Se ne va una leggenda del Gambarogno

Tragico annegamento: Giuseppe Fleury, 72enne muratore e anima del villaggio di Sant'Abbondio, è morto. Era noto anche per il suo look particolare.
LOCARNESE - Il Gambarogno perde una leggenda. Giuseppe Fleury se ne è andato all'età di 72 anni. Il suo decesso è avvenuto in seguito a un tragico annegamento nelle acque del Verbano che tanto amava. L'incidente si è verificato nel pomeriggio di lunedì nei pressi della foce della Maggia, a Locarno. Il 72enne sarebbe stato sorpreso dal maltempo mentre si trovava vicino alla sua barca.
Il comunicato ufficiale
La conferma del decesso arriva anche da un comunicato della Polizia cantonale. «Il 17 agosto – si legge – poco prima delle 15, nella zona della foce della Maggia, è stata segnalata alla Centrale comune d'allarme (CECAL) la scomparsa nelle acque del lago Verbano di un 72enne cittadino svizzero domiciliato nel Locarnese. Le ricerche hanno visto in attività agenti della Polizia cantonale e la Salvataggio Sub Gambarogno. Il corpo privo di vita dell'uomo è stato individuato e recuperato oggi, martedì, poco dopo le 11.30, a circa 20 metri dalla riva e a una profondità di circa 10 metri. L'inchiesta di polizia dovrà stabilire la dinamica dell'accaduto».
Quei capelli lunghissimi
Giuseppe non era un personaggio che passava inosservato. Aveva capelli lunghissimi e biondi. «Non li taglio da quando avevo circa 20 anni – aveva raccontato due anni fa in un'intervista pubblicata sul settimanale Cooperazione –. Saranno lunghi quasi un metro, non li ho mai misurati».
Era stato intervistato anche da diverse testate d'oltre Gottardo. In diversi lo definivano una specie di Hippie. Ma a lui questo soprannome non piaceva molto. Amava sentirsi uno spirito libero.
Innamorato del Ticino
Il 72enne era cresciuto a Sciaffusa, nei pressi delle cascate del Reno. Aveva conosciuto il Ticino grazie alle vacanze estive e se ne era innamorato. In passato aveva vissuto a Gordola e ad Aurigeno.
Dal 1987 si era stabilito nel villaggio gambarognese di Sant'Abbondio dove oltre all'attività edile portava avanti una missione nobile. Teneva infatti in vita il negozietto del paese, praticamente uno degli ultimi luoghi di socializzazione del villaggio. Ci teneva tantissimo. «In questo negozio c’è l’essenziale per mantenere un minimo di contatti tra la gente del posto», aveva dichiarato Giuseppe sempre a Cooperazione.
La sua morte ha provocato un profondo senso di cordoglio e di commozione nell'intera regione. In tanti oggi ne ricordano la sua generosità e la sua bontà d'animo.




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