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SVIZZERA

Benzina alle stelle, ma la Svizzera frena sulla svolta elettrica

Gli incentivi frammentati e le tasse più alte su questo tipo di auto frenano la transizione, nonostante la domanda in crescita.
Benzina alle stelle, ma la Svizzera frena sulla svolta elettrica
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Fonte Ats
Benzina alle stelle, ma la Svizzera frena sulla svolta elettrica
Gli incentivi frammentati e le tasse più alte su questo tipo di auto frenano la transizione, nonostante la domanda in crescita.

AARAU - Malgrado i prezzi della benzina in aumento la Svizzera resta una roccaforte del motore a combustione: sul fronte delle auto elettriche il paese è nettamente arretrato nel confronto europeo, afferma Helmut Ruhl, CEO dell'importatore di vetture Amag.

«Nel 2019 eravamo al quinto posto per quanto riguarda l'elettrificazione delle vetture, alla fine del 2025 al 13esimo rango e, a metà 2026, siamo scesi al 16esimo», argomenta il manager in un'intervista pubblicata oggi dall'Aargauer Zeitung. «Stiamo procedendo più velocemente di prima, ma più lentamente rispetto a molti altri paesi europei».

Tra le ragioni, lo specialista cita condizioni quadro che definisce contraddittorie. Molte persone vivono in affitto o in proprietà per piani, ma non hanno diritto a una possibilità di ricarica; anche nei parcheggi pubblici manca l'infrastruttura. Inoltre i cantoni applicano incentivi diversi riguardo alle imposte sui veicoli a motore. In alcuni luoghi un SUV elettrico di fascia media costa fino a 1000 franchi in più all'anno di imposte rispetto a un'auto a benzina comparabile. «Questo non può essere», chiosa.

Secondo l'intervistato comunque recentemente la mobilità elettrica ha preso velocità. Nell'anno in corso un quarto delle nuove immatricolazioni è costituito da auto puramente elettriche; in agosto erano il 30% e in settembre ancora qualcosa di più. Anche gli alti prezzi dei carburanti contribuiscono a una domanda aggiuntiva, sostiene l'importatore dei marchi Volkswagen, Audi, Skoda, Seat e Cupra. Per quanto riguarda la crescente concorrenza cinese, il dirigente ritiene che i produttori europei siano ancora ben posizionati: stando a un sondaggio l'84% degli svizzeri preferisce case automobilistiche tedesche anche per le auto elettriche.

Per Ruhl l'Europa deve conciliare la protezione del clima e un'industria automobilistica competitiva. Il presidente della direzione di Amag è favorevole a dazi e all'introduzione di requisiti di produzione locale come reazione a condizioni di concorrenza ineguali con Pechino. «La Cina anni or sono ha lavorato essa stessa con dazi, obblighi di produzione locale e joint venture», ricorda. L'Europa dovrebbe però farlo in modo intelligente, senza isolarsi, conclude.

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