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VOTAZIONE 14 GIUGNO

«Anche quando perde, l'UDC riesce a imporre l'agenda»

Il partito, secondo l'analisi del politologo Oscar Mazzoleni, può rivendicare una vittoria politica nonostante l'esito delle consultazioni
20 minuti/Stefan Lanz
Fonte ats
«Anche quando perde, l'UDC riesce a imporre l'agenda»
Il partito, secondo l'analisi del politologo Oscar Mazzoleni, può rivendicare una vittoria politica nonostante l'esito delle consultazioni

VOTAZIONE 14 GIUGNO - L'iniziativa popolare "No una Svizzera da 10 milioni!" è stata respinta ieri con il 54,8% di voti contrari, ma secondo il politologo Oscar Mazzoleni l'UDC può comunque rivendicare una vittoria politica.

«Anche quando perde, l'UDC riesce a imporre la sua agenda», afferma il professore all'università di Lucerna in un'intervista pubblicata oggi da La Liberté. A suo avvisto il risultato non è una sorpresa. «Malgrado il suo carattere originale, poiché proponeva di fissare un tetto demografico inedito, questa iniziativa si inserisce nella continuità delle votazioni sull'immigrazione e l'Europa organizzate da una trentina d'anni in Svizzera. Ritroviamo le fratture abituali tra città e campagna, così come tra regioni linguistiche».

A determinare il voto sono stati fattori diversi a seconda delle aree geografiche. «In Romandia la questione europea è stata determinante; nella Svizzera tedesca, il forte radicamento dell'UDC e una maggiore reticenza verso l'UE hanno favorito il sì». Inoltre nelle regioni di confine, il timore di un aumento dei frontalieri ha giocato contro l'iniziativa. «La situazione in Ticino è eloquente a questo proposito: la popolazione ha sì approvato il testo, ma con un margine risicato, mentre di solito i ticinesi sostengono in modo molto più netto le proposte volte a limitare l'immigrazione e l'integrazione europea».

Perché questa volta l'UDC ha fallito, mentre nel 2014 l'iniziativa contro l'immigrazione di massa era passata con il 50,3%? «All'epoca, gli oppositori si erano mobilitati meno, soprattutto perché pensavano che un'iniziativa popolare avesse poche possibilità di ottenere la doppia maggioranza. Da allora, si è imparato che tali testi possono passare. Questa volta nulla è stato lasciato al caso: gli ambienti economici, il centro-destra e la sinistra hanno investito massicciamente nella campagna».

Inoltre il contesto internazionale è cambiato. «Di fronte alle incertezze legate agli Stati Uniti e dopo l'esperienza della Brexit, l'Unione Europea appare più che nel 2014 come un partner stabile. La prospettiva di indebolire le relazioni bilaterali ha quindi potuto preoccupare di più».

Nonostante la sconfitta, Mazzoleni vede comunque l'UDC come vincitrice dell'agenda politica. «Ha ottenuto circa il 45% dei voti di fronte a un'ampia coalizione. Soprattutto, ha posto i suoi temi al centro del dibattito, senza dover assumere le conseguenze di un'accettazione. Potrà presentarsi come il partito che aveva proposto una soluzione, ma che è stato impedito di agire da tutti gli altri».

«Da una trentina d'anni, l'UDC dà largamente il tempo politico», prosegue il docente. «Per usare una metafora, sfreccia in Ferrari da quando Christoph Blocher ha deciso di investire massicciamente nelle campagne politiche. Gli altri partiti continuano, invece, a considerare che in Svizzera una Peugeot sia sufficiente, poiché restano maggiormente legati alla negoziazione, al compromesso e al lavoro istituzionale», conclude.

Sulla stessa lunghezza d'onda è anche la reazione di un altro politologo, Pascal Sciarini. «L'UDC guadagnerebbe da uno a tre punti percentuali se le elezioni federali si tenessero oggi», sostiene il decano della facoltà di scienze sociali dell'Università di Ginevra in dichiarazioni riportate oggi da Le Temps. Questo è il risultato di una strategia di campagna elettorale permanente che permette di dettare l'agenda sia politica che mediatica. Partendo dal presupposto che un'elezione non si vince a sei settimane dal voto, l'UDC occupa il terreno con le sue iniziative a ripetizione per mobilitare nuovi elettori. Una strategia sviluppata da tempo ed esplicitamente ammessa, precisa l'esperto.

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