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La voglia c'è ma le culle restano vuote, natalità al minimo storico

Pesa il costo dei figli, ma il desiderio di averne resta diffuso. Lo dice uno studio di Swiss Life.
La voglia c'è ma le culle restano vuote, natalità al minimo storico
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Fonte Swiss Life
La voglia c'è ma le culle restano vuote, natalità al minimo storico
Pesa il costo dei figli, ma il desiderio di averne resta diffuso. Lo dice uno studio di Swiss Life.

ZURIGO - Il tasso di natalità in Svizzera continua a scendere e nel 2025 ha raggiunto il minimo storico di 1,28 figli per donna. Un dato che si inserisce in una tendenza globale: nel 2023 il numero medio di figli per donna nel mondo si è dimezzato rispetto al 1950 e in Europa nessun Paese ha raggiunto la soglia di 2,1 necessaria al ricambio generazionale.

È quanto emerge da un nuovo studio di Swiss Life, che mette in luce un quadro complesso: se da un lato quasi la metà delle persone senza figli tra i 18 e i 45 anni (46%) dichiara di volerne, dall’altro la natalità continua a diminuire. Secondo Nadia Myohl, responsabile Research Previdenza presso Swiss Life Svizzera, «un calo nelle nascite di questa portata porterà in un prossimo futuro a un minor numero di lavoratori che entreranno nel mercato del lavoro. Ciò può ripercuotersi negativamente sulla crescita economica e mette il nostro sistema di previdenza per la vecchiaia di fronte a grandi sfide».

Le prospettive demografiche indicano inoltre che dal 2031 il numero di decessi supererà quello delle nascite. Entro il 2075, per ogni persona in età pensionabile ci saranno solo due persone in età lavorativa, contro le tre attuali.

Genitori soddisfatti, ma più stressati
Lo studio evidenzia come i genitori siano complessivamente soddisfatti quanto le persone senza figli, ma vivano livelli di stress più elevati, soprattutto nei primi anni di vita dei bambini. Tra chi ha figli sotto i quattro anni, il 52% dichiara di sentirsi spesso sotto pressione, contro il 36% delle persone senza figli.

L’arrivo dei figli incide anche sulla situazione economica: le famiglie con figli risparmiano in media il 17% del reddito lordo, contro il 22% delle coppie senza figli. Circa la metà degli intervistati ritiene che avere figli renda più difficile accantonare risparmi per la vecchiaia.

Madri penalizzate sul lavoro, cresce il carico non retribuito
Le differenze si riflettono anche nel mercato del lavoro. Le madri tra i 25 e i 54 anni lavorano tra le 16 e le 22 ore settimanali retribuite, contro le 29-32 ore delle donne senza figli. I padri, invece, mantengono livelli occupazionali simili agli uomini senza figli (36-40 ore).

Se si considera anche il lavoro non retribuito, il carico complessivo delle famiglie con figli risulta superiore. «Se si tiene conto anche del lavoro non retribuito, le famiglie con figli lavorano complessivamente più ore rispetto a quelle senza figli, in particolare quando i bambini hanno meno di 7 anni», afferma Myohl. In questa fase, le madri arrivano a un impegno settimanale di 61-65 ore, con una quota molto più elevata di lavoro domestico rispetto ai padri.

Pressione sociale e percezioni di genere
Tre persone su dieci ritengono eccessiva l’aspettativa sociale di avere figli, con una percezione più diffusa tra le donne (35%) rispetto agli uomini (23%). Il 38% degli intervistati afferma che la società si aspetta che una donna abbia figli, contro il 17% riferito agli uomini.

Persistono anche stereotipi sul desiderio di genitorialità: quasi la metà degli intervistati ritiene che siano soprattutto le donne a volere figli, mentre solo il 5% indica gli uomini. In realtà, i dati mostrano una differenza minima: il 45% delle donne senza figli e il 48% degli uomini senza figli desidera diventare genitore.

Tra desiderio e ostacoli concreti
Tra le persone senza figli tra i 18 e i 45 anni, il 27% non desidera averne. Le ragioni principali sono la mancanza di desiderio (52%), l’aver già concluso la pianificazione familiare (43%) e i costi finanziari (39%). Tra chi non ha figli, pesano anche fattori come la situazione globale (46%) e il tempo richiesto (44%).

Chi invece desidera avere figli indica come principali ostacoli la giovane età (41%), l’assenza di un partner adatto (41%) e le difficoltà economiche (30%). Tra i 31 e i 40 anni emerge inoltre il tema della salute, citato dal 31% degli intervistati.

Nonostante le difficoltà, il desiderio di genitorialità resta diffuso anche tra chi ha già figli: il 33% dei genitori tra i 18 e i 45 anni vorrebbe un altro figlio. La qualità della relazione di coppia si conferma il fattore più importante nella decisione di allargare la famiglia, più della situazione economica o dell’organizzazione domestica.

Uno scenario destinato a pesare sul futuro
Il calo della natalità è il risultato di molteplici fattori, tra cui l’aumento dei costi opportunità legati ai figli e i cambiamenti socioeconomici, in particolare l’avanzamento delle donne nel mondo del lavoro. Tuttavia, lo studio evidenzia come il desiderio di avere figli non sia venuto meno.

Il divario tra aspirazioni e realtà resta quindi uno degli elementi chiave per comprendere la dinamica demografica attuale e le sue implicazioni future per l’economia e il sistema sociale.

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