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PIERO MARCHESI

La Svizzera che lasceremo ai nostri figli

Piero Marchesi - Consigliere nazionale UDC
Foto TiPress
Fonte Piero Marchesi
La Svizzera che lasceremo ai nostri figli
Piero Marchesi - Consigliere nazionale UDC

C'è una domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi prima di mettere la scheda nell'urna il prossimo 14 giugno. Che Svizzera vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti?
Non è una domanda di destra o di sinistra. Non è una questione ideologica. È una questione di responsabilità. Perché le decisioni che prendiamo oggi determineranno il volto del nostro Paese domani.

Negli ultimi vent'anni la Svizzera è cresciuta di quasi due milioni di abitanti. Una crescita senza precedenti nella nostra storia, dovuta principalmente a un'immigrazione massiccia. Eppure ci viene detto che dobbiamo continuare così, che non esiste alternativa, che fermarsi significherebbe mettere in pericolo la nostra prosperità. Ma i fatti raccontano un'altra storia. Ci dicono che l'immigrazione è indispensabile per coprire la carenza di manodopera. In realtà solo un immigrato su dieci lavora in settori dove manca davvero personale residente. Nel frattempo aumentano i disoccupati, aumentano gli assistiti e cresce la pressione sui salari e sulle opportunità dei nostri giovani.

Ci dicono che serve a salvare l'AVS. Se fosse vero, con due milioni di abitanti in più le finanze del primo pilastro dovrebbero essere floride. Invece continuiamo a discutere di come finanziarla, perché anche gli immigrati invecchiano e diventano beneficiari delle prestazioni. Ci dicono che l'immigrazione genera ricchezza. Eppure il benessere reale misurato dal PIL pro capite cresce oggi molto meno rispetto a prima della libera circolazione delle persone. Nel frattempo, però, tutti vediamo cosa sta cambiando attorno a noi. Vediamo autostrade sempre più congestionate. Nel 2000 le ore di coda erano poco più di 7'000; oggi superano le 55'000. Vediamo treni affollati, quartieri che si espandono senza sosta, affitti che divorano una quota crescente del reddito delle famiglie.

Vediamo terreni agricoli e spazi verdi scomparire sotto il cemento. Ogni anno perdiamo superfici preziose che non torneranno più. Una volta costruito, non si torna indietro.
Vediamo aumentare l'insicurezza. In Svizzera circa il 60% dei reati è commesso da persone straniere, mentre tre detenuti su quattro non possiedono il passaporto rossocrociato. Sono dati che non possono essere ignorati.

Vediamo crescere tensioni culturali e religiose che fino a pochi decenni fa erano sconosciute al nostro Paese. Negli anni Ottanta i musulmani erano circa 30'000. Oggi sono oltre mezzo milione. La grande maggioranza vive pacificamente, ma gli episodi di radicalizzazione e terrorismo dimostrano che il problema esiste e non può essere nascosto sotto il tappeto.

La domanda allora è semplice: quanto può ancora crescere la Svizzera senza perdere sé stessa? L'iniziativa per la sostenibilità non propone una Svizzera chiusa. Non propone l'isolamento. Non propone l'immigrazione zero. Anche con l'iniziativa approvata potrebbero continuare ad arrivare ogni anno circa 40'000 persone, vale a dire la forza lavoro di cui il nostro Paese ha realmente bisogno.

L'obiettivo è un altro: fermare una crescita incontrollata che rischia di compromettere ciò che abbiamo ricevuto dalle generazioni che ci hanno preceduto. La Svizzera non ci appartiene soltanto. Noi la custodiamo temporaneamente per chi verrà dopo di noi. Abbiamo il dovere di consegnare ai nostri figli un Paese sicuro, prospero, libero, con paesaggi ancora verdi, infrastrutture funzionanti, identità e coesione sociale. Un Paese dove sia ancora possibile vivere bene. Il 14 giugno non votiamo soltanto su un'iniziativa. Votiamo sulla Svizzera del 2050.

Pensiamo ai nostri figli. Pensiamo ai nostri nipoti e votiamo un chiaro SI all’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”




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