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08.06.2021 - 11:570
Aggiornamento : 15:12

«Chi non si farà vaccinare ne pagherà le conseguenze»

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin va contro il pensiero del proprio partito.

L'Udc aveva infatti consigliato un utilizzo soft per il certificato Covid-19 che andrebbe impiegato solo per i viaggi internazionali, per i grandi eventi e nelle discoteche. Proposta già bocciata dal Consiglio nazionale.

BERNA - «Chi non si farà vaccinare ne pagherà le conseguenze». Queste le parole espresse ieri dal Presidente della Confederazione Guy Parmelin (UDC) durante la sessione di Consiglio nazionale. Dichiarazioni bomba che vanno contro il pensiero del suo stesso partito e che urtano con quelle del suo collega di Governo Ueli Maurer che venerdì - durante la conferenza stampa di presentazione - aveva ribadito che l'utilizzo del certificato sarebbe stato «gratuito e volontario». «La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri», ha invece ricordato al "Blick" Guy Parmelin prendendo spunto da una massima del filosofo tedesco Immanuel Kant. 

Il timore di una società a due velocità - L'intenzione dell'UDC, però, era quella d'introdurre dei paletti per l'utilizzo del certificato Covid-19, che non dovrebbe venir usato per entrare in determinati luoghi, come ad esempio ristoranti, bar, cinema od ospedali. Per i democentristi il suo utilizzo andrebbe limitato nel tempo (fino a settembre) e solo per i viaggi internazionali, per i grandi eventi con più di cinquemila persone (al chiuso) e per le discoteche.   Proposte proposta, queste, che però sono già state bocciate ad ampia maggioranza (126 voti contro, solo 56 a favore) dal Consiglio nazionale.

Dove il certificato non sarà obbligatorio - Quando entrerà in vigore il certificato non sarà sicuramente impiegato in luoghi della vita quotidiana, quali i trasporti pubblici, la scuola, i negozi o il posto di lavoro. Il suo impiego non è previsto, ma possibile, nei ristoranti, nelle sale cinematografiche o a manifestazioni con meno di mille persone.

Non solo per vaccinati - Il documento - in formato cartaceo o elettronico, l'applicazione per smartphone è disponibile da ieri, ma il codice QR non è ancora stato messo a disposizione della popolazione, non si limita però ai vaccinati, ma comprende pure tutte le persone guarite o che possono vantare un test negativo fatto nelle ultime 72 ore. La validità per vaccinati e guariti sarà invece di 180 giorni che potranno venire prorogati su richiesta. 

La proposta del Consiglio federale sui tre settori dello scorso 19 maggio:

Settore verde: impiego del certificato escluso
Il primo settore − quello verde − comprende i luoghi della vita quotidiana e i contatti con le autorità. Qui il certificato è esplicitamente escluso poiché sono in gioco compiti dello Stato o libertà e diritti fondamentali. In questo settore rientrano per esempio le manifestazioni private e religiose, i trasporti pubblici, i negozi, il posto di lavoro e la scuola.

Settore arancione: l’impiego del certificato evita chiusure o è volontario
Il secondo settore − quello arancione − include i luoghi che rientrano soltanto parzialmente nella vita quotidiana, ma che sono frequentati da un gran numero di persone. Quali esempi si possono citare i bar e i ristoranti, le manifestazioni, le strutture ricreative, sportive e per il tempo libero, le società sportive e culturali o le visite a ospedali e case di cura. Qui l’impiego del certificato non è previsto. Tuttavia, se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare e vi fosse il rischio di un sovraccarico del sistema sanitario, l’accesso sarà limitato alle persone con un certificato COVID per evitare chiusure. Al momento, grazie all’andamento della campagna di vaccinazione, c’è motivo di credere che non sarà necessario. In questo settore, in cui entrano in gioco rapporti legali tra privati, sarà tuttavia possibile impiegare il certificato su base volontaria fino a quando non potranno essere revocate le prescrizioni per i piani di protezione. Un ristorante, un cinema o un centro fitness potrà, per esempio, limitare l’accesso a persone con un certificato COVID per rinunciare a piani di protezione, a limitazioni della capienza o all’obbligo della mascherina.

Settore rosso: l’impiego del certificato permette riaperture
Il terzo settore − quello rosso − include il traffico internazionale di passeggeri e i luoghi sensibili dal punto di vista epidemiologico, quali le grandi manifestazioni o le discoteche. Probabilmente molti Stati richiederanno un certificato COVID all’ingresso. Per le grandi manifestazioni così come per i club e le discoteche, l’impiego del certificato è previsto nella strategia di riapertura del Consiglio federale. Anche qui dovrà però essere limitato nel tempo.

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