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SOLETTA

La inseguì nel prato con il furgone per ucciderla: l'accusa chiede l'ergastolo

Il brutale delitto consumatosi a Bellach (SO) è finito in tribunale. La 17enne che rientrava a casa in bici scelta come vittima «per capire com'è ammazzare qualcuno».
La inseguì nel prato con il furgone per ucciderla: l'accusa chiede l'ergastolo
Foto lettore 20 Minuten
Fonte Sda
La inseguì nel prato con il furgone per ucciderla: l'accusa chiede l'ergastolo
Il brutale delitto consumatosi a Bellach (SO) è finito in tribunale. La 17enne che rientrava a casa in bici scelta come vittima «per capire com'è ammazzare qualcuno».

SOLETTA - Il giovane che nell'aprile 2023 a Bellach (SO) ha investito a morte una ragazza di 17 anni, dopo averla inseguita e strangolata, dovrebbe essere condannato all'ergastolo. È quanto ha richiesto la procuratrice lunedì davanti al tribunale distrettuale di Soletta-Lebern.

L'avvocata che difende l'imputato 23enne ha invece chiesto una pena detentiva di 11 anni. La sentenza sarà pronunciata martedì 30 giugno.

Lei in bici, lui su un furgone
Il fatto è avvenuto nella notte tra il 7 e l'8 aprile 2023, dal Venerdì Santo al Sabato di Pasqua. Sia l'allora 19enne sia la vittima, una giovane donna a lui completamente sconosciuta, stavano tornando a casa: lui con un furgone della ditta in cui lavorava, lei in bicicletta.

Mentre guidava, il giovane aveva pensato: «Chissà com'è ammazzare una persona?». Vedendo la 17enne sulla sua ebike, ha quindi deciso di speronarla da dietro senza riuscire nel suo intento.

La tragica fuga in un campo
Per questo è sceso dall'auto e l'ha aggredita con l'intenzione «di stenderla per poi romperle il collo». Lei però si è difesa e si è data alla fuga. Lui riuscì a saltarle addosso e a strangolarla. Convinto di averla uccisa, tornò nel suo furgone.

Ma così non era, la ragazza si rialzò provando nuovamente a scappare. L'allora 19enne si mise al volante del furgone, abbandonando la strada e travolgendola nell'erba. Malgrado le sue urla, continuò a infierire andando avanti e indietro e sprofondando nel prato fino a ucciderla schiacciandola con il suo veicolo.

All'arrivo della polizia, allertata per un incidente stradale, l'ipotesi iniziale era stata proprio quella del sinistro. Poi però i nodi sono venuti al pettine e il giovane è stato arrestato sul posto.

In aula, in silenzio
Il ventiduenne svizzero ha seguito il processo senza alcuna reazione visibile, apparendo a tratti quasi annoiato. Durante l’interrogatorio, ha parlato dei suoi «pensieri oscuri», come ha definito le sue ricorrenti fantasie violente che si presentano ancora oggi, malgrado la terapia somministrata durante la detenzione preventiva.

Sulla sera del delitto e sul fatto stesso si è rifiutato di rispondere.

Un profilo psichiatrico
Come ha spiegato la perita psichiatrica, nel giovane è stato riscontrato un grave disturbo di personalità con aspetti dissociali e borderline. Nelle sue dichiarazioni l’imputato è sempre rimasto estremamente vago.

In linea di principio, un disturbo come quello dell’imputato è curabile, ha detto la perita che ha raccomandato un internamento terapeutico. Poiché ci sono molte incertezze e lui è ancora molto giovane, non si può dire come si svilupperà: «Un trattamento sarà sicuramente molto difficile e molto lungo».

«Arrivata la polizia il suo unico desiderio era fumarsi una sigaretta»
La procuratrice ha chiesto una pena detentiva a vita e una pena pecuniaria sospesa per altri capi d'imputazione. Il fatto che l’imputato abbia reso una confessione completa non può valere come attenuante: in precedenza, per un anno e mezzo, aveva sostenuto di aver agito spinto «da delle voci».

Secondo l'accusa si tratta chiaramente di omicidio e il movente era la curiosità: «Ha portato avanti con ostinazione il suo piano di uccidere una persona e ha fatto di tutto per riuscire finalmente a uccidere la sua vittima», spiega.

Arrivata la polizia, «il suo unico desiderio era poter fumare una sigaretta. Ancora oggi non c'è traccia alcuna di pentimento».

Per la difesa è pentimento autentico
La difesa è d'accordo sull'ipotesi di reato promossa dall'accusa, ovvero l'omicidio. Non è però d'accordo riguardo al suo pentimento, che sarebbe, invece, autentico: «Non ha mai scritto una lettera di scuse alla famiglia perché temeva di essere frainteso». Il fatto che sia incensurato dovrebbe inoltre influire sulla decisione della pena.

Gli undici anni richiesti dovrebbero essere sospesi a favore di una misura terapeutica stazionaria.

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