Hacker mandano in tilt i frigoriferi: «Può succedere anche in Svizzera»

Un attacco informatico ai banchi frigo ha fatto andare a male tonnellate di alimenti in Francia. Un esperto di cibersicurezza spiega perché il rischio è rilevante anche nei supermercati elvetici
PARIGI - Frigoriferi fuori controllo, temperature fino a 50 gradi e tonnellate di alimenti da buttare. È il bilancio di un attacco informatico che, nella notte tra domenica e lunedì, ha colpito circa 150 supermercati in Francia, tra cui filiali di Intermarché, Netto e Carrefour. Gli hacker sono riusciti a manipolare a distanza gli impianti di refrigerazione, provocando danni materiali su larga scala. Un episodio che solleva interrogativi anche in Svizzera: potrebbe accadere nei supermercati di Migros, Coop, Aldi o Lidl?
Il rischio esiste
Secondo Sebastian Obermeier, esperto di cibersicurezza della Scuola universitaria professionale di Lucerna (HSLU), il rischio esiste. Gli aggressori avrebbero sfruttato vulnerabilità nei sistemi di refrigerazione connessi a Internet del produttore Danfoss, intervenendo sulla funzione di sbrinamento. «La prima parte dell'attacco è meno complessa, poiché i sistemi erano accessibili da Internet e apparentemente presentavano vulnerabilità note», spiega l'esperto a 20 Minuten. La manipolazione dei parametri richiede invece conoscenze specifiche. Il produttore aveva già distribuito un aggiornamento di sicurezza nel 2025, ma non è ancora chiaro se gli hacker abbiano sfruttato falle che quell'intervento avrebbe dovuto risolvere.
Il collegamento alla rete può essere un problema
Il problema riguarda potenzialmente anche la grande distribuzione svizzera. Molti impianti frigoriferi sono collegati alla rete per consentire interventi di manutenzione a distanza, ma questa comodità può trasformarsi in una porta d'ingresso per i criminali informatici. A complicare la situazione contribuiscono dispositivi utilizzati per decenni, aggiornamenti trascurati e software obsoleti. Obermeier non conosce nel dettaglio le infrastrutture di Migros, Coop, Aldi e Lidl, ma sottolinea che le criticità sono spesso comuni e che i sistemi Danfoss sono diffusi in tutta Europa. Una manipolazione potrebbe inoltre passare inizialmente inosservata se gli impianti mostrassero temperature apparentemente normali. I controlli prescritti dovrebbero comunque permettere di individuare il problema con alta probabilità.
Anche altri dispositivi sono vulnerabili
In Francia la procura di Parigi ha segnalato anche incendi, ma resta da accertare un eventuale collegamento con l'attacco. Quanto al rischio di una crisi alimentare, Obermeier invita a distinguere tra un episodio isolato e un'azione coordinata. «Una perdita una tantum di prodotti freschi non è ancora una crisi di approvvigionamento», precisa. Ben più preoccupanti sarebbero attacchi ripetuti contro magazzini frigoriferi centrali e piattaforme logistiche. L'esperto mette inoltre in guardia dalla vulnerabilità di altri dispositivi connessi, come pompe di calore, colonnine di ricarica e inverter fotovoltaici: l'attivazione o lo spegnimento simultaneo di decine di migliaia di apparecchi potrebbe destabilizzare la rete elettrica. L'ipotesi di un'operazione di guerra ibrida è considerata plausibile, ma al momento non esistono prove e gli autori dell'attacco restano sconosciuti.
Le contromisure
E come si stanno preparando i grandi distributori svizzeri? Interpellati da 20 Minuten, tutti assicurano di prestare particolare attenzione alla sicurezza informatica, senza però rivelare dettagli sulle misure adottate. Migros precisa che attualmente «non ci sono indicazioni di un attacco informatico contro frigoriferi o impianti di refrigerazione» nelle proprie filiali svizzere. Anche Lidl Svizzera conferma di non essere stata coinvolta nell'incidente francese. Coop riferisce di disporre di «misure di sicurezza complete», regolarmente verificate e aggiornate, mentre Aldi afferma di controllare periodicamente le dotazioni tecniche dei negozi e di monitorare attentamente la situazione. Per Obermeier, la lezione dell'attacco francese è chiara: «Ha dimostrato che con poco sforzo si possono causare danni fisici su larga scala. Anche altri aggressori ne hanno preso atto».



