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L'OSPITE
17.07.2021 - 19:270

Una oratrice per il 1° agosto a Lugano

Aurelio Sargenti, consigliere comunale PS Lugano

«La Festa nazionale rappresenta per un Paese un momento per riflettere, per unirsi vivendo momenti di comunità̀, per cercare di capire dove siamo e dove andiamo. [...] La Svizzera è eterogenea e rispettosa delle diversità̀ culturali, religiose e linguistiche» (Allocuzione di Marco Romano, consigliere nazionale PPD, 1° agosto 2017 – Airolo).

«Sogno una Lugano aperta e innovativa" (Marco Borradori, sindaco di Lugano, Capodanno del ‘19).

Ho scelto a caso, buttando l’esca nel mare di Google, un paio di frasi - non gridate da sinistra - sui valori nazionali della Svizzera e sui sogni di chi ci governa, pur in un orizzonte ristretto.
Quest’anno la città di Lugano ha scelto di affidare la solenne allocuzione del 1° agosto 2021 alla municipale (indagata) Karin Valenzano Rossi, credo dopo una attenta e ponderata riflessione. Credo pure che si siano calcolate le conseguenze politiche di tale scelta, soprattutto dopo la demolizione della parte non considerata un bene culturale dell’edificio ex Macello di Lugano, giudicata un atto violento e sproporzionato e al vaglio degli inquirenti.

Alcuni miei amici, vittime dei capricci della meteorologia, hanno subito “battezzato la palla” (sintagma caro all’immaginifico Ceroni de noialtri), cioè la decisione municipale, una gratuita provocazione politica incurante delle possibili reazioni (o forse sì e per niente gratuita?); altri invece, più solari perché non hanno né orti né giardini fioriti esposti alle intemperie, hanno detto (con l’aria di chi si rivolge a qualcuno che poco capisce) che la scelta fatta dal lodevole Municipio se non è un premio al merito è certamente un incoraggiamento alla onorevole, come fu il Nobel per la pace dato a Obama.

Seduto al bar pensieroso tra i due fronti per ora ancora amichevoli, ma “l’un contro l’altro armato”, mi sono permesso di chiarire che un errore comunque c’è: dato che alcuni municipali (cinque su sette) sono indagati con l’obbligo imposto loro dalla magistratura di non parlare (così hanno affermato anche in Consiglio comunale), sarebbe forse opportuno che continuassero a tacere, anche (e soprattutto) nel giorno solenne del natale della patria.

Fossi stato il Municipio avrei preso un’altra decisione: avrei dato l’incarico di celebrare il 1° agosto ai due municipali non coinvolti nella famigerata notte fra sabato 29 e domenica 30 maggio scorso, che avrebbero potuto affacciarsi dal balcone del Palazzo civico col volto sorridente sulla Piazza della Riforma, nobilitata dal Corpo volontari luganesi, e non dagli agenti di polizia (comunale? cantonale? romanda?) in assetto antisommossa. Per un ragionevole e giusto risarcimento.

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