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Custodi, insegnanti, giardinieri, consulenti spirituali: i mestieri dove l'IA non attacca

Sono i lavori destinati a restare "umani" e che l'intelligenza artificiale non potrà rimpiazzare. Empatia e alcune manualità sono immuni alla sostituzione.
Foto Deposit
Fonte TAGES-ANZEIGER
Custodi, insegnanti, giardinieri, consulenti spirituali: i mestieri dove l'IA non attacca
Sono i lavori destinati a restare "umani" e che l'intelligenza artificiale non potrà rimpiazzare. Empatia e alcune manualità sono immuni alla sostituzione.

ZURIGO - Il mercato del lavoro è in subbuglio per l'avvento dell'intelligenza artificiale: in alcuni comparti lavorativi le risorse umane sentono la concorrenza del "grande simulatore" e si vedono insidiati mansioni e attività un tempo di loro stretta spettanza. Ma non tutti i mestieri sono esposti al rischio di finire sotto il dominio dell'IA. Ne parla in un articolo il Tages-Anzeiger che ha sottoposto ad alcuni esperti il quesito di quali potrebbero essere le figure professionali immuni alla rivoluzione dell'IA. E la risposta è stata che sarebbero almeno 16 le professioni al sicuro. Fra queste - come evidenzia anche una ricerca del Politecnico di Zurigo - vi sono gli addetti alle pulizie, i custodi, gli aiutanti di cucina, tutti mestieri che almeno fino ai prossimi 15-30 possono non temere di essere presi di mira: questo perché - viene spiegato - l'evoluzione dei sistemi potrebbe cambiare il quadro, complice «la crescente integrazione tra IA generativa e robotica che potrebbe coinvolgere anche attività manuali oggi considerate sicure».

I punti deboli e i territori professionali difficili da espugnare
Quando in un'attività professionale entra in gioco «l'interazione umana diretta, capacità decisionali sofisticate e sensibilità sociale» l'azione dell'intelligenza artificiale entra in crisi. «Tra le professioni considerate difficilmente automatizzabili emergono quelle caratterizzate da forte variabilità, contesto e relazioni umane». Per tornare all'esempio del famoso custode, questi «combina competenze tecniche diverse, dalla manutenzione al giardinaggio, operando in situazioni sempre nuove e imprevedibili». Anche mestieri come «installatori e artigiani specializzati» si muovono in quel limbo di manualità e «giudizio estetico» che rende difficile la totale espugnazione da parte dell'IA. Che appare debole anche in campi professionali come quello di falegnami e carpentieri.

Dagli psicologi agli architetti, dai parrucchieri alle guide alpine: le altre professioni non sostituibili
L'intelligenza artificiale è destinata a rimanere nient'altro che uno strumento di supporto per esempio nel campo dell’istruzione: Gli insegnanti svolgono un ruolo che va oltre la trasmissione di contenuti: facilitano l’apprendimento collettivo, accompagnano il passaggio dalla teoria alla pratica e sviluppano capacità critiche ed emotive» scrive il Tages-Anzeiger. I punti deboli dell'algoritmo vengono evidenziati anche in tutti quei settori dove «empatia e capacità di interpretazione» svolgono un ruolo centrale: si pensi ai settori di mediazione culturale, sanitario, terapeutico, dove «la relazione umana resta centrale». Psicologi, psicoterapeuti, fisioterapisti e personale medico «si basano su fiducia, empatia e interazione diretta. Anche in chirurgia, dove la robotica è già avanzata, il controllo umano e la responsabilità restano determinanti».

E poi ci sono «professioni come giardinieri paesaggisti e architetti» che «evidenziano un altro elemento cruciale: la capacità di mediare tra esigenze diverse in contesti reali. L’IA può supportare progettazione e analisi, ma non sostituire il confronto diretto con clienti, autorità e comunità». Gli esperti individuano in «parrucchieri, soccorritori o consulenti spirituali» gli altri mestieri in zona franca, perché «si fondano su contatto umano, improvvisazione e fiducia. Anche se la tecnologia potrà replicare alcune funzioni, la qualità dell’esperienza umana resta difficilmente sostituibile». Un posto sicuro lo occupano «le guide alpine», per fattori x insostituibili quali «esperienza, intuizione» decisivi «in ambienti complessi e imprevedibili, nonostante il supporto crescente dei dati».


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