Cantonali 2027: non più partiti, ma movimenti. Il Ticino confuso cerca certezze

Sandro Fora
L'11 aprile 2027 i ticinesi torneranno alle urne per eleggere Consiglio di Stato e Gran Consiglio. Ma questa volta qualcosa è cambiato davvero. Non è più solo la solita sfida tra i partiti storici. A farsi avanti sono i movimenti, i gruppi, le liste civiche. Gente che non vuole più stare dentro a una sigla, a una disciplina di partito, a un'ideologia imposta dall'alto.
È il segnale più chiaro che la nostra politica ticinese sta subendo un brutto momento. La gente è confusa. Si interroga su come votare, e soprattutto su come sarà il futuro. E ha ragione a farlo.
Perché la distanza tra chi decide e chi paga è diventata troppo grande.
Il Ticino non è solo le città. Sono i Comuni.
Qui sta il punto. Quando si parla di Ticino, spesso si pensa solo alle città, alle autostrade, ai grandi progetti.
Ma il Ticino è anche altro. Sono i Comuni. Sono i paesi, le frazioni, le famiglie che vivono nel territorio, che ogni mattina prendono il treno, portano i figli a scuola, lavorano, pagano le tasse e tengono vivo il Ticino.
I Comuni non sono una periferia. Sono paesi con la loro storia, la loro gente, i loro problemi veri. E non vogliono più essere solo un nome sulla carta, ma vogliono contare davvero.
Se la politica continua a decidere solo guardando le città, i paesi muoiono. E se muoiono i paesi, muore il Ticino.
È per questo che i nuovi movimenti parlano tanto di Comuni, di autonomia locale, di decisioni vicine alla gente. Perché chi vive in un Comune sa cosa serve a quel Comune, meglio di chi decide da un ufficio lontano.
La gente non arriva a fine mese
Parliamoci chiaro: in Ticino oggi si fa fatica ad arrivare alla fine del mese.
Gli affitti sono cari. Chi deve cambiare casa si trova davanti a canoni che non lasciano respiro. Chi è già in affitto magari tiene, ma chi deve trasferirsi per lavoro, chi si separa, chi lascia casa dei genitori, si scontra con un mercato sempre più scarso e costoso.
E poi c'è la Cassa Malati. Alle stelle. Nel 2027 il premio medio in Ticino sarà di circa 520 franchi al mese, il più alto di tutta la Svizzera. Per un adulto si parla di oltre 600 franchi al mese, per una famiglia con due adulti e due figli si superano i 1'500 franchi al mese, prima ancora di andare dal medico.
Come si fa? Uno stipendio se ne va in affitto e Cassa Malati. Il resto è spesa, benzina, figli, scuola, imprevisti. Non resta niente. E il ceto medio, quello che lavora, paga le tasse e non rientra quasi mai nei sussidi, è quello più strangolato.
Nei Comuni lo si vede tutti i giorni: gente che lavora, che non chiede aiuti, ma che alla fine del mese deve fare i conti e rinunciare a qualcosa.
Perché nascono i nuovi movimenti
Ecco perché nascono i movimenti.
Non è un caso che proprio in questi giorni sia nato *Indipendenti*, il gruppo di Roberto Caruso che si definisce «un gruppo politico, non un partito», con una struttura orizzontale e un obiettivo preciso: rafforzare l'autonomia decisionale dei Comuni e ridurre la distanza tra chi prende le decisioni e chi ne vive le conseguenze.
Il loro motto la dice tutta: «Ognuno sé stesso, tutti per un obiettivo».
E c'è anche *Avanti con Ticino&Lavoro*, che dopo essere entrato in Gran Consiglio nel 2023, ora punta al Governo con lo slogan «Il coraggio di cambiare».
La gente non vuole più deleghe in bianco. Vuole persone che rispondano personalmente di quello che dicono, che stiano vicino al territorio, al Comune, al quartiere, alla vita vera. Non vuole più vertici che decidono da lontano senza ascoltare chi vive nei Comuni.
Cosa si aspetta dal nuovo Governo
Ci si aspetta dal nuovo Governo molte soluzioni. E bisogna dirlo con onestà: il Governo non può fare tutto.
Ma può fare una cosa fondamentale, che oggi manca: dare certezze e sicurezze.
Certezza che i soldi pubblici non vengano sprecati. Certezza che chi lavora non venga sempre penalizzato. Certezza che la sanità torni a essere un servizio, non un business. Certezza che i giovani possano restare nel loro Comune, in Ticino, trovare casa, farsi una famiglia, senza dover scappare o fare due lavori per sopravvivere.
Certezza che le decisioni vengano prese vicino alla gente, nei Comuni, e non solo in uffici lontani.
Il Ticino ha bisogno di un Governo che ascolti, che decida, che si assuma le sue responsabilità. Che non si nasconda dietro ai tecnicismi, ai preventivi, alle percentuali.
Il 2027 non sarà solo un'elezione. Sarà un bivio.
O si continua con la politica dei partiti, delle poltrone e delle promesse, o si apre davvero una stagione nuova, quella dei movimenti, delle persone, del territorio.
In tutti i Comuni, in tutto il Ticino: il popolo è stanco, ma non è rassegnato. Vuole votare e vuole capire per chi vota. Vuole sapere che il suo voto servirà a cambiare qualcosa di concreto: un affitto più umano, una cassa malati più giusta, un fine mese meno angosciante.
Perché alla fine, la politica non è questione di sigle. È questione di vita. E la vita si vive qui, nei Comuni come in tutto il Ticino.



