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Cantiere fermo, conti duplicati e ipoteche: nell'odissea di una famiglia ticinese

Avevano affidato la costruzione della loro casa a una società con sede a Cadro. I lavori, però, si sono improvvisamente fermati e gli artigiani hanno iniziato a lamentare mancati pagamenti. A due anni e mezzo dalla denuncia, l'inchiesta penale è ancora in corso.
Cantiere fermo, conti duplicati e ipoteche: nell'odissea di una famiglia ticinese
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Cantiere fermo, conti duplicati e ipoteche: nell'odissea di una famiglia ticinese
Avevano affidato la costruzione della loro casa a una società con sede a Cadro. I lavori, però, si sono improvvisamente fermati e gli artigiani hanno iniziato a lamentare mancati pagamenti. A due anni e mezzo dalla denuncia, l'inchiesta penale è ancora in corso.

DINO - Doveva essere la casa dei suoi sogni. Si è trasformata in un incubo costato, secondo le stime della famiglia, quasi mezzo milione di franchi. Un cantiere fermo per mesi, lavori da rifare, fatture pagate due volte e una battaglia giudiziaria che, a due anni e mezzo dalla prima denuncia penale, è ancora lontana dall'essere conclusa. La casa, nel frattempo, è stata ultimata. Ma a che punto è l'inchiesta?

Incontriamo Elena Beltrami, una delle diverse persone che nel cantone ritengono di essere state danneggiate nella vicenda legata alla Flock Haus Switzerland Sagl, nella sua abitazione di Dino. Accanto a lei, c'è il padre, che ha seguito passo dopo passo la realizzazione del progetto. «Questa casa rappresenta i sacrifici di tre generazioni», racconta.

Cinque anni fa la famiglia si era affidata alla società con sede a Cadro, rassicurata anche dal fatto che sul sito dell'impresa comparisse il logo del noto produttore tedesco di case prefabbricate Flock Haus. Prima di firmare, raccontano, erano state effettuate verifiche sulla società e non risultavano procedure fallimentari a suo carico. Il cantiere parte nel novembre del 2021, ma dopo il versamento degli acconti qualcosa si incrina: i lavori rallentano, gli artigiani lamentano mancati pagamenti e, con il passare dei mesi, il cantiere si blocca. Nel frattempo emergono altri committenti che raccontano problemi analoghi, mentre il produttore tedesco prende le distanze dalla società ticinese, precisando di non avere alcun rapporto giuridico con essa.

È quindi nel dicembre del 2023 la famiglia revoca il mandato all'impresa e, il 16 gennaio 2024, presenta una denuncia penale. La casa viene infine completata, ma solo dopo il cambio di architetto e ulteriori esborsi. Nel frattempo, secondo il Registro di commercio, dal 16 agosto 2024 uno dei due soci risulta dimissionario. Il 22 novembre seguente il Pretore decreta il fallimento della società.

12 le denunce depositate
Interpellato da tio.ch, il Ministero pubblico conferma che «l'inchiesta è tuttora pendente, sta facendo il suo corso e si trova nella fase delle ricostruzioni contabili». L'istruttoria, spiega il portavoce, «è stata scandita da numerosi verbali e da alcune perquisizioni e sequestri (già a partire dalla metà del 2024) di materiale sia cartaceo sia informatico».

Gli imputati sono due e, precisa ancora il Ministero pubblico, «nei loro confronti non sono state disposte misure restrittive della libertà». Le principali ipotesi di reato sono «appropriazione indebita e amministrazione infedele», mentre gli accusatori privati sono «una dozzina». Considerati gli accertamenti ancora in corso, conclude il portavoce, «non ci è possibile fornire ulteriori informazioni».

Un conto da mezzo milione
Nel frattempo il conto, per la famiglia Beltrami, ha continuato a lievitare. Oltre ad affidare il cantiere a un nuovo architetto, ha dovuto pagare nuovamente opere già saldate all'impresa, dai sanitari alla cucina fino a parte delle finiture. Come se non bastasse, si è vista notificare anche due ipoteche legali da parte di altrettanti artigiani rimasti senza essere pagati.

Una possibilità prevista dal diritto svizzero: se l'impresa generale incassa il denaro dal committente ma non paga gli artigiani, questi ultimi possono rivalersi sull'immobile con un'ipoteca legale.

Tra opere rifatte, parcelle del nuovo architetto, spese legali e pagamenti effettuati due volte, il danno economico stimato dalla famiglia sfiora oggi il mezzo milione di franchi.

Ma, spiegano, non è soltanto una questione di soldi. «La sensazione è quella di essere rimasti in un limbo».

Un'attesa che non riguarda soltanto il procedimento penale. La società, dichiarata fallita nel novembre del 2024, risulta infatti ancora in liquidazione. Interpellato da tio.ch, anche l'Ufficio esecuzione e fallimenti conferma che la procedura è tuttora in corso e si trova «nella fase di verifica dei crediti».

La graduatoria dei creditori non è ancora stata allestita né pubblicata e, di conseguenza, non è ancora possibile stabilire il numero definitivo dei creditori né l'ammontare complessivo del passivo. Le prossime tappe saranno il deposito della graduatoria e dell'inventario.

La versione dell'ex socio
Contattato da tio.ch, l'ex socio della Flock Haus Switzerland, che secondo i documenti del Registro di commercio risulta dimissionario dalla società dal 16 agosto 2024, preferisce non entrare nel merito dell'inchiesta penale. «C'è un procedimento in corso e non ritengo di potermi esprimere», afferma. E respinge ogni addebito relativo alla gestione contabile negli ultimi mesi di attività della società: «Nell'ultimo anno e mezzo circa non avevo più accesso ai conti».

Abbiamo quindi tentato di metterci in contatto anche con l'altra socia della Flock Haus Switzerland, ma invano. Nonostante i diversi tentativi, non abbiamo ricevuto risposta.

A due anni e mezzo dalla prima denuncia, la vicenda resta dunque aperta su due fronti: da una parte l'inchiesta penale, ancora nella fase delle ricostruzioni contabili; dall'altra il fallimento della società, la cui liquidazione è tuttora in corso. Nel frattempo Elena Beltrami e le altre persone che ritengono di essere state danneggiate continuano ad attendere che venga fatta piena luce su quanto accaduto.

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