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SVIZZERA

"Lex UBS", decisione rinviata alla settimana prossima

Mercoledì si esprimerà Karin Keller-Sutter
"Lex UBS", decisione rinviata alla settimana prossima
20min/Taddeo Cerletti
Fonte Ats
"Lex UBS", decisione rinviata alla settimana prossima
Mercoledì si esprimerà Karin Keller-Sutter

BERNA - Non sono bastate oltre tre ore di dibattito stamane al Consiglio degli Stati per terminare l'esame del progetto governativo volto a rafforzare le banche sistemiche, in particolare UBS, in caso di difficoltà. Il dibattito proseguirà mercoledì prossimo con la presa di posizione della «ministra» delle finanze, Karin Keller-Sutter.

Come noto, per evitare il ripetersi di una crisi come quella del Credit Suisse (CS) risalente al 2023, il Consiglio federale auspica che le banche sistemiche coprano interamente con capitale proprio le filiali estere. Ciò dovrebbe costare a UBS 20 miliardi di franchi.

Giudicando questa soluzione troppo cara per UBS, e capace di pregiudicarne la concorrenzialità a livello internazionale, la commissione preparatoria ha presentato una soluzione di compromesso che prevede una copertura delle filiali estere per il 50% con capitale di base di prima classe (CET1) e per il 50% con obbligazioni AT1 (Additional Tier 1). Attualmente vige la regola del 45% di capitale di base più il 17% in obbligazioni AT1.

Le obbligazioni AT1 sono titoli ad alto rendimento che, in caso di gravi difficoltà finanziarie della banca, vengono convertiti in capitale proprio oppure dichiarati privi di valore (come capitato col CS, ciò che ha dato luogo a una vertenza giuridica che deve ancora essere risolta dal Tribunale federale). Se si profila una situazione di crisi, secondo la proposta della commissione le obbligazioni AT1 dovrebbero contribuire in modo significativo alla stabilizzazione già in una fase precoce.

Nel corso del dibattito d'entrata, questa proposta è stata fortemente contestata, soprattutto da sinistra, ma anche dal Centro, poiché giudicata insufficiente in caso di crisi finanziaria maggiore. Il rischio è che i contribuenti, attraverso lo Stato, vengano chiamati in soccorso delle banche, come capitato in passato per UBS e CS.

Una soluzione equilibrata
Oggi in aula, diversi oratori si sono battuti per la soluzione della commissione. Tiana Moser (PS/ZH) ha parlato di un inasprimento equilibrato, un tipico compromesso elvetico. La piazza finanziaria deve senz'altro diventare più resistente alle crisi, ma nel contempo una grande banca deve rimanere competitiva a livello internazionale, ha dichiarato.

Ragionamenti simili sono stati espressi anche dal «senatore» del Centro ticinese, Fabio Regazzi, sia in qualità di rappresentante del Ticino che di presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM). Per l'imprenditore locarnese, un inasprimento delle norme come auspicato dal Governo rischia di costare troppo alla piazza finanziaria, col rischio che quest'ultima - ossia UBS - ne faccia pagare il prezzo alle aziende che hanno bisogno di crediti a prezzi ragionevoli per i propri affari e alle famiglie.

Il settore assicurativo e bancario, ha aggiunto Regazzi, contribuisce per il 7% del PIL ticinese e genera oltre il 10% delle imposte versate al canton Ticino. Per questo è necessaria una soluzione equilibrata che consenta alla banca di essere maggiormente resiliente in caso di crisi, mantenendola però concorrenziale sui mercati.

Con la soluzione della commissione, UBS dovrebbe costituire 13 miliardi di franchi di capitale AT1 aggiuntivo, secondo Thierry Burkart (PLR/AG). La proposta di compromesso della maggioranza si allinea alle realtà internazionali e l'AT1 è uno strumento ben noto, ha spiegato.

Per Regazzi, come anche per altri suoi colleghi, la soluzione governativa è punitiva per UBS: essa non tiene conto di quanto fatto da questo istituto nel 2023 quando è venuto in soccorso della piazza finanziaria elvetica acquisendo il CS ed evitando così una crisi catastrofica sui mercati finanziari mondiali.

Una via di mezzo
Ai difensori della proposta della commissione, ha ribattuto una forte minoranza guidata da Peter Hegglin secondo cui le partecipazioni estere dovrebbero essere coperte al 90% da capitale di base di prima classe, proprio in virtù delle esperienze maturate durante la crisi del Credit Suisse. Una quota più elevata di questo capitale darebbe un segnale di sicurezza e affidabilità per la piazza finanziaria, ha affermato.

Per Pirmin Bischof (Centro/SO), i titoli AT1 generano incertezza giuridica in caso di crisi. «Se la situazione precipita, non è chiaro cosa succederà», ha sottolineato. Una maggiore copertura patrimoniale non è uno svantaggio, ma parte integrante di una piazza finanziaria di cui andare fieri, ha affermato dal canto suo Heidi Z'graggen (Centro/UR), secondo cui UBS potrebbe vantarsi in futuro di essere la banca più solida al mondo. Insomma, si tratterebbe per Z'graggen di una buona pubblicità per la grande banca.

Anche Isabelle Chassot (Centro/FR), già presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) sul tracollo del CS, ha sostenuto questa linea: «La popolazione si aspetta che traiamo insegnamenti dalla crisi del CS», ha spiegato, sottolineando che le obbligazioni AT1 comportano rischi giuridici.

Responsabilità per il futuro
Un'altra minoranza coagulatasi attorno a Eva Herzog (PS/BS) ha sostenuto la posizione del Consiglio federale. A parere della «senatrice» basilese, le obbligazioni AT1 non sono adatte ad assorbire le perdite in caso di difficoltà maggiori.

«Di recente la Confederazione ha dovuto salvare due volte una banca ricorrendo alla legislazione di emergenza e mettendo a disposizione ingenti somme», ha ammonito Pierre-Yves Maillard (PS/VD). Sono necessarie disposizioni di legge per prevenire ulteriori crisi, ha avvertito, aggiungendo che come parlamentari «abbiamo una responsabilità nei confronti del futuro e i rischi sono reali».

Per Maillard, visto il modo egregio con quale sia il Consiglio federale sia la Banca nazionale hanno agito durante la crisi del CS, il plenum dovrebbe dare loro fiducia accogliendo la proposta governativa così com'è, lasciando perdere le obbligazioni AT1 non adeguate in caso di crisi importante, come sostenuto tra l'altro dalla BNS, dalla FINMA e da numerosi esperti del ramo.

Maillard si è anche lamentato delle pressioni esercitate da UBS, cui ha rinfacciato una certa arroganza contro i sostenitori della linea governativa. In questo frangente, ha concluso, dobbiamo «mostrare autorità» e avere fiducia nel Consiglio federale.

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