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ROCCO VITALELe cifre che Avs 21 ha deciso di ignorare

18.09.22 - 14:11
Rocco Vitale, comitato Giovani Verdi
Rocco Vitale
Le cifre che Avs 21 ha deciso di ignorare
Rocco Vitale, comitato Giovani Verdi

Un quarto delle donne, una volta terminata l’attività lucrativa, può contare unicamente sul primo pilastro per vivere; il divario pensionistico tra donne e uomini, dovuto al fatto che le prime svolgono più frequentemente lavori a tempo parziale e non retribuiti, si aggira intorno al 40%; un’accettazione del progetto di legge Avs 21 priverebbe le donne (mediamente) di 26'000 franchi di rendita. Tre dati per formulare una conclusione intermedia: la riforma, se venisse accettata, andrebbe a gravare maggiormente sulle donne le cui rendite già oggi non sono sufficienti per vivere degnamente dopo l’età di pensionamento.

Senza contare che l’armonizzazione e la flessibilizzazione dell’età “di riferimento” (“grazie” alla possibilità di percepire delle rendite parziali tra i 63 e i 70 anni) condannerebbero più persone alla disoccupazione e all’assistenza sociale, generando così costi supplementari. Sì, perché questi due strumenti, che secondo i promotori dovrebbero costituire uno strumento per incentivare lavoratrici e lavoratori ad allungare l’attività professionale, non tengono conto di quanto sia difficile per una persona prossima all’età di pensionamento trovare un impiego dopo un periodo di disoccupazione o di inattività.

L’Avs, poi, è veramente messa così male come paventano i promotori? Al momento, il primo pilastro presenta ancora cifre nere; tant’è che gli scenari pessimistici previsti dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali in questi ultimi vent’anni si sono sempre rivelati infondati. A titolo di esempio: l’anno scorso l’Avs ha registrato un utile di 2,6 miliardi di franchi, superiore di ben tre volte a quanto previsto.

Insomma, tutto porta a credere che dietro a questa riforma vi sia un disegno politico preciso, volto a favorire la previdenza e il risparmio privati – proposte simili sono già sui banchi del parlamento – a scapito di un sistema previdenziale forte e solidale, in grado di garantire una redistribuzione dai redditi più alti ai redditi più bassi. Alla luce dell’andamento demografico, nessuno mette in dubbio che prima o poi ci vorrà una riforma, purché non sia ingiusta e inutile. Altrimenti corriamo il rischio di andare ancora di più verso un sistema pensionistico a due livelli; già oggi, la percentuale di prepensionamento varia di molto a seconda delle categorie professionali (il 10-15% degli agricoltori, più della metà nel mondo bancario e assicurativo). Un primo modo per rimpolpare le casse dell’Avs sarebbe invece quello di correggere le disparità (salariali) tra i generi.

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