F-35, Bregy difende Amherd: «Sbagliato parlare di scandalo»

Il presidente del Centro respinge l'ipotesi di una commissione parlamentare d'inchiesta: «Non apporterebbe nulla di nuovo».
GINEVRA - Il presidente del Centro Philipp Matthias Bregy respinge l'etichetta di «scandalo» per il dossier F-35 e chiude la porta a una commissione parlamentare d'inchiesta (CPI). In un'intervista pubblicata oggi da Le Temps, il consigliere nazionale vallesano difende l'operato dell'ex consigliera federale Viola Amherd, sottolineando che l'acquisto dei caccia fu una decisione dell'intero Consiglio federale.
Bregy afferma di essere ancora regolarmente in contatto con Amherd, che starebbe attraversando «una fase particolarmente complicata». Quanto al rapporto molto critico della Commissione della gestione del Consiglio nazionale, sostiene che non abbia portato elementi «veramente nuovi» e ricorda che il consigliere federale Martin Pfister aveva già informato la popolazione sulla situazione. Respinge inoltre le accuse di bugie e dissimulazione, rilevando che il rapporto non arriva a queste conclusioni.
Il presidente del Centro riconosce tuttavia che il ritardo con cui Amherd informò i colleghi di governo sull'assenza di un prezzo fisso può essere considerato una colpa. A suo giudizio, però, il punto centrale resta la questione del prezzo: all'epoca, osserva, sia l'ambasciatore statunitense in Svizzera sia uno studio legale incaricato dell'esame avevano indicato l'esistenza di un prezzo fisso. «È giusto che un governo si fidi degli esperti, come dell'ambasciatore americano», afferma.
Bregy si oppone quindi alla richiesta di una CPI, sostenendo che avrebbe senso soltanto se potesse far emergere nuovi elementi. Dopo le spiegazioni di Pfister e il rapporto della Commissione della gestione, ritiene invece che la priorità sia attuare misure per migliorare le procedure. Una commissione d'inchiesta, a suo avviso, finirebbe soltanto per rallentare questo processo.
Il 48enne difende infine anche Pfister, elogiandone il lavoro in una situazione geopolitica difficile. Secondo Bregy, la strategia definita dal nuovo responsabile della Difesa e dal Consiglio federale, con un esercito maggiormente concentrato sulle sue missioni principali e sulle capacità di difesa, è adeguata all'attuale situazione internazionale.



