Omicidio di Wohlen, 41enne affetto da schizofrenia paranoide: chiesta una misura terapeutica

La Procura richiede un trattamento a lungo termine per l'uomo ritenuto incapace di intendere e di volere dopo la perizia psichiatrica.
La Procura richiede un trattamento a lungo termine per l'uomo ritenuto incapace di intendere e di volere dopo la perizia psichiatrica.
ARGOVIA - Omicidio intenzionale, tentato omicidio intenzionale e messa in pericolo della vita. Sono queste le accuse nei confronti del 41enne svizzero che il 18 agosto 2024 aveva ucciso un 39enne di origini polacche, custode dell’immobile dove si è consumata la tragedia, e ferito la figlia della vittima, che all’epoca aveva sette anni. La Procura di Muri-Bremgarten ha ora presentato al competente Tribunale distrettuale la richiesta di disporre nei suoi confronti una misura terapeutica stazionaria. Secondo la perizia psichiatrica, infatti, l’uomo è incapace di intendere e di volere.
Le approfondite indagini della Procura e della Polizia cantonale argoviese sono nel frattempo giunte al termine. Sulla base di una perizia psichiatrico-forense, l’imputato soffre di una grave forma di schizofrenia paranoide. Secondo quanto stabilito dagli esperti, al momento dei fatti si trovava in uno stato di grave alterazione psichica e la sua capacità di comprendere l’illiceità delle proprie azioni era completamente compromessa.
La Procura ritiene pertanto che l’uomo fosse incapace di intendere e di volere. Per questo motivo, la legge non prevede una pena. A tutela della collettività, ha quindi chiesto l’adozione di una misura terapeutica stazionaria, prevista dall’articolo 59 del Codice penale svizzero e finalizzata a un trattamento a lungo termine.
La sparatoria
La mattina di quel 18 agosto, lo ricordiamo, il 39enne stava lasciando l’edificio insieme alla sua famiglia quando decise di suonare alla porta dell’imputato per chiedergli di fare meno rumore. Dopo qualche attimo, l’uomo aprì la porta e si presentò con una pistola, con la quale sparò contro il 39enne, uccidendolo.
L’arma fu poco dopo puntata anche contro la moglie della vittima, accorsa in suo aiuto. Successivamente, in quello che viene descritto come uno stato di alterazione psichica, l’imputato sparò contro la figlia della coppia, all’epoca di sette anni, che era a sua volta accorsa sul posto. Solo per una fortuita circostanza la bambina non riportò ferite potenzialmente letali.
La polizia cantonale, intervenuta sul posto, arrestò l’uomo. Da allora si trova sotto custodia delle autorità e attualmente è sottoposto a esecuzione anticipata della misura.
La richiesta della Procura è ora pendente davanti al Tribunale distrettuale di Bremgarten. L’imputato ha ammesso i fatti. Fino alla decisione del tribunale competente, vale la presunzione di innocenza.





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