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SVIZZERA

Crisi migratoria a Ceuta, Jans: «Qui la situazione è sotto controllo»

Gestione dei flussi migratori sotto i riflettori: in Svizzera, Cantoni e Comuni segnalano una pressione crescente.
Crisi migratoria a Ceuta, Jans: «Qui la situazione è sotto controllo»
Archivio TiPress
Fonte NZZ
Crisi migratoria a Ceuta, Jans: «Qui la situazione è sotto controllo»
Gestione dei flussi migratori sotto i riflettori: in Svizzera, Cantoni e Comuni segnalano una pressione crescente.

BERNA - «La situazione è sotto controllo». È la rassicurazione del consigliere federale Beat Jans dopo quanto accaduto negli scorsi giorni a Ceuta, dove l’arrivo di migliaia di migranti ha riacceso in Europa il dibattito sulla sicurezza delle frontiere. Ma se per il ministro dell’Asilo la Svizzera non registra un aumento delle domande e sta progressivamente smaltendo gli arretrati, sul territorio la fotografia è decisamente meno tranquilla. Cantoni e Comuni denunciano infatti strutture sotto pressione, difficoltà nei rimpatri e costi sempre più pesanti.

Jans ha sottolineato inoltre che, sul piano amministrativo, il sistema Schengen ha funzionato: «Nessuno da Ceuta ha potuto proseguire il viaggio verso l’Europa». Per la Svizzera, ha aggiunto, non ci sarebbero invece indicazioni di un aumento delle domande d’asilo.

I numeri, però, raccontano una realtà che resta complessa. Come riporta la Nzz, nel primo semestre del 2026, secondo la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 3024 persone hanno lasciato volontariamente la Svizzera, 1172 sono state rimpatriate con la forza e altre 906 sono state trasferite in altri Paesi nell’ambito del sistema Dublino. Tutti numeri inferiori, in termini assoluti, rispetto allo stesso periodo del 2025.

Nel Paese vivono intanto oltre 235mila rifugiati, circa il triplo rispetto a quindici anni fa. E ogni anno vengono presentate costantemente tra 20mila e 30mila domande d’asilo.

Procedure più rapide, ma il problema resta
La Confederazione sottolinea che i tempi delle procedure sono migliorati. Una procedura d’asilo estesa è passata da una durata media di 571 giorni nel 2025 a 457 giorni. Considerando tutte le domande, la media è scesa da 218 a 164 giorni. Nel primo semestre del 2026, inoltre, quasi la metà delle richieste è stata evasa entro due mesi.

Per i Cantoni, però, la situazione rimane tutt’altro che semplice. A Zurigo, il direttore della sicurezza Mario Fehr ha denunciato circa 10'000 casi d’asilo e quasi 4000 richieste per lo statuto S ancora pendenti a livello federale, oltre a quasi 6500 casi davanti ai tribunali. Secondo Fehr, la Confederazione trasferirebbe inoltre troppo presto alcuni richiedenti ai Cantoni, che si trovano così a dover gestire una pressione crescente sull’accoglienza.

Il problema è particolarmente evidente sul fronte degli alloggi. Trovare rapidamente spazi per 20, 30 o 100 persone è spesso difficile, in un contesto in cui la disponibilità di abitazioni è già limitata. Le autorità sono quindi costrette a ricorrere a strutture temporanee, progetti che possono però incontrare opposizioni, ricorsi e bocciature alle urne.

«La situazione è peggiorata»
Ancora più drastica la valutazione del Canton Argovia, che dal gennaio 2023 mantiene lo stato di «emergenza asilo». Il consigliere di Stato Jean-Pierre Gallati (UDC) sostiene che la normalizzazione sia oggi più lontana di allora.

«Nel gennaio 2023 nel Canton Argovia c’era un centro cantonale d’emergenza, e oggi il Servizio sociale cantonale ne gestisce otto – tutti sotterranei», ha dichiarato. Il numero di persone appartenenti al settore dell’asilo, ha aggiunto, «è così alto da non essere mai stato raggiunto dalla fine della Seconda guerra mondiale».

Gallati chiede alla Confederazione di velocizzare le procedure e di garantire che le persone obbligate a lasciare il Paese vengano effettivamente rimpatriate. E invita il Consiglio federale ad applicare, in situazioni eccezionali, l’articolo 55 della legge sull’asilo, che consente di adottare misure per limitare l’immigrazione.

A lanciare l’allarme sono anche i Comuni. Claudia Kratochvil, direttrice dell’Associazione dei Comuni svizzeri, aveva già parlato di un possibile «collasso dell’asilo», sottolineando la mancanza di strutture, personale specializzato e, sempre più, di consenso da parte della popolazione.

La stessa «Strategia sull’asilo 2027» della Confederazione riconosce che, in presenza di carichi eccezionali, le strutture ordinarie di Cantoni e Comuni possono essere non solo messe alla prova, ma «parzialmente sovraccaricate». Tra i problemi c’è anche quello finanziario: l’integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro procede a rilento e l’80% rimane dipendente dall’assistenza sociale.


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