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SVIZZERA

«Pregavo per essere guarito»: il dramma delle terapie di conversione

Un uomo racconta gli anni trascorsi cercando di cambiare il proprio orientamento sessuale. Intanto il Consiglio federale si dice favorevole in linea di principio a un divieto nazionale.
«Pregavo per essere guarito»: il dramma delle terapie di conversione
Depositphotos (karrastock.gmail.com)
Fonte SRF
«Pregavo per essere guarito»: il dramma delle terapie di conversione
Un uomo racconta gli anni trascorsi cercando di cambiare il proprio orientamento sessuale. Intanto il Consiglio federale si dice favorevole in linea di principio a un divieto nazionale.

BERNA - Le terapie che pretendono di «correggere» l’orientamento sessuale possono causare profonde sofferenze. In Svizzera si discute ora di un possibile divieto nazionale.

Il viaggio negli USA per "guarire"
Adrian Stiefel ha raccontato allaSRF d'aver capito già a 14 anni di essere attratto dagli uomini. Nel suo ambiente di chiesa evangelica libera, però, l’omosessualità era considerata una malattia. Convinto che Dio non potesse amarlo così, per dieci anni ha cercato di cambiare il proprio orientamento. Ha pregato per essere «guarito» e, a 19 anni, si è recato negli Stati Uniti per sottoporsi a una terapia di conversione.

Per una settimana ha partecipato a esorcismi nei quali si cercava di individuare e scacciare la presunta «forza omosessuale». Oggi Stiefel racconta di aver scelto volontariamente di sottoporsi a quel trattamento, ma sottolinea quanto fosse limitata la sua libertà: «Se l’alternativa è perdere la famiglia, la comunità e la salvezza dell’anima, la libertà di scelta è estremamente ridotta».

«La solitudine e i sensi di colpa»
Quell’esperienza ha lasciato ferite profonde. «Ero triste e solo», ricorda. Per molto tempo non è riuscito a costruire una relazione intima. Ai sentimenti di solitudine si sono aggiunti i sensi di colpa: se né la chiesa né Dio erano riusciti a «guarirlo», pensava che la colpa fosse sua.

A metà dei vent’anni si è allontanato dal suo ambiente evangelico. Ma ci sono voluti altri dieci-quindici anni per liberarsi dalle convinzioni con cui era cresciuto. Solo allora ha potuto vivere apertamente come omosessuale e, allo stesso tempo, continuare a essere credente.

Pratiche presenti in diverse religioni
Secondo Philippe Gilbert, del Centro intercantonale di informazione sulle questioni religiose di Ginevra, è sorprendentemente frequente che chi ha vissuto esperienze simili non abbandoni la propria fede. Il centro ha studiato il fenomeno nella Svizzera francese.

Le pratiche di conversione, spiega Gilbert, non riguardano soltanto le comunità cristiane: «Le troviamo anche in comunità ebraiche, islamiche ed esoteriche».

Quanto sono diffuse in Svizzera?
È difficile stabilire quanto siano diffuse in Svizzera. Secondo il Panel LGBTIQ+ dell’Università di Zurigo, quasi una persona omosessuale su dieci e circa una persona trans su sette ha avuto a che fare con misure di conversione.

Oggi Stiefel dirige l’Antenna LGBTI della Chiesa riformata di Ginevra. Nota che alcune comunità religiose sono diventate più aperte: l’omosessualità non viene più necessariamente respinta, ma alle persone queer può ancora essere chiesto di non vivere la propria sessualità. Per Stiefel, questo è «quasi ancora più crudele» di un divieto esplicito.

Il Governo valuta un divieto
Il Consiglio federale ha recentemente condannato le misure di conversione e si è detto, per la prima volta, favorevole in linea di principio a un divieto nazionale. Nel suo rapporto, tuttavia, sostiene che le leggi esistenti siano sufficienti e non ritiene necessario introdurre una nuova normativa federale.

Stiefel non è d’accordo. A suo avviso, un divieto avrebbe anche un valore simbolico: «Una legge crea una norma sociale». Indica cioè ciò che una società considera accettabile e ciò che non lo è.

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