Midterm, se il Congresso si spacca cosa succede al franco?

L'incertezza politica a Washington potrebbe rafforzare la valuta elvetica — bene rifugio per definizione — attirando capitali in cerca di stabilità.
BERNA / WASHINGTON D.C. - La seconda amministrazione Trump è quasi giunta al giro di boa. Ancora ventiquattro ore e gli States si ritroveranno nel pieno dell'election night minore, quella delle "midterm", le elezioni di metà mandato che sono, di fatto, un referendum sull'attuale presidenza. Una scadenza quindi, lo ripetiamo, minore rispetto alla quadriennale contesa per la Casa Bianca ma che promette di scompigliare non poco gli equilibri politici. E non solo in terra americana.
Lo scenario più probabile, stando agli analisti, ci restituisce la proiezione di un Congresso spaccato in due, con la Camera destinata quasi certamente a tingersi di blu a fronte di un Senato che potrebbe riuscire invece a mantenere la sua maggioranza repubblicana. Il classico quadro dell'anatra zoppa, foriero di incertezze. E proprio queste ultime potrebbero, pur non avendo un'implicazione diretta né con la politica monetaria statunitense né con il nostro Paese, avere ricadute anche alle nostre longitudini.
Il franco, un rifugio sempre sicuro
Le variabili in gioco, va detto, sono parecchie. Pesano i tassi d'interesse, la stabilità dei mercati e come l'economia americana percepirà il volere delle urne. Inoltre, va considerato anche ciò che accadrà oltre l'orizzonte elettorale. Il principale osservato, per quanto ci riguarda, è il franco. Il suo essere una valuta rifugio per tutte le stagioni lo rende una calamita per i capitali nei momenti in cui i mercati sono pervasi da incertezza.
Dovesse verificarsi quello che viene considerato lo scenario più probabile, quello di un Congresso diviso, si entrerebbe in una fase in cui diventerebbe un'impresa titanica per l'Amministrazione Trump riuscire a dare il via libera a grandi spese e a tagli strutturali sulla fiscalità. Meno stimoli, calo dei rendimenti e il dollaro, così, diventa meno attrattivo.
Non potendo far passare leggi al Congresso, Donald Trump si concentrerà sugli strumenti che controlla direttamente. Nel concreto, gli analisti prevedono un aumento aggressivo dei dazi contro la Cina e, ancora di più, contro l'Ue. Le minacce sull’Eurozona potranno quindi indebolire anche l’euro, con gli investitori che cercheranno protezione nel franco, spingendo il cambio verso il basso.
Un Congresso diviso storicamente amplifica gli scontri politici a Washington, in particolare sul rinnovo del tetto del debito, sollevando timori di stallo istituzionale o default tecnico. E anche in questo caso, il franco svizzero rimane un cosiddetto "safe heaven" garantito.
Cosa significa per la Svizzera?
Un franco che si rafforza eccessivamente - e bene lo abbiamo potuto vedere anche in tempi recenti - è un grosso problema tanto per l'industria delle esportazioni, con le merci vendute all'estero che diventano più care (mentre quelle acquistate "fuori" in dollari risultano più convenienti), quanto per il turismo e per gli investitori.
Fatta questa premessa, il risultato delle midterm statunitensi potrà provocare delle oscillazioni ma per quanto riguarda il costo della vita in Svizzera, perlomeno nell'immediato, gli impatti saranno modesti. Da osservare, come già abbiamo scritto, è quanto invece accadrà - e quindi se il franco continuerà a mostrare i muscoli - una volta che l'incertezza elettorale si sarà dissolta.



