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«Non esiste il metodo magico»

Lukas Oehen, alla decima estate da preparatore dell'Ambrì, racconta lavoro, dati, recupero e personalizzazione: «I ragazzi hanno risposto al 100%. Ora guardiamo avanti»
«Non esiste il metodo magico»
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«Non esiste il metodo magico»
Lukas Oehen, alla decima estate da preparatore dell'Ambrì, racconta lavoro, dati, recupero e personalizzazione: «I ragazzi hanno risposto al 100%. Ora guardiamo avanti»
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AMBRÌ - Per i giocatori è spesso la fase più faticosa e meno amata dell’estate. Per una squadra, però, è il periodo in cui si gettano le fondamenta della stagione. Forza, potenza, resistenza, prevenzione e recupero: la preparazione atletica è un lavoro invisibile, ma decisivo. E all’Ambrì lo sa bene Lukas Oehen, alla sua decima stagione come preparatore atletico dei leventinesi.

Dopo aver già tastato il polso a Lassi Laakso, preparatore del Lugano, abbiamo fatto lo stesso con Oehen per capire come i biancoblù hanno impostato l’estate e, soprattutto, quanto sia cambiato nel corso degli anni il modo di preparare un atleta professionista.

Il lavoro è iniziato, come da tradizione, a maggio, dopo alcune settimane di pausa concesse ai giocatori al termine della stagione. La preparazione è poi proseguita fino a metà luglio, quando la squadra ha potuto beneficiare di un’ulteriore settimana o due di vacanza prima del ritorno ad Ambrì. «Devo dire che i ragazzi si sono impegnati, come d’abitudine, al 100%. Ed è stato chiaramente molto bello», racconta Oehen. Del resto, nel professionismo moderno, l’estate non è più sinonimo di improvvisazione. I giocatori conoscono l’importanza della preparazione fisica e arrivano al raduno consapevoli delle responsabilità che li attendono.

Una squadra, tanti percorsi
L’arrivo di un nuovo allenatore, e il conseguente cambiamento delle richieste sul piano tecnico e tattico, può inevitabilmente influenzare anche il lavoro atletico. Sotto la guida di Jussi Tapola, però, Oehen non ha stravolto la propria filosofia. «Come preparatore atletico ritengo molto importante comunicare con l'allenatore per capire quali siano le sue esigenze, dopodiché cerco però di realizzare gli obiettivi mantenendo i miei punti di riferimento e il mio stile di lavoro».

Il programma parte da una base comune, ma deve necessariamente tenere conto delle caratteristiche dei singoli. La preparazione estiva resta dunque un lavoro di squadra, pur diventando sempre più personalizzata. «Ogni giocatore ha esigenze personali e quindi si cerca di individualizzare il lavoro. Più si conosce il giocatore o l’atleta, meglio si riesce a proporgli qualcosa di personalizzato».

Un’esigenza diventata sempre più evidente con l’evoluzione del mestiere. Dopo dieci stagioni, Oehen non vede però una rivoluzione nei concetti di fondo, quanto piuttosto un continuo processo di affinamento. «Il concetto di base non è cambiato. Con l’esperienza, però, i propri punti di riferimento si rafforzano: ti danno più sicurezza e capisci meglio dove vuoi arrivare».

Il giocatore che deve imparare a fermarsi
Uno degli stereotipi della preparazione estiva è quello del giocatore che torna dalle vacanze fuori forma. Un problema che, secondo Oehen, appartiene ormai al passato. «Non hanno neanche il tempo di arrivare in condizioni disastrose, perché si ricomincia già due o tre settimane dopo la fine del campionato. È giusto che si riposino, anzi, è proprio quello che devono fare».

Oggi, paradossalmente, accade quasi l’opposto: sono gli stessi atleti a voler anticipare i tempi. «Spesso vogliono già allenarsi quando invece non dovrebbero farlo». Che restino in Ticino o trascorrano l’estate all’estero, il principio non cambia: tutti sanno di dover tornare pronti. «È il loro lavoro».

La rivoluzione dei dati: più informazioni, non necessariamente più risposte
Anche la preparazione atletica è stata investita dalla rivoluzione tecnologica. GPS, sensori, dispositivi per il monitoraggio del carico e strumenti sempre più sofisticati permettono di raccogliere un’enorme quantità di informazioni. Ma proprio questa abbondanza rischia di trasformarsi in un problema.

«Il monitoraggio prende sempre più piede. Si vogliono raccogliere sempre più dati e utilizzare sempre più strumenti. La tecnologia va avanti ed è importante rimanere al passo con i tempi. A un certo punto, però, bisogna scegliere cosa monitorare, perché si possono raccogliere talmente tanti dati che diventa una questione di selezione».

Nessun numero, insomma, può raccontare da solo lo stato di un atleta. «È sempre l’insieme dei dati a essere importante. È come con gli allenamenti: non esiste il metodo magico e non esiste un singolo dato capace di fornire una visione completa».

Sonno e privacy
Lo stesso principio vale per il sonno, elemento fondamentale per il recupero e la performance. Oggi praticamente ogni atleta può monitorare la durata e la qualità del proprio riposo, ma per Oehen la questione non è soltanto tecnica: riguarda anche la privacy.

«Si possono chiedere l’ora in cui una persona è andata a letto, quando si è svegliata, quante ore ha dormito, le pulsazioni al risveglio oppure quelle medie durante la giornata. Sono informazioni molto diverse tra loro e toccano la sfera privata in modi differenti».

Ad Ambrì, per il momento, non viene quindi richiesto un monitoraggio sistematico del sonno. «Da parte mia non c’è questa richiesta, anche perché dovrei avere un’autorizzazione che, al momento, l’organizzazione non richiede».

«Nessuno pensa più alla scorsa stagione»
Il bilancio della preparazione estiva è comunque positivo. Oehen descrive un gruppo motivato e pronto a lasciarsi alle spalle una stagione complicata.

«La preparazione da maggio a luglio è andata molto bene. I ragazzi hanno risposto davvero bene e con molta motivazione, soprattutto dopo la stagione che abbiamo passato. Anche i nuovi hanno portato energie fresche».

Il passato, ormai, non deve diventare un peso. La difficile stagione precedente è stata archiviata e l’attenzione è tutta rivolta al futuro. «Siamo consapevoli della stagione passata - conclude Oehen - ma ora siamo focalizzati su quella che ci aspetta».

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