Oltre Gottardo. Ma la tendenza, stando a un sondaggio di Homegate (2020), sembra essere più o meno la stessa anche a sud delle Alpi.

Una vicenda surreale
Fino a che punto può protrarsi una crisi di vicinato? Il caso che arriva da un paesino del Locarnese, dove una donna sostiene di avere sentito il vicino di casa parlare di intenzioni omicide nei suoi confronti, ha qualcosa di surreale. 

Marina Carobbio, neo presidente del Consiglio di Stato ticinese, recentemente si è vista recapitare una lettera aperta. Una lettera in cui la donna in questione chiede che le situazioni di violenza segnalate al Cantone vengano chiarite fino in fondo, come "promesso" dalla stessa politica a fine luglio, in coda alla vicenda Zali.

Gravi problemi
La lettera, recapitata anche alla nostra redazione, ha incuriosito tio.ch che ha cercato di entrare in contatto con la mittente. Si scopre così che la vicenda ha radici in un minuscolo villaggio rurale, dove le abitazioni sono tutte attaccate tra loro e dove la donna da anni si trova al centro di gravi tensioni con un vicino di casa.

Il 18 agosto del 2025 un conoscente della donna ha inoltrato una denuncia penale al Ministero pubblico contro il vicino, proprio a tutela della stessa signora. Il 23 gennaio 2026 tuttavia lo stesso Ministero pubblico ha sancito un decreto d'abbandono, in sintesi per assenza di prove concrete. Attualmente, dopo un ricorso, la vicenda è ancora ferma alla Corte dei reclami penali. 

La conversazione
Ma cosa ha portato la donna e il suo conoscente a fare la denuncia e a insistere, anche dopo il decreto d'abbandono, affinché il caso venisse preso in seria considerazione? 

Tutto nasce da una conversazione che il vicino ha avuto con sua moglie nella primavera del 2025. Una conversazione che la donna denunciante, abitando proprio di fianco all'uomo, avrebbe sentito per caso. E che in seguito, una volta compreso il tenore della discussione, ha registrato con un apparecchio telefonico.

La pistola
Tio.ch ha potuto accedere ad alcuni spezzoni della registrazione. La qualità non è perfetta. Anzi. Si capisce poco. In sottofondo si sente una musica soffusa. Un uomo parla con una donna. Sembra fare riferimento a una pistola. E a qualcosa che lui "deve" fare. 

«Stando a quanto ho udito in prima persona – sostiene la donna protagonista di questa vicenda – il vicino voleva recarsi in Germania a procurarsi una pistola. E avrebbe avuto intenzione di uccidere me e un'altra persona a me legata in un punto preciso lungo la strada cantonale. Nella conversazione con la moglie cita il nome di un possibile complice. E parla degli ipotetici tempi di fuga».  

La perquisizione di fine settembre
La donna afferma di non dormire più nella sua casa da oltre un anno. «Sto da amici – dice –. Ho paura. Quando scende il buio mi rendo conto che il villaggio è davvero minuscolo ed è attorniato dal nulla. Non posso dormire a casa mia se il contesto è questo. Nel nucleo le case sono tutte ravvicinate, la mia è proprio accanto a quella del vicino. Per me è come se il pericolo fosse sempre presente».

La polizia ha perquisito l'abitazione del vicino a fine settembre. Non trovando nulla di particolarmente rilevante. E poi col passare dei mesi si è arrivati al decreto d'abbandono. 

«Ma questo – sospira la donna – non equivale a un chiarimento. Soprattutto se non sono stati sentiti tutti i testimoni. Io personalmente non sono mai stata ascoltata direttamente dagli inquirenti. Eppure sono una testimone diretta. Finché le cose stanno così, organizzo la mia vita in modo tale da non correre rischi. Da oltre un anno vivo senza alcuna routine quotidiana fissa».  

«Continuerò a lottare»
Stando a fonti del posto, il vicino in questione già prima delle due conversazioni che hanno portato alla denuncia avrebbe espresso pensieri di odio contro la donna ad altri abitanti del nucleo.

Altre persone tuttavia lo dipingono come un uomo mansueto e disponibile. Ed è uno dei tanti paradossi di questa storia raccontata tra l'altro anche su Youtube da una web tv della Foresta Nera, in Germania.

«Io continuerò a lottare affinché la verità venga a galla», conclude la donna al centro della vicenda. 

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