«La neutralità svizzera ha perso la bussola»

Il nuovo Consiglio della neutralità solleva dubbi sulle recenti scelte della Confederazione in politica estera e sulla coerenza nell'applicazione delle sanzioni.
Il nuovo Consiglio della neutralità solleva dubbi sulle recenti scelte della Confederazione in politica estera e sulla coerenza nell'applicazione delle sanzioni.
BERNA - La neutralità svizzera ha perso la bussola è l'affermazione lapidaria del neonato «Consiglio della neutralità» costituito da dodici personalità svizzere in vista della votazione del 27 di settembre su questo strumento della politica estera elvetica.
L'iniziativa sulla neutralità, promossa da Pro Svizzera e da alcuni membri dell'UDC, propugna l'iscrizione nella carta fondamentale di una definizione di neutralità, esigendo che la Svizzera non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa, salvo in caso di attacco diretto contro il Paese. Il testo chiede che la Confederazione rinunci a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti, a meno che vengano decise dall'ONU, al contrario di quanto fatto con la Russia dopo l'invasione dell'Ucraina.
Per Guy Mettan, ex caporedattore del quotidiano romando «Tribune de Genève», dalla fine della guerra fredda si assiste a un'erosione della neutralità svizzera. La Confederazione adotta le sanzioni economiche dell'UE e degli Stati Uniti contro la Russia, ma di fronte alle esazioni di Israele non fa nulla.
Uno degli obiettivi del «Consiglio della neutralità» è quindi quello di richiamare l'attenzione sul diritto internazionale e sulle violazioni di cui esso potrebbe essere oggetto. Mettan ha citato in particolare i bombardamenti in Serbia nel 1999, l'invasione dell'Afghanistan nel 2001 o, più recentemente, il massacro dei palestinesi e il rapimento dell'ex presidente venezuelano Maduro.
«Se alcune di queste violazioni hanno dato luogo a sanzioni e condanne, altre sono state ignorate o minimizzate. C'è un doppio standard», ha criticato l'ex ambasciatore Jean-Daniel Ruch. «Perché la Svizzera e gli altri Paesi adottano misure quando la Russia attacca l'Ucraina, ma non quando Israele attacca cinque Paesi? Questa incoerenza danneggia la credibilità della nostra politica estera», secondo Ruch.
Per i membri di questa neonata associazione, la neutralità non è un concetto obsoleto, ma un punto di forza fondamentale per il nostro Paese e per la comunità internazionale. I buoni uffici potrebbero sortire i loro effetti in modo credibile solo se la Svizzera fosse percepita come una mediatrice imparziale, ha ricordato il giurista Alfred de Zayas.
«Una Svizzera neutrale non offre alcun motivo agli oppositori della NATO per bombardarci. I Russi non avrebbero ragione alcuna per dichiararci guerra», ha sottolineato George Martin, ex ambasciatore al servizio della Confederazione. Alla luce di tutti questi motivi, il nuovo «Consiglio della neutralità» chiede una revisione della strategia di sicurezza svizzera, criticando in particolare un orientamento marcato verso la NATO, nonché la negligenza del diritto internazionale.
Ralph Bosshard, ex consigliere militare presso la rappresentanza svizzera in seno all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ha criticato la mancanza di chiarezza dei concetti utilizzati e un'analisi contraddittoria della minaccia. Mentre la strategia di sicurezza della Confederazione presenta la Russia come il pericolo principale, l'intelligente elvetica ritiene molto improbabile un attacco militare russo contro uno Stato europeo. A suo parere, vantaggi e rischi di una cooperazione rafforzata con l'Alleanza atlantica non sarebbero inoltre esaminati in modo equilibrato, né messi a confronto con una chiara politica di neutralità.Iniziativa verrebbe respinta
Stando a un sondaggio realizzato dall'istituto Leewas per conto di Tamedia e 20 Minuten e pubblicato ieri, l'iniziativa sulla neutralità andrebbe verso la bocciatura ottenendo il 36% di sì contro il 62% di avvisi negativi. Nel dettaglio, il 30% è chiaramente a favore e il 6% piuttosto, mentre il 57% è sicuro di votare no e il 5% è orientato in questa direzione. Un 2% rimane indeciso. Rispetto alla prima indagine, risalente al mese di giugno, l'opposizione si è rafforzata. Il campo del no è infatti passato dal 54% al 62%, quello del sì ha invece guadagnato solo due punti (dal 34% al 36%).




