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ARON PIEZZI

Se Miles Davis sale in cattedra

Aron Piezzi, docente e deputato PLR
TiPress
Fonte red
Se Miles Davis sale in cattedra
Aron Piezzi, docente e deputato PLR

C'è un bell’aneddoto emerso recentemente dai ricordi di Jacky Marti, storico direttore di Estival Jazz. Interrogato sul segreto del suo successo, il leggendario trombettista Miles Davis rispose con spiazzante pragmatismo: “Per il 10% è ispirazione, per il 90% traspirazione”. Cioè in piccola parte qualità e talento, in netta maggioranza sudore, fatica e impegno. Ma il musicista americano non spiegava i suoi trionfi musicali solo con queste attitudini; affermava che pure la passione in ciò che faceva era una predisposizione viscerale, un’ossessione costruttiva e l’unico motore per sviluppare creatività. 

Si tratta di una lezione di realismo che se da un lato descrive la genesi del suo genio musicale, dall’altro suona come un potente monito politico (anche) per il nostro sistema scolastico e per l’educazione in generale. La vera qualità scolastica si coltiva con l’impegno quotidiano in aula e con la sete di apprendimento che il docente riesce a stimolare nei suoi allievi; significa (ri)imettere al centro la fatica cognitiva ma altresì la capacità di appassionare, appassionarsi e tenere acceso il fuoco del desiderio di conoscere. 

Oggi, purtroppo, queste dinamiche non appartengono (più) al vocabolario di chi si occupa di scuola in Ticino. Il Dipartimento, in particolare, è offuscato da altre sue priorità, come la bulimia assegnata all’apprendimento per competenze (che porta all’eccessivo svuotamento dei contenuti, alla burocratizzazione del lavoro del docente e a una sorta di “mercificazione” dell’istruzione), ma pure al ridondante ritornello sull’inclusività, l’accessibilità e il benessere a scuola (anziché ribadire con autorevolezza che compito della scuola è istruire ed educare). Senza la cultura della dedizione personale e dell’attitudine a coltivare passioni e interessi non si va da nessuna parte; e l’abbandono di questi capisaldi educativi è senz’altro una delle cause dei disagi che molti giovani incontrano, privati di quegli essenziali anticorpi che permettono di fronteggiare soprattutto i momenti difficili. Perché le risposte dipartimentali non possono sempre e solo essere l’aumento delle spese e del personale, come avviene ora: occorre invece avere il coraggio di interrogarsi sulle responsabilità educative e le cause che portano a queste fragilità (e, beninteso, individuarne i rimedi). Individuando nuove modalità operative che riescano a valorizzare i differenti talenti di ognuno.

In un’epoca in cui si moltiplicano le ricette educative e le mode pedagogiche, la lezione di Miles Davis conserva una sorprendente attualità: la passione accende il talento, e l’impegno quotidiano riesce a trasformarlo in valore. La scuola dovrebbe ripartire da qui. Si può discutere all’infinito di modelli, competenze e inclusione, ma senza studio, disciplina e passione per la conoscenza non si costruiscono né cittadini consapevoli né persone capaci di affrontare le sfide della vita.

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