Aquila bicipite, Xhaka ci ricasca (insieme a Rodriguez)

Durante una serata al Petco Park di San Diego, il capitano e il compagno hanno riproposto il controverso gesto. L'ASF minimizza: «Si è trattato semplicemente di un saluto alla comunità albanese, fuori da qualsiasi contesto sportivo».
SAN DIEGO - L'aquila bicipite torna a far discutere. A pochi giorni dall'esordio della Svizzera al Mondiale, Granit Xhaka e Ricardo Rodriguez hanno riproposto il controverso gesto - già al centro di un polverone durante il Mondiale 2018 in Russia - nel corso di una serata al Petco Park di San Diego, dove i giocatori della Nazionale hanno assistito a una partita di baseball tra Padres e New York Mets.
Interpellata da 20 Minuten, l'ASF ha però subito ridimensionato l'episodio. «Granit Xhaka, così come diversi altri giocatori, si è fermato dopo la partita per autografi e selfie. In serata ha colto l'occasione per salutare nuovamente la comunità albanese», ha spiegato il portavoce Adrian Arnold, sottolineando che «la scena non si è svolta sul campo e non faceva parte dell'evento sportivo».
L'episodio è avvenuto durante una serata di relax concessa ai rossocrociati dopo il pareggio per 1-1 contro l'Australia, mentre la squadra è impegnata negli ultimi giorni di preparazione in California in vista dell'esordio mondiale di sabato contro il Qatar. Le telecamere del Petco Park hanno più volte inquadrato i giocatori svizzeri sul maxischermo, presentandoli al pubblico come la «Swiss National Soccer Team». Tra le immagini trasmesse, quelle di Xhaka e Rodriguez hanno inevitabilmente attirato l'attenzione.
Il gesto ha infatti subito richiamato alla memoria quanto accaduto ai Mondiali del 2018 in Russia. Durante la partita contro la Serbia, Granit Xhaka, Xherdan Shaqiri e Stephan Lichtsteiner avevano esultato mimando l'aquila a due teste della bandiera albanese. La FIFA interpretò quel gesto come una provocazione a sfondo politico, sanzionando i giocatori con una multa.
Da allora la Federazione ha più volte ribadito la volontà di evitare manifestazioni politiche o religiose durante le competizioni internazionali. Lo stesso Xhaka, tuttavia, aveva difeso la propria scelta, spiegando di non voler rinnegare le sue origini. Una posizione che all'epoca alimentò un ampio dibattito anche in Svizzera, dividendo opinione pubblica e mondo politico tra chi considerava l'aquila una semplice espressione identitaria e chi la riteneva inopportuna nel contesto sportivo.
A pochi giorni dall'inizio del Mondiale, il gesto del capitano rossocrociato - che proprio dopo il match contro l'Australia aveva richiamato all'ordine tutta la squadra - torna dunque a far discutere. Ma questa volta, almeno secondo la versione fornita dall'ASF, si è trattato semplicemente di un saluto rivolto a una comunità che continua a sostenere con grande passione la Nazionale svizzera, avvenuto nel tempo libero e non durante una partita.




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