Pecunia non olet, sed polluit

Elia Agostinetti, Consigliere comunale di Mendrisio
MENDRISIO - Qualche settimana fa due rinomati attivisti ghanesi, sono stati a Ginevra per sensibilizzare i player del settore e l’opinione pubblica sull’impatto deleterio che hanno le attività di estrazione dell’oro sull’ecosistema del loro paese: «la Svizzera deve stare attenta a non rendersi complice di una tale degradazione dell’ambiente.» Anche il periodico Wochenzeitung ha recentemente dedicato un reportage all’impatto dell’estrazione dell’oro in Ghana, denunciando «alberi abbattuti, fiumi inquinati, intere regioni trasformate in paesaggi lunari.» Contemporaneamente, la serie di Federico Franchini su laRegione sensibilizza settimanalmente riguardo i torbidi retroscena del trading ticinese e del commercio delle materie prime che passano anche per il nostro territorio.
È in questo contesto che il Municipio di Mendrisio ha ritenuto opportuno accettare una donazione di CHF 500.000 da una delle maggiori raffinerie d’oro del Paese per la «rigenerazione della biodiversità» sul territorio comunale. Nel Messaggio municipale si riporta che l’azienda «riconosce che il settore dei metalli preziosi può generare impatti ambientali significativi e ritiene pertanto proprio dovere contribuire attivamente alla conservazione e al ripristino degli ecosistemi tramite progetti di rigenerazione della biodiversità.» La Città intende impegnarsi quindi a proporre alla raffineria «una serie di interventi sul territorio comunale finalizzati [...] all’attuazione di misure coerenti con i principi della Città spugna» alla quale l’azienda potrà contribuire con la propria donazione.
Ho espresso, tramite atto parlamentare, alcuni dubbi riguardo al nesso tra gli «impatti ambientali significativi» propri al settore dei metalli preziosi e la partecipazione economica a interventi su una superficie complessiva di circa un ettaro all’interno del territorio della Città di Mendrisio. Infatti, le azioni concrete di riduzione dell'impatto ambientale da parte di una azienda dovrebbero rispondere ai principi di pertinenza, significatività, adeguatezza, trasparenza e comparabilità. A dirlo è l’Ufficio federale dell’ambiente, per il quale per pertinenza s’intende che «la misura ambientale scelta, considerati tutti i settori ambientali, dovrebbe riferirsi a quelli che causano i maggiori impatti ambientali dell’impresa ed essere in linea con l’attività principale della stessa» mentre secondo il principio di significatività grazie a queste misure «dovrebbero essere raggiunti miglioramenti ambientali significativi e dimostrabili, misurati sull’intero ciclo di vita dei prodotti.»
Credo che sia lecito preoccuparsi riguardo la coerenza, la proporzionalità e la significatività rispetto agli «impatti ambientali significativi» propri al core businness di Argor-Heraeus SA e le proposte opere di rigenerazione della biodiversità sul territorio della Città di Mendrisio per quanto riguarda la loro scala (l’impatto ambientale delle attività di Argor-Heraeus SA potrebbe essere più importante di 0.55 ha equivalenti), il luogo dove esse si svolgeranno (il territorio della Città di Mendrisio o il sedime di Argor-Heraeus SA potrebbero non essere i luoghi dove le attività dell’azienda imporrebbero la maggiore necessità di vedere un ripristino degli ecosistemi) e all’impegno economico (la donazione proposta da Argor-Heraeus SA potrebbe non essere equiparabile all’entità delle spese derivanti dall’impatto ambientale del ciclo di vita dei suoi prodotti). La Città, e per estensione cittadini e cittadine, corre quindi il rischio di esporsi a potenziali pratiche di greenwashing, quando avrebbe invece tutti i motivi per tenere la schiena dritta e rifiutare un tale dono.



