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Sara Demir

13esima AVS, nessun rimedio a costo zero: perché la via dell’IVA è la più equa

Sara Demir, Granconsigliera de il Centro
13esima AVS, nessun rimedio a costo zero: perché la via dell’IVA è la più equa
Sara Demir
Fonte Sara Demir
13esima AVS, nessun rimedio a costo zero: perché la via dell’IVA è la più equa
Sara Demir, Granconsigliera de il Centro

Il finanziamento della tredicesima rendita impone una scelta concreta. Non esistono scorciatoie: occorre decidere come ripartire i costi senza penalizzare ulteriormente chi lavora e produce.

Quando si parla di AVS, è facile concentrarsi su ciò che si vuole garantire. Ed è giusto farlo: la previdenza per la vecchiaia rappresenta una delle basi della solidarietà svizzera. Più difficile, ma altrettanto necessario, è affrontare la domanda successiva: come finanziamo le prestazioni che decidiamo di introdurre?

Con l’approvazione della tredicesima rendita AVS, il popolo ha espresso chiaramente la propria volontà. Ora si tratta di tradurre quella decisione in un sistema di finanziamento sostenibile. Il 29 novembre saremo chiamati a esprimerci sull’aumento dell’imposta sul valore aggiunto, scelto dal Parlamento federale per contribuire a coprire i costi della nuova prestazione.

Non è una scelta che considero ideale. Ma in politica non sempre ci si trova davanti a una soluzione perfetta. A volte la responsabilità consiste proprio nel valutare le alternative e capire quale presenti gli svantaggi meno pesanti.

Personalmente, non vorrei finanziare la tredicesima rendita chiedendo un ulteriore sacrificio a lavoratrici, lavoratori e aziende attraverso maggiori contributi salariali. Il lavoro ha già un costo importante e rappresenta una risorsa fondamentale per la nostra economia. Aumentare i contributi significherebbe ridurre ulteriormente il salario netto delle persone e accrescere gli oneri delle imprese. In un Cantone come il Ticino, dove molte aziende operano in un contesto competitivo difficile, è un aspetto che non possiamo ignorare.

Nemmeno l’aumento dell’età pensionabile può diventare la risposta automatica a ogni problema finanziario dell’AVS. Le condizioni professionali non sono uguali per tutti. C’è chi può proseguire la propria attività a lungo e chi svolge mansioni fisicamente impegnative, per le quali arrivare alla fine della carriera in buone condizioni è più difficile. Trovo sensato favorire chi desidera e può continuare a lavorare, ma non considero corretto fondare la sostenibilità del sistema sull’idea che tutti debbano necessariamente farlo più a lungo.

Resta quindi l’IVA. Anche questa opzione ha un costo: un aumento dell’imposta sui consumi si riflette, direttamente o indirettamente, sulle persone e sulle famiglie. Non sarebbe serio fingere il contrario. La differenza è che il finanziamento non ricadrebbe esclusivamente sul lavoro e sui salari. Inoltre, l’aliquota ridotta applicata ai beni e servizi di prima necessità rimarrebbe invariata.

Si potrebbe discutere anche di maggiori entrate provenienti da consumi specifici, come tabacco e alcol. Personalmente, ritengo che il Consiglio federale dovrebbe affrontare seriamente questa possibilità e valutare una revisione della fiscalità su questi prodotti. È una strada che merita attenzione, anche se dobbiamo essere realistici: la tredicesima rendita comporta costi miliardari e non possiamo presumere che queste entrate siano sufficienti, da sole, a coprirli.

Il punto, però, non si esaurisce con la votazione di novembre. L’aumento dell’IVA è destinato a contribuire al finanziamento della nuova prestazione, ma non risolve da solo tutte le sfide finanziarie dell’AVS. Nei prossimi anni serviranno altre decisioni e sarà necessario affrontare con serietà la riforma AVS 2030.

È qui che misureremo la responsabilità della politica. Non basta introdurre prestazioni importanti: occorre anche garantire che il sistema possa sostenerle nel tempo. Le persone in pensione hanno diritto alla sicurezza, chi lavora deve poter contribuire senza essere gravato continuamente da nuovi costi e le generazioni più giovani devono poter guardare al futuro con fiducia.

Per queste ragioni, tra le alternative oggi sul tavolo, considero l’aumento dell’IVA il male minore. Non perché sia privo di conseguenze, ma perché non ritengo preferibile caricare ulteriormente il lavoro né fare dell’allungamento della vita lavorativa una risposta automatica.

La solidarietà non si misura soltanto da ciò che promettiamo oggi. Si misura anche dalla nostra capacità di mantenere quelle promesse domani, senza trasferire alle generazioni future il prezzo delle decisioni che non abbiamo avuto il coraggio di prendere.

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