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SVIZZERA

Falde acquifere: saranno sufficienti per resistere a un'altra estate torrida?

In oltre 150 comuni svizzeri le sorgenti si prosciugano. E c'è una pericolosa sopravvalutazione delle risorse: la Svizzera non conosce il limite di carico delle sue riserve idriche
Falde acquifere: saranno sufficienti per resistere a un'altra estate torrida?
Urs Jaudas
Falde acquifere: saranno sufficienti per resistere a un'altra estate torrida?
In oltre 150 comuni svizzeri le sorgenti si prosciugano. E c'è una pericolosa sopravvalutazione delle risorse: la Svizzera non conosce il limite di carico delle sue riserve idriche

SVIZZERA - La Confederazione lancia l'allarme siccità in tutta la Svizzera e ha dichiarato a livello nazionale il grado di pericolo 4. In molti luoghi le falde acquifere sono a livelli bassi e continuano a scendere, mentre le sorgenti portano sempre meno acqua o si prosciugano del tutto. Nel frattempo, con la fine delle vacanze estive, il consumo idrico dovrebbe tornare a crescere in modo significativo, mettendo sotto pressione numerosi comuni ormai al limite. In molte zone vigono già divieti di irrigare i prati, riempire le piscine e lavare le auto, e al momento non si intravede alcun miglioramento della situazione.

Chi spegne le fontane, e chi no
Oltre ai divieti di irrigazione e di utilizzo dell'acqua, numerosi comuni hanno deciso di spegnere le fontane pubbliche per risparmiare risorse idriche. La città di Zurigo, invece, lascia funzionare le sue circa 1200 fontane nonostante i livelli storicamente bassi del lago. Il motivo è tecnico: gran parte delle fontane zurighesi è alimentata da una rete separata, indipendente dalla corrente elettrica, che attinge da acqua di sorgente e di emergenza, senza mettere a rischio la sicurezza dell'approvvigionamento.

Uzwil (SG), la piscina chiude in anticipo
In alcuni comuni ci si spinge ancora oltre. A Uzwil, nel canton San Gallo, il consumo d'acqua nei giorni più caldi arriva a quadruplicarsi: per questo motivo il comune ha deciso di chiudere la piscina già il 16 agosto. La misura permetterebbe di risparmiare ogni giorno tra i 50 e i 150 metri cubi di acqua potabile fresca, una quantità che secondo le autorità corrisponde circa al fabbisogno giornaliero di 1000 persone.

Wittnau (AG): le sorgenti forniscono solo la metà dell'acqua
La siccità si fa sentire in modo particolarmente evidente nel canton Argovia. Il comune di Wittnau si approvvigiona interamente di acqua potabile da quattro sorgenti proprie, e nelle camere delle fontane si vede già a occhio nudo che il flusso è diminuito. «Esattamente un anno fa scorrevano ancora 544 litri al minuto, oggi solo 275», spiega Ruwen Bähler, responsabile dei servizi regionali dei fontanieri. L'afflusso dalle quattro sorgenti si è quindi praticamente dimezzato. Il villaggio, nel frattempo, continua a consumare in media circa 210 litri al minuto nonostante le misure di risparmio, lasciando un margine di appena 65 litri al minuto. «Finché dalle sorgenti arriva più acqua di quanta ne venga consumata, Wittnau può continuare ad autoapprovvigionarsi», afferma Bähler.

Se però la portata delle sorgenti dovesse calare ulteriormente, o se si verificasse una grave rottura di una condotta, la situazione potrebbe farsi critica. In quel caso, spiega ancora Bähler, l'acqua dovrebbe essere trasportata con un'autocisterna da 30 metri cubi da un comune vicino e immessa nell'impianto di pompaggio del serbatoio delle sorgenti. Al momento non esiste una condotta diretta che permetta al villaggio di attingere acqua da un comune limitrofo in caso di scarsità: «È in fase di progettazione, ma per l'attuale siccità arriva troppo tardi.»

L'esperto: «Pensiamo di avere acqua in abbondanza»
L'idrologo Klaus Lanz, di International Water Affairs, individua un problema di fondo: «Non sappiamo quanta acqua consumiamo e quanta in realtà possiamo utilizzare». La Svizzera, spiega, non conosce il proprio limite di carico idrico, un fatto che nella situazione attuale definisce «estremamente pericoloso».

Oggi, in molti luoghi, viene prelevata più acqua di falda di quanta se ne rigeneri naturalmente. Secondo Lanz alcuni livelli potrebbero essere ai minimi storici, e le conseguenze rischiano di farsi sentire a lungo: «Può volerci più di un anno prima che i deficit attuali vengano colmati». Un'eventuale estate secca anche nel 2027 andrebbe così a colpire riserve già indebolite.

«Pensiamo di avere acqua in abbondanza. Non è più così da tempo. Il concetto di castello d'acqua ci dà un falso senso di sicurezza», afferma Lanz, che invita anche i comuni con riserve ancora sufficienti a risparmiare. Le falde acquifere, ricorda, non si fermano ai confini comunali e sono spesso collegate tra loro: «Dobbiamo esserne consapevoli: tutti attingono dallo stesso bilancio idrico. Ogni litro d'acqua non prelevato dalla natura è un aiuto».

«Serve un piano nazionale per l'acqua»
Dall'attuale crisi, sostiene Lanz, bisogna trarre delle conseguenze concrete, a partire dall'introduzione di una strategia nazionale per l'acqua. Oggi non esiste un monitoraggio capillare dei prelievi effettivi da parte di agricoltura, industria o data center, e senza questi dati diventa difficile valutare quanto siano sotto pressione le risorse disponibili. In futuro, secondo l'esperto, i cantoni dovrebbero poter rilevare in modo sistematico questi prelievi.

Allo stesso tempo, andrà chiarito chi debba avere la priorità quando l'acqua scarseggia davvero: «L'acqua potabile per la popolazione deve avere la precedenza sull'irrigazione dei campi? Quanto potrà ancora prelevare l'industria?» Anche l'agricoltura, conclude Lanz, dovrà adattarsi nel lungo periodo a estati sempre più secche, puntando su colture meno idroesigenti, suoli capaci di trattenere meglio l'acqua e sistemi di irrigazione più efficienti.

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