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Comitato petizione 2025

«I fedeli chiedono chiarezza alla Diocesi»

Comitato promotore petizione 2025
Foto TiPress
Fonte Comitato promotore 2025
«I fedeli chiedono chiarezza alla Diocesi»
Comitato promotore petizione 2025

LUGANO - Considerata anche la diffusione da parte dei media della veglia per il superamento delle discriminazioni a causa dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, prevista il 22 maggio 2026, il gruppo promotore della petizione dello scorso anno, che ha permesso di evitare che la medesima si svolgesse presso la
Basilica del Sacro Cuore di Lugano, ha inviato un nuovo appello filiale all’Amministratore Apostolico per
la Diocesi di Lugano, Mons. Alain De Raemy, nella speranza di ottenere una parola di chiarezza,
inutilmente attesa nell’arco di quest’anno.

Questo rinnovato appello si è reso necessario alla luce del coinvolgimento dell’Azione Cattolica
Ticinese, realtà strettamente legata alla figura del Vescovo e alla Pastorale Diocesana nella formazione
cristiana, soprattutto dei più giovani, della presenza annunciata di ministri della Chiesa cattolica e dei
contenuti del sussidio liturgico previsto per questa edizione della veglia, che sollevano seri interrogativi
per il linguaggio ideologico e l’impostazione teologica adottati.

Il gruppo promotore si è fatto voce presso Mons. De Raemy di tutti quei fedeli che non si riconoscono in
questo linguaggio depersonificante e divisivo. Quindi anche di quei fratelli e sorelle che vivono una
condizione omoaffettiva attraverso percorsi sia individuali che condivisi, alla luce degli insegnamenti
della Chiesa e ai quali Papa Leone si è rivolto tramite l’incontro con Courage International  lo scorso
mese di febbraio, elogiandone la libertà con cui si affidano ad un Amore più grande.

Di recente il Santo Padre ha inoltre ricordato che i cristiani sono oggi tra le categorie più perseguitate e
discriminate nel mondo, richiamando al tempo stesso la necessità che l’unità della Chiesa non sia
ridotta alle sole questioni sessuali e riaffermando l’insegnamento morale cattolico in materia di
omoaffettività. Si chiede dunque all’Amministratore apostolico di intervenire presso l’Azione Cattolica Ticinese, affinché sia richiamata alla propria missione ecclesiale, e di offrire una parola chiara a tutti i ministri e fedeli cattolici coinvolti in iniziative che, secondo i materiali pubblici de La Tenda di Gionata, vengono
inserite in un percorso volto a promuovere dall’interno cambiamenti nella dottrina e nel Magistero di
sempre. 

Gli si chiede altresì di assumere una posizione chiara, distinguendo la doverosa pastorale di
accompagnamento delle persone ferite nell’identità fondata sull’accoglienza nella verità, secondo
quanto da sempre indicato dalla Chiesa, dall’adesione a categorie ideologiche e a concezioni
dell’inclusività non riconducibili all’antropologia cristiana.

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