Sanità svizzera: quanto paghiamo e cosa possiamo imparare dagli altri

di Corrado Amato
di Corrado Amato
Quando si parla di sanità, la domanda non dovrebbe essere soltanto quanto costa, ma soprattutto che cosa riceve il cittadino in cambio di ciò che paga. Una sanità efficace deve garantire cure di qualità, accessibilità e sicurezza, ma anche utilizzare le risorse in modo trasparente e responsabile.
La Svizzera dispone di un sistema sanitario di alto livello. L’OCSE rileva un’aspettativa di vita di 84,3 anni, una copertura della popolazione per un insieme essenziale di prestazioni e un livello di bisogni sanitari insoddisfatti molto basso. Sono risultati importanti, che dimostrano che il problema non è la qualità delle cure in sé. La questione è capire perché per ottenere questi risultati il sistema costi così tanto.
Ed è proprio guardando oltre i nostri confini che emergono elementi interessanti.
Un confronto internazionale del Commonwealth Fund, che analizza dieci Paesi ad alto reddito attraverso indicatori di accesso alle cure, qualità, efficienza amministrativa, equità e risultati sanitari, mostra sistemi organizzati in modi molto diversi. Australia, Paesi Bassi e Regno Unito risultano ai primi posti nel complesso dell’indagine, ma nessun Paese eccelle in ogni singolo settore.
L’Australia, per esempio, combina una copertura universale con un sistema pubblico e una componente privata. I Paesi Bassi hanno un’assicurazione sanitaria obbligatoria gestita da assicuratori privati ma fortemente regolamentata, con un ruolo centrale della medicina di base. La Francia presenta invece un modello caratterizzato da una forte componente collettiva nel finanziamento.
Il dato interessante non è stabilire quale modello sia «il migliore». È capire che esistono diversi modi per organizzare una sanità universale e che alcuni Paesi riescono a contenere maggiormente la spesa senza rinunciare alla protezione della popolazione.
Il problema svizzero è anche il prezzo
Secondo l’OCSE, i prezzi dei beni e servizi sanitari in Svizzera sono circa il 52% superiori alla media dei Paesi OCSE. Questo non significa automaticamente che ci siano sprechi: salari, costo della vita, organizzazione delle cure e struttura del sistema incidono tutti. Ma è un dato che merita di essere discusso.
Anche alcuni indicatori suggeriscono che esista un margine per migliorare l’efficienza. La Svizzera destina alla prevenzione circa l’1,9% della spesa sanitaria, contro una media OCSE del 3,4%. Inoltre, la quota di farmaci generici sul mercato è molto più bassa della media OCSE. Sono elementi che non permettono da soli di indicare una soluzione, ma che dovrebbero entrare seriamente nel dibattito.
Perché una politica sanitaria responsabile non dovrebbe limitarsi a chiedere al cittadino di pagare di più.
E in Ticino quanto pesa tutto questo?
La situazione diventa ancora più concreta quando si guarda ai premi.
Per il 2027 il premio medio mensile in Ticino è indicato in circa 519,90 franchi, contro una media svizzera di circa 412 franchi. Il Ticino rimane quindi il cantone con il premio medio più elevato.
Il confronto con Zugo è particolarmente significativo: lì il premio medio indicato è di circa 276,20 franchi al mese.
La differenza è di circa 243,70 franchi al mese, cioè quasi 2.925 franchi all’anno per persona.
Naturalmente non significa che ogni cittadino ticinese paghi esattamente 519,90 franchi e ogni cittadino di Zugo 276,20. I premi effettivi dipendono dall’età, dalla regione di premio, dalla franchigia e dal modello assicurativo. Ma la distanza tra le medie cantonali è abbastanza grande da porre una domanda legittima: perché curarsi in Ticino deve comportare un costo medio così diverso rispetto ad altri cantoni?
La risposta non può essere semplicemente «perché in Ticino costa tutto di più». Occorre capire quali sono le componenti che producono questa differenza e quali possono essere governate.
Dove finiscono i nostri soldi?
Una parte importante della spesa sanitaria riguarda medicinali, cure ambulatoriali e ospedaliere. Sono prestazioni reali, che devono essere pagate e che rappresentano il cuore del sistema.
Ma proprio per questo sarebbe utile avere maggiore trasparenza sull’intera catena dei costi: quanto viene destinato direttamente alle cure? Quanto alla gestione amministrativa? Quanto costa la fatturazione? Quanto costa la complessità del sistema? E quali risparmi potrebbero essere ottenuti attraverso una migliore coordinazione?
Il tema delle casse malati rientra inevitabilmente nella discussione.
Ridurre il numero degli assicuratori o modificare il sistema potrebbe diminuire alcune duplicazioni amministrative, ma non sarebbe corretto sostenere che una sola cassa farebbe automaticamente diminuire i premi. I costi principali della sanità comprendono infatti ospedali, medici, personale, farmaci, diagnostica e altre prestazioni.
Il punto dovrebbe quindi essere un altro: quanto ci costa amministrare il sistema e quanto costa invece curare il paziente?
È una domanda che merita dati, non slogan.
Interessante è anche il fatto che cambiare assicuratore può produrre risparmi per il singolo assicurato. Un’analisi pubblicata recentemente da AXA ha rilevato, tra i propri clienti analizzati, un risparmio medio di 563 franchi annui al primo cambio dell’assicurazione di base e di 633 franchi in Ticino. Si tratta però di un campione specifico e non dell’intera popolazione svizzera, quindi il dato non va generalizzato.
Questo dimostra comunque una cosa: confrontare ogni anno le offerte può avere un effetto concreto sul bilancio familiare.
Non soltanto tagliare: spendere meglio
Il dibattito sulla sanità rischia spesso di trasformarsi in una contrapposizione tra chi vuole spendere meno e chi teme che risparmiare significhi peggiorare le cure.
Ma esiste una terza strada: spendere meglio.
Gli altri Paesi dimostrano che è possibile organizzare sistemi diversi, con maggiore attenzione alla medicina di base, alla prevenzione, alla gestione amministrativa e al rapporto tra costi e risultati.
Anche in Svizzera sarebbe quindi utile affrontare il problema senza pregiudizi: non contro i medici, non contro gli ospedali, non contro i pazienti e nemmeno attribuendo automaticamente ogni aumento alle casse malati.
La domanda dovrebbe essere molto più semplice e molto più concreta:
quanto paga il cittadino e quanto di quella spesa arriva effettivamente alla cura?
Se il Ticino presenta premi medi nettamente superiori ad altri cantoni, è legittimo chiedere spiegazioni. Se la Svizzera registra prezzi sanitari molto superiori alla media internazionale, è legittimo cercare dove esistano margini di efficienza. E se altri Paesi hanno sviluppato strumenti diversi per garantire l’accesso alle cure, vale la pena studiarli senza pregiudizi.
Il cittadino non dovrebbe essere considerato soltanto come colui che paga il premio.
Dovrebbe essere il punto di riferimento del sistema.
Una buona sanità non è quella che costa semplicemente meno. È quella che riesce a garantire cure di qualità, accessibili e sicure, utilizzando ogni franco nel modo più utile possibile per la salute delle persone.




