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«Durante la gravidanza desideravo perdere il bambino»

È considerata una delle fasi più belle della vita. Ma la realtà, per molte donne, è diversa. Ecco cosa raccontano tre di loro.
«Durante la gravidanza desideravo perdere il bambino»
Deposit (simbolica)
«Durante la gravidanza desideravo perdere il bambino»
È considerata una delle fasi più belle della vita. Ma la realtà, per molte donne, è diversa. Ecco cosa raccontano tre di loro.

SVIZZERA - La gravidanza viene spesso descritta come uno dei periodi più felici della vita. Tuttavia, per molte donne la realtà è ben diversa. Tra disturbi fisici, complicazioni mediche e pressioni sociali, quello che dovrebbe essere un periodo speciale può trasformarsi in un’esperienza complessa e talvolta dolorosa.

Rahel, 33 anni, è incinta del suo primo figlio, e racconta una gravidanza segnata da varie difficoltà. «Nei primi tre mesi avevo continuamente nausea e riuscivo a malapena a mangiare. Dal secondo trimestre ho dovuto restare a casa, perché il lavoro mi provocava un indurimento della pancia. Ora sono a casa da così tanto che ne risento anche psicologicamente. Non avrei mai pensato di soffrire così tanto», spiega.

Nonostante ciò, la 33enne sottolinea che si tratta comunque di un «bel periodo». Come si conciliano le due cose? «Quando vedi il bambino all’ecografia, senti il battito o percepisci i movimenti, capisci che tutto questo ne varrà la pena. Tuttavia, sono felice che la gravidanza stia per finire».

Ancora più difficile è stata l’esperienza di Michele, oggi 50enne. Durante la sua prima gravidanza le è stato diagnosticata un'iperemesi gravidica: una condizione che causa episodi molto frequenti e intensi di vomito durante la gravidanza che l’ha fortemente debilitata, al punto da farle perdere molto peso. Per questo ha dovuto assumere farmaci quotidianamente. «A un certo punto ho maledetto mio figlio e spesso avrei voluto perderlo», racconta. Solo pochi giorni prima del parto ha iniziato a sentirsi meglio. Nonostante le sofferenze, dopo la nascita il legame con la figlia non è stato compromesso.

Diverso, ma comunque impegnativo, il vissuto di Nathalie, 34 anni. Per gran parte della gravidanza ha trascorso un periodo positivo, riuscendo a lavorare fino al settimo mese. In seguito, complicazioni come contrazioni precoci e una gestosi l’hanno costretta a fermarsi e ad affrontare momenti difficili, culminati in un taglio cesareo d’urgenza. «Gli ultimi giorni sono stati terribili», riferisce.

Le testimonianze mettono in luce una realtà spesso poco raccontata: ogni gravidanza è diversa e non sempre corrisponde all’immagine idealizzata diffusa nella società. Le tre donne concordano su un punto: è importante non avere aspettative rigide e accettare che questo periodo possa essere tanto bello quanto impegnativo.

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